business coaching

PREVENZIONE E FORMAZIONE… PIÙ DI UNA RIMA

A tutti i livelli si è consapevoli di quanto “prevenire sia meglio che curare”, ma purtroppo la prevenzione non è ancora entrata a fare parte in modo diffuso della nostra cultura e più tipicamente della cultura occidentale. Solitamente ci si attiva per intervenire quando un problema è molto evidente, è praticamente già esploso nelle sue spesso spiacevolissime e gravi conseguenze. Così facendo però ci si allarma a tal punto che si vorrebbe anche avere una qualche forma di bacchetta magica che ci tolga velocemente da stress, ansia, paura. Nonostante non siano mai finiti i soggetti che in diversi modi rischiano di illudere le persone o gli imprenditori di possedere “bacchette magiche” o “strategie miracolose” o “segreti” e “panacee”; si inizia a respirare in giro una nuova consapevolezza che punta di più sulla formazione, sul coaching, sul counselling, o altro per fare una forte, efficace e continuativa azione formativa e quindi anche preventiva sulla vita personale e professionale giungendo così anche a poter risolvere specifici problemi.

Sempre più spesso accadono eventi eccezionali, difficili e stressanti come: forti cambiamenti personali/professionali, relazioni conflittuali in famiglia o nel lavoro, momenti di demotivazione o disorientamento personale/professionale, difficoltà ad analizzare problemi e prendere decisioni. Questi episodi necessitino proprio di professionisti capaci di proporre interventi adeguati di formazione, consulenza, coaching, counselling. Altre volte invece ci sono situazioni personali particolarmente “critiche”, come stati depressivi, disturbi della personalità, attacchi di panico, forti disturbi alimentari, dipendenze varie, che necessitano di specifici percorsi di assistenza medica, psichiatrica, terapeutica; in questi casi ci si trova nella necessità di affidarsi ad uno psichiatra o ad un medico, o ad un terapeuta per curare, giustamente, patologie disagi interiori, emotivi, psichici, fisiologici che si manifestano in forma molto acuta.

Dott. Damiano Frasson
Formatore – Consulente – Coach di GRUEMP

EXPOniamo ed EXPOrtiamo conoscenza con emozione

Ormai da qualche mese è iniziata l’EXPOsizione universale di Milano! Se sarà un successo, lo sapremo solo alla conclusione. Ad Expo sono presenti 52 paesi e moltissimi grandi marchi del food mondiale. Quello che forse sta passando in silenzio è una caratteristica che di sicuro accompagnerà i visitatori durante tutto il periodo, una tipicità italiana di cui certamente possiamo andarne fieri nel mondo: noi Exponiamo con Emozione.

In questi mesi vengono organizzati eventi e iniziative legate a Expo anche in tutta Italia. Uno di questi eventi è il “MADE IN PADOVA – Food & Design”, organizzato da Confindustria che ha voluto premiare alcune delle eccellente del territorio Padovano e del Veneto. Anche Gruemp ha voluto partecipare a questo evento in qualità di sponsor. L’evento si è tenuto sabato 19 Giugno 2015 nella splendica cornice di Villa Vescovi a Luvigliano, nei bellissimi colli euganei della provincia di padova. Tra le varie aziende primiate troviamo anche il nostro caro amico Maestro Luigi Biasetto, campione del mondo di pasticceria che da molti anni investe con Gruemp in formazione di sviluppo personale e aziendale. Luigi Biasetto è l’unico Pasticcere ad essere presente con i suoi dessert al Cluster Illy a EXPO Milano 2015. Fin dagli inizi Biasetto ha saputo integrare nella sua professione conoscenza ed emozione. Guando si mangia un suo dolce si provano delle vere e proprie emozioni e lo fa principalmente tramite il gusto, l’olfatto e gli occhi, regala alla propria clientela un vero e proprio viaggio del gusto.

