NEL MARE DELL’INCERTEZZA… FLESSIBILITÀ E COMPETENZA

Siamo immersi costantemente nelle onde dell’incertezza, in un’epoca liquida, dove tutto cambia continuamente, dove “del doman non v’è certezza” è diventato un Must, dove cambiamento e trasformazione sono l’unica costante della nostra quotidianità personale e professionale. Per gestire meglio questo complesso grado di incertezza, serve che sviluppiamo una nuova forma mentis più aperta, flessibile, possibilista, creativa. Certamente l’imprevisto sempre dietro l’angolo logora le nostre certezze e stressa il nostro autocontrollo, ma anche involontariamente siamo per lo più noi che con le nostre condizioni favoriamo lo svilupparsi di sensazioni negative d’ansietà accentuata, di sensazioni di soffocare, peso allo stomaco, dolori corporei o intorpidimento, a questo punto lo stress si è impossessato del nostro essere pscicofisico dominandoci. Anche una semplice difficoltà di concentrazione, o la sensazione di avere mille pensieri in testa, o di essere poco presenti o distratti può essere interpretata dalle persone come un segnale di “perdita della testa, impazzimento”. Ecco perché è importante imparare a distinguere tra una “più oggettiva percezione fisica” e l’interpretazione e il significato che noi attribuiamo a ciò che percepiamo. Alcuni avvenimenti sono dichiaratamente e oggettivamente difficili, dolorosi, duri, pensanti, drammatici da gestire, ma per la maggior parte delle persone non si presentano ogni giorno della nostra vita.

Ecco allora che attivarsi facendo formazione per imparare a conoscere e gestire i propri pensieri, le proprie emozioni e quindi anche i propri comportamenti, diventa un grande fattore di successo e di benessere. Per questo è fondamentale acquisire conoscenze, strumenti e competenze utili proprio ad imparare a gestire e non subire questa condizione, proprio come un buon marinaio deve imparare a fare, solcando il mare tracciando e seguendo rotte e correnti, venti e clima, per raggiungere il suo porto di destinazione.

Nessun buon marinaio si metterebbe in mare senza la consapevolezza di poter governare la sua nave tra un porto all’altro ma per saperlo fare si è preparato, si è formato. Nessun buon marinaio si avventurerebbe in mare aperto quando è in atto un tifone o un forte temporale, attenderebbe che le condizioni migliorino e nel frattempo studia il percorso possibile e predispone le risorse e i mezzi per il futuro viaggio che lo aspetta. Quando la rotta è lunga e si prevedono imprevisti un marinaio sceglie di fermarsi in porti intermedi, che trova lungo la rotta tracciata e che permettono di riprendere forze e rimpiazzare le risorse già utilizzate e fare manutenzione. Un marinaio che solca giornalmente i mari incerti della vita, conosce se stesso, la sua nave, il suo equipaggio, i suoi obbiettivi e le sue capacità. Un buon comandante si fa trovare pronto sia a godere della quiete dei mari che favoriscono una pesca abbondante, sia nell’essere attento e risoluto nel salvaguardare se stesso, equipaggio, passeggeri e tutto il suo carico durante le tempeste improvvise.
Per percepire e navigare una realtà sempre nuova e sempre diversa serve dunque allenarsi molto per conoscere affrontare e gestire diversi tipi di realtà.

Dott. Damiano Frasson
Formatore – Consulente – Coach di GRUEMP

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