Gruemp Biasetto Made In Padova

Noi crediamo che il made in Italy (serio e professionale) è quindi emozione, coinvolgimento, bellezza, qualità. Ogni prodotto Italiano che ci rende unici nel mondo e che esportiamo in tutto il mondo, ha un design accattivante, intelligente, emozionalmente coinvolgente. Nessuno come noi Italiani ha il gusto per il bello, per il ben fatto, per la funzionalità, nessuno come noi sa trasferire ed esportare emozioni espresse dal cibo, da oggetti, da macchinari e utensili, dai mobili, dall’abbigliamento, da opere d’arte di inarrivabile genialità. Nonostante le sventure recenti, i problemi irrisolti, le arretratezze di sistema e l’inesorabile declino di una classe dirigente stantia e obsoleta, continuiamo a sfornare qualità e innovazione, figuriamoci cosa potremmo fare se non fossimo vessati da uno “stato nemico e ladro”, come pensa la maggioranza delle persone.

Anche nella formazione siamo all’avanguardia ed emozionalmente competitivi, almeno in quelle poche ma serie realtà che da anni aiutano persone e imprese a sviluppare sia le competenze tecnico professionali sia le competenze trasversali, le quali favoriscono anch’esse il Business, come: autostima, intelligenza emotiva, leadership, teambuilding. Saper ideare e creare prodotti, sistemi e servizi di qualità è un’arte che ha profonde radici culturali di cui noi italiani siamo tra i più efficaci interpreti, ma anche saper EXPOrre, quindi esprimersi con e per mezzo dell’emozione è una capacità non meno importante, anzi forse lo diventa ancora di più pensando che oggi clienti e utenti vogliono essere coinvolti, vogliono essere protagonisti, vogliono vivere il prodotto o il servizio che acquistano.

Pubblicità Made In Padova GRUEMP slogan

Con GRUEMP da più di vent’anni aiutiamo soprattutto piccole e medie imprese, professionisti, manager, imprenditori, artigiani, industriali o commercianti ad interpretare questo mondo che cambia, acquisendo logiche e conoscenze adatte a coniugare tradizione e innovazione. Cerchiamo di aiutare le persone a comprendere che, in questo mondo globale, serve tenere ben salde le proprie radici, ma bisogna anche saper lanciare lo sguardo oltre il consueto, oltre l’abitudine, oltre l’orizzonte di domani. Serve fare appunto una tras-formazione intelligente, di se stessi, del proprio modo di fare, del modo con cui gestiamo le relazioni con gli altri, con il mondo e con i mercati. I mercati sono fatti di esseri umani e di conversazioni: esse stanno facendo nascere nuove forme di organizzazione sociale e un nuovo scambio della conoscenza.

Le aziende sono formate da comunità di persone, basate sulla comunicazione, su questioni umane, su problemi umani. Siamo passati da clienti consumatori a clienti co-produttori, un passaggio epocale che in un certo senso emerge anche dal tema dell’EXPO2015. Per nutrire il pianeta e creare energia per la vita servono idee, servono valori, servono anche emozioni, serve saper coniugare intelligenza razionale con intelligenza emotiva. Dunque gli esseri umani di questo nuovo tipo di mondo si devono formare nel sapersi trasformare per essere lavoratori della conoscenza, in tempi di società liquida, per continuare a saper “EXPOrre ed EXPOrtare conoscenza con emozione”.

PODCAST: INTELLIGENZA EMOTIVA

 

Care amiche e cari amici, ben ritrovati qui su container radio con una nuova puntata di Formazione Amica! Ben ritrovato a Damiano Frasson!

-Ciao Andrea, bentrovati a tutti i nostri ascoltatori.

E siamo già alla sesta puntata in questo lunedì 22 dicembre ormai vicinissimi al Natale.

-Siamo già in prossimità del Natale, si Andrea, siamo proprio vicini vicini.

So che anche oggi c’è un argomento che sicuramente interessa tutti noi, specialmente anche in questi giorni, ma tra poco ne parleremo. Di cosa si parla oggi Damiano?

-Oggi Andrea abbiamo pensato di parlare di Intelligenza Emotiva, un aspetto affascinante e vastissimo, che però riveste un importanza strategica significativa nella quotidianità di tutti noi.

Ma spieghiamo meglio che cos’è L’intelligenza emotiva?

-Beh, l’intelligenza emotiva è una competenza, una capacità, di riconoscere, utilizzare, comprendere e in un certo senso saper gestire in modo più consapevole le proprie emozioni. Ovviamente anche interagendo con i comportamenti e con le emozioni che ci esprimono gli altri.

Certo, perché ovviamente è tutto legato poi nella vita di tutti i giorni. Quindi diciamo che ad ogni emozione corrisponde un comportamento e l’intelligenza emotiva aiuta a riconoscere queste cose…

-Si, ci aiuta a saper riconoscere questo tipo di emozione che noi stiamo vivendo in una determinata situazione o in un determinato momento e questo poi inevitabilmente ci produce una maggior consapevolezza del significato che ha quell’emozione che stiamo vivendo e quindi di conseguenza ci attiva a livello comportamentale in un determinato modo piuttosto che in un altro, ecco… e con questo si comprende come sia importante a tutti i livelli nelle relazioni interpersonali, famigliari, nella vita di coppia, nell’educazione dei figli, nell’ambito sociale, non ultimo sul lavoro, dove questo concetto sta ormai superando le barriere dell’organizzazione aziendale… fino a qualche anno fa erano molto alte rispetto a questi concetti.

Ma si può controllare l’intelligenza emotiva?

-L’intelligenza emotiva è proprio quella capacità di riconoscimento e di gestione, potremo anche definirla controllo, nel senso che noi le emozioni inevitabilmente le proviamo sempre, in continuità, ne siamo più o meno consapevoli, perché sono a vari livelli di profondità quindi a volte sono un misto di sensazioni e quindi ecco che la capacità di riconoscerle, di gestirle, di dominarle in un certo senso, ci porta proprio a questo termine, a definirlo con Intelligenza, che è un concetto Andrea che fino ad una quindicina di anni fa era prettamente utilizzato in ambito psicologico, ma non solo, come ambito cognitivo e razionale, legato un po’ all’apprendimento. E poi si è verificato ed ulteriormente confermato quello che molti studi avevano già evidenziato, come in realtà l’Intelligenza emotiva debba tenere a paripasso l’aspetto emozionale e l’aspetto cognitivo razionale. Nel momento in cui io provo un emozione vado a darle un significato e quel significato smuove in me tutta serie di pensieri. Quindi ecco: diciamo che l’intelligenza emotiva ci aiuta a regolare i nostri comportamenti e la nostra condizione emotiva, emozionale, cercando di potremo dire ridurre l’emotività, che potremo definire come un eccesso di un emozione non così ben controllata, ecco. Che non significa reprimere le proprie emozioni.

Controllarle è la cosa giusta, poi specialmente mi vengono in mente alcuni ambiti lavorativi, dove se non si controllano le emozioni, in certi lavori possono succedere delle catastrofi.

-Si, perché questo poi influisce anche a livello di relazione, di rapporti interpersonali, ed è proprio per questo aspetto che le emozioni sono state tra le più efficaci strategie di sopravvivenza di cui ci siamo dotati nell’evoluzione. Darvin e altri ci hanno spiegato alcune cose di questo aspetto e senz’altro il nostro cervello, il nostro sistema nervoso le percepisce, ce le rimanda. A volte non sappiamo come mai ci scatta un emozione piuttosto che un’altra, o del perché stiamo discutendo anche animosamente con una persona, ma il conto è il concetto che si sta esprimento, un altro è il valore che attribuiamo alla persona e quindi l’emozione che noi stiamo vivendo in questo senso. Può essere regolata, mediata, l’importante è non lasciarsi trascinare troppo, ecco, in questa condizione, che magari può essere a volte più positiva e a volte meno, si riesce ad acquisire queste strategie, queste capacità di riconoscerla soprattutto un emozione.

Riconoscerla e poi è importante dare un nome alle varie emozioni anche…

-Senz’altro, perché c’è una semplice ma significativa classificazione di uno studio, che ha studiato come in tutta l’umanità, indipendentemente dalle culture di appartenza o dei luoghi nei quali vivono, riescono a riconoscere almeno sei emozioni primarie. Quindi tutta l’umanità riesce a percepire e riconoscersi almeno in queste sei emozioni che sono: la felicità, la sorpresa, il disgusto, la rabbia, la paura e la tristezza.

Queste sono quelle che diciamo di default riconosciamo tutti in pratica.

-Diciamo che di default in qualsiasi parte del mondo questo tipo di immagine anche visiva, questi cenni del viso che facciamo quando esprimiamo un emozione, la gestualità che è accompagnata… perché poi per riconoscere un emozione c’è bisogno anche di una capacità di lettura, e in questo caso noi lo riusciamo a fare nel confronto degli altri in modo migliore, mentre verso noi stessi abbiamo un’altra percezione, ed ecco che sapere che… tutti i popoli si rendono conto facilmente se una persona è felice o se una è arrabbiata, se ha troppa paura, se è triste, se ha un certo disgusto per qualcosa o se ha una sensazione di sorpresa.

Diciamo che con le emozioni si può anche comunicare in uncerto senso…

-Certamente, anzi le emozioni danno una maggior valorizzazione alla comunicazione interpersonale proprio per il fatto che comunicare attraverso le emozioni diventa più significativo, diventa più incisivo, diventa anche più completo potremo dire, perché in un certo senso la comunicazione interpersonale è fatta si di frasi, di parole, di gesti e di comportamenti, ma questi ognuno di noi li esprime in base alla condizione emozionale che ha in quel momento, dalle emozioni che prova… mi capita spesso di parlare in pubblico in qualche corso, in qualche meeting, in qualche riunione e li effettivamente me lo chiedo sempre che stato d’animo ho, perché poi inevitabilmente quando sei di fronte agli altri devi renderti conto se hai lo stato d’animo adatto per poter trasmettere quello che vorresti trasmettere. A volte sono ok, a volte devo fare un bel cambio di fisiologia per magari cercare di dare il meglio anche se magari la condizione non è così adatta a quello che devi esprimere… ecco, è anche questo in un certo senso l’intelligenza emotiva.

Riuscire anche ad esprimersi al meglio anche quando non è proprio nelle condizioni di poter farlo, quindi in un certo senso possiamo dire che si può controllare anche l’intelligenza emotiva.

-Si, si può controllare, si può imparare a gestirla nel modo efficace… tra l’altro in questo senso mi occupo di formazione proprio per aiutare le persone… una delle cose più importanti che cerchiamo di proporre con i vari servizi di formazione e coaching è proprio quello di aiutare le persone a migliorare, allenare l’intelligenza emotiva e su questo proprio quando Coleman scrisse quel famoso libro che ha aperto un po’ questo squarcio sul l’intelligenza emotiva… lo statunitense Coleman, questo psicologo scrisse questo libro, erano i primi anni 90… 95 e proprio in quel periodo noi ideammo un esperienza formativa full immersion per aiutare le persone proprio sull’intelligenza emotiva. Ovviamente poi anche su molti altri aspetti, ma diciamo che sull’intelligenza emotiva avevamo colto già in quel periodo che ci sarebbe stato quel cambio… oggi lo chiameremo cambio di paradigma, cambio proprio di condizione generale rispetto anche a molti aspetti legati all’apprendimento e alla vita delle persone, e quindi oggi posso dire che è stata una lungimirante intuizione, visto che con questa esperienza siamo ormai oltre le 205 edizioni ed è un po’ il nostro fiore all’occhiello. E devo dire che le persone hanno molto interesse per questi aspetti.

Ma ci sono anche degli esercizi Damiano? Perché tu sai che ogni settimana i nostri ascoltatori vogliono andare anche sul pratico, quindi aspettano con ansia anche il momento di un esercitazione pratica…

-Oggi direi che parlando di intelligenza emotiva, di emozione, ci pensavo un po’ e potremo utilizzare il contesto della situazione che vivremo nei prossimi giorni un po’ tutti in prossimità del Natale, questa festività, anche quest’anno diciamo un po’ prolungate per come le dovremo vivere, perché capitano un po’ alla metà della settimana e inevitabilmente ce le vivremo un po’ più del solito… ed ecco che di solito questi momenti di festa, del ritrovarci con gli amici, con i parenti, è un momento dove sicuramente siamo particolarmente coinvolti e in condizioni emotive significative, ecco, e allora forse darei un consiglio, più che un esercizio per allenarsi. Andiamo verso Natale, quindi esercizi ne abbiamo già fatti molti durante l’anno, direi che senz’altro un consiglio che mi sento di dare ai nostri amici ascoltatori è quello che nei prossimi giorni magari, partecipando a qualche recita dei figli, o a qualche evento religioso, spirituale, o a pranzi, incontri con famigliari, parenti, per le feste di fine anno, capodanno, o ricevendo dei doni, o facendo noi dei regali, come capiterà senz’altro di fare… ecco in quei momenti cercare di ricordare questo concetto: l’intelligenza emotiva e cercare di riconoscere, di dare un nome a quello stato d’animo che stiamo vivendo in quel momento e quindi imparare un po’ a distinguere per esempio se ci sta suscitando un emozione di interesse, di serenità, se ci sta suscitando un emozione magari di allerta o di aspettativa… penso a quando si apre un regalo e si prova quella sensazione di aspettativa… è un emozione che noi abbiamo, ecco che fare esercizio di riconoscimento di questi aspetti non è così banale come può sembrare ad una prima abitudine che abbiamo nella nostra quotidianità. E dare un nome alle emozioni è un aspetto Andrea molto importante, perché proprio ci sono delle sfumature che a saperle cogliere ci indirizzano ad un significato proprio di quello che stiamo vivendo.

Ed è importante quindi imparare a riconoscere e dare un nome alle emozioni, e parlando di emozioni so che c’è una canzone che è stata scelta per la nostra puntata di oggi…

 

BRANO EROS RAMAZZOTTI – EMOZIONE DOPO EMOZIONE

L’IMPORTANZA DI CONIUGARE BUSINESS E FINANZA

Se un tempo le PMI potevano permettersi di attraversare il mare, supportate dal punto di vista finanziario quasi esclusivamente dal sistema bancario tradizionale, o talvolta dall’aiuto benevolo degli stessi fornitori, per il futuro non sarà più così.
Altre opportunità finanziarie potrebbero sponsorizzare le “nuove rotte imprenditoriali”. Anche le banche d’affari e d’investimento private contribuiranno al recupero di competitività delle aziende italiane di piccole e medie dimensioni.
La “Finanza Privata” rivolgerà però il suo sguardo soprattutto a quei business che verranno gestiti in modo trasparente ed esclusivamente manageriale. Al giorno d’oggi, gli strumenti di sviluppo e controllo della gestione di un’azienda, non sono più appannaggio solamente delle grandi imprese.

Nel nuovo modo di agire saranno però all’ordine del giorno le seguenti importanti considerazioni:

  • Le transazioni finanziarie andranno sempre di più al supporto di quei modelli di business identificati veramente come credibili e sani e le imprese che li progetteranno e li svilupperanno dovranno essere credibili e sane di conseguenza. I consigli di amministrazione dovranno essere costituiti da membri effettivamente operativi e gli organigrammi aziendali saranno sempre più funzionali ai processi.
  • Le operazioni sul capitale potranno rappresentare l’occasione per aumentare i mezzi propri delle società aprendo, nel contempo, opportunità di visibilità e di relazioni spesso fondamentali per lo sviluppo globale delle aziende.
  • L’accesso al debito potrà essere ricercato maggiormente anche su base internazionale grazie agli investitori esterni. Operatori che transiteranno sui nuovi canali e sulle relazioni che si apriranno fra il mercato dei capitali e delle imprese. Anche per le PMI sarà più facile quotarsi nella borsa italiana, come sta già avvenendo per molte realtà appartenenti a questo ambito.
  • Ogni transazione finanziaria, che vada a supporto del business per motivi di sopravvivenza, innovazione e sviluppo, dovrà basarsi su un’attenta progettazione derivata da analisi approfondite, complete ed esaustive che devono essere descritte in un accurato Business Plan o Piano di sviluppo Industriale. Tale definizione dovrà diventare l’occasione di una importante riflessione filo strategica e/o strategicotattica per la compagine societaria e per il management che, ovviamente, desideri mettersi in discussione.

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Gli orientamenti e le considerazioni che stiamo condividendo, a beneficio delle imprese esistenti, sono validi anche per quelle iniziative imprenditoriali che si trovano in una fase di START UP della loro introduzione nel mercato. Probabilmente per queste nuove aziende “maneggiare la bussola” può essere più semplice. In molti casi la barca da condurre è più leggera e bisogna stare attenti a non appesantirla troppo durante il viaggio; l’equipaggio molto probabilmente è più evoluto, i giovani imprenditori avranno senz’altro molte idee valide e innovative ma dovranno essere accompagnati da mentori capaci, naviganti esperti che abbiano già solcato certi mari.

Oceani tempestosi, ammutinamenti, inutile zavorra, pescecani in agguato e chissà quali altre sorprese può riservare nel futuro ogni viaggio imprenditoriale. E così, in fondo in fondo, fare impresa resterà come sempre una grande sfida per “capitani e uomini coraggiosi”.

La consapevolezza

attraversa ancora una volta audacemente le onde dell’incertezza
mentre il viaggiatore cerca un altro approdo sicuro
nel quale esplorare il nuovo territorio
alla ricerca degli altri frutti
dell’eccellenza.      

(Claudio Frasson)

ORIENTAMENTI UTILI PER FARE IMPRESA

Sia che si tratti di navigare con il vento in poppa oppure nella bonaccia, sia che si tratti di cavalcare la cresta dell’onda evitando di naufragare, oltre ad applicare le più note misure di strutturazione e adeguamento organizzativo, per ogni azienda, che debba coniugare sopravvivenza – innovazione – sviluppo, è opportuno tenere presente alcuni orientamentivalutativi fondamentali.

Rivedere attentamente i termini quantitativi e qualitativi di ciò che si offre al mercato.

  • Bisogna accettare il fatto che la globalizzazione ha reso più semplice l’imitazione di molti prodotti e servizi. Beni materiali e immateriali che vengono proposti al mercato a prezzi fortemente competitivi e che quindi possono erodere rapidamente le quote di mercato di quelle società che storicamente vendono gli stessi prodotti e servizi a prezzi superiori.
  • Il vero vantaggio competitivo sembra essere ritornato a modalità più classiche: si può competere e vincere la sfida in quanto fornitori di commodities (prodotti e/o servizi a vasta scelta, facilmente imitabili) proposti al prezzo più basso, oppure in quanto fornitori di esclusivity (prodotti e/o servizi unici o rari, difficilmente imitabili) proposti al prezzo più alto.
  • Ogni società dovrebbe verificare spesso, cioè su base semestrale o annuale, a seconda dei casi, se il proprio modello di business gode di un certo vantaggio competitivo e quindi di un mercato destinato ragionevolmente a durare in un orizzonte temporale di almeno 3/5 anni.
  • Nel caso in cui il vantaggio competitivo risultasse incerto, ogni impresa dovrebbe avviare immediatamente alcune azioni finalizzate a verificare i possibili cambiamenti da apportare, con lo scopo di recuperare un posizionamento di mercato ragionevolmente credibile.

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Considerare i cambiamenti determinanti negli stili di vita e nei modelli di consumo

  • Per gestire la complessità attuale, l’originale metafora dell’iceberg che si sta sciogliendo va abbinata a   quella più classica del battito d’ali di un gabbiano che può scatenare un uragano. Il momento di separazione dalle abitudini del passato può considerarsi avviato nella misura in cui si accetta che il momento del cambiamento è iniziato.
  • La conseguenza più evidente del vivere in questa società che ormai da tempo viene definita “liquida”, implica il fatto che il concetto di “trasformazione” è probabilmente la nuova normalità. Il futuro richiederà molto più dinamismo e flessibilità cognitive e comportamentali. L’approccio vincente per gli individui, per i gruppi e per le organizzazioni sarà quello “SISTEMICO”.
  • I clienti Italiani, europei, ma anche quelli mondiali, diventeranno consumatori sempre più consapevoli, in quanto le ristrettezze economiche e finanziarie, l’abbondanza di offerta e l’altissimo livello di informazione, metterà tutti nella condizione di fare scelte più mirate e maggiormente in armonia con le risorse spendibili per soddisfare i propri bisogni e desideri.
  • La clientela, sia essa costituita da persone, aziende o gruppi di acquisto, accetteranno sempre meno di pagare un livello di prezzo iniquo, causato da inefficacia e inefficienza della filiera che va dal “produttore al consumatore”, intesa anche come numero degli intermediari commerciali che la sostengono e la promuovono.

Ulteriori considerazioni devono poi essere fatte a proposito del supporto finanziario di cui le imprese hanno bisogno. Mettere insieme il “come fare business” con il “come fare finanza” sarà di capitale importanza per le aziende che vogliano avere un futuro.

SOPRAVVIVENZA, INNOVAZIONE E SVILUPPO

La nostra ventennale esperienza nell’ambito della formazione, consulenza e coaching, messa con successo al servizio di migliaia di persone, centinaia di imprenditori e qualche decina di aziende, ci consente di esprimere il nostro pensiero anche negli aspetti maggiormente legati al mondo del business, della finanza e del controllo di gestione delle imprese. Un tema che talvolta abbiamo affrontato, anche grazie al supporto di qualificati partner, nei vari progetti di ricambio generazionale o manageriale ma ancor più frequentemente in quelli di sviluppo organizzativo.

Nel mio ruolo di business ed executive coach, mi trovo tra l’altro a confrontarmi spesso su questi argomenti, soprattutto negli ultimi tre anni. In particolare, da quando affianco più intensamente gli imprenditori nella ricerca del modo di affrontare gli sviluppi futuri delle varie attività che gestiscono, noto in loro un certo disorientamento. Una difficoltà causata prevalentemente dalla “crisi” che sta provocando molta frustrazione, tensione e insicurezza ma anche dalla situazione di grande “incertezza del mercato”, una difficoltà che si vive in Italia ancor più che in altre parti del mondo.

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Per molte aziende mettere insieme risposte adeguate alle necessità di sopravvivenza, con quelle di innovazione e di sviluppo, è qualcosa di molto arduo da affrontare. Il desidero di estendere le riflessioni su questo tema è quindi molto forte per tutti gli imprenditori; per noi, lo scopo è come sempre quello di fornire alcuni spunti che siano utili sia a coloro che usufruiscono già di adeguati servizi di consulenza, sia ad altri che potrebbero trovarsi più o meno e per i più diversi motivi in questa situazione.

Di questi tempi, in Italia e a maggior ragione nel Nord Est, anche i modelli di business della PMI, relativi a molti settori artigianali, commerciali, industriali e professionali, dovrebbero diventare oggetto di una profonda rivisitazione. Questa necessità che sta diventando sempre più impellente, riguarda soprattutto quelle aziende che scoprono di essere in ritardo, rispetto alle necessità di cambiamento che si stavano manifestando negli ultimi dieci anni.

La crisi economica, strutturale e politica che stiamo attraversando nel nostro paese, sta evidenziando quanto sia determinante imprimere una forte accelerazione nel considerare lo stato dell’arte attuale delle imprese, in rapporto alle reali e concrete possibilità di sviluppo futuro del business.

Oggi, operando a maggior ragione in contesti poco rassicuranti, gli imprenditori non possono più essere lasciati soli ad affrontare l’incertezza e ad interpretare i fenomeni che scaturiscono dalle influenze esterne ed interne alla loro organizzazione; la maggior parte di loro deve scoprire assolutamente quale può essere il modo più realistico, e sottolineo “realistico”, per recuperare competitività nel mercato globale in armonia con i valori del fare impresa a livello locale (GLOCAL SITUATION).

NB: Per approfondire i temi trattati in questo articolo partecipa al corso: IMPRENDITORI OGGI

Made in Padova… imprenditori e aziende padovane alla riscossa

Ecco una prestigiosa iniziativa, già al terzo anno, promosso dalla Camera di Commercio di Padova con la collaborazione di Confindustria , Upa, Cna, Parco Scientifico e Tecnologico Galileo e Scuola Italiana Design di Padova. Così viene presentata l’iniziativa sul sito di riferimento www.madeinpadova.it : […] L’Italia è leader a livello mondiale in 250 differenti categorie di prodotto, un’eccellenza industriale che racconta di un paese ancora vivo, geniale ma di cui sappiamo ben poco. Il progetto “Made in Padova” vuole scoprire e far conoscere le eccellenze del territorio padovano e dimostrare come la creatività non si può esportare. Un’idea germoglia dalle persone e dalla cultura del territorio.

Il progetto è ampio e di grande impatto per il territorio e le sue migliori imprese, e va dal turismo industriale con visite guidate ad aziende d’eccellenza, eventi, fiere, e missioni commerciali all’estero, oltre a attività di marketing territoriale. Coordinatore del progetto è il Dott. Rino Dal Pos funzionario responsabile dei servizi dell ‘Area Urbanistica e Territorio / Energie Alternative di Confindustria Padova che supervisiona altri qualificati professional padovani per offrire un elevato standard di qualità a tutti gli stakeholder coinvolti. L’expo 2015 si avvicina e Padova è un territorio che dovrà essere presentato al meglio, con le sue qualificatissime realtà imprenditoriali che offrono a padovani residenti, ai tanti stranieri e al mondo un turismo, una cultura, un design, prodotti e business d’eccellenza. Ma una “chicca” tecnologica sarà presentata il 9 maggio prossimo, presso la “Fornace Carotta” alle 17 durante la premiazione delle aziende vincitrici del “Premio Design Made in Padova 2014”, il catalogo virtuale di “Made in Padova” con l’avanzatissima tecnologia della “realtà aumentata” che ha visto il contributo dall’Architetta padovana Erika Bettin e dell’azienda Mentis s.r.l che ha realizzato l’applicativo scaricabile su smartphone con una nuovissima App. Vale la pena ricordare che anche Google ha stretto una partnership con la Veneta Luxottica per realizzare, in Italian Style gli occhiali di nuova generazione “Google Glass” in vendita già nel 2015. Con il rischio di apparire un po’ campanilisti, possiamo dire che qui da noi nel padovano, dove la crisi ha colpito duramente come altrove, si pensa al futuro, si progetta e si innova per ripartire alla grande. Auguriamoci di continuare a farlo assieme agli altri amici, non meno brillanti, Veneti, Lombardi e di tutte le altre straordinarie regioni d’Italia.

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Il lavoro di squadra è sempre vincente

I risultati non sono mai scontati che si parli di formazione o altri tipologie di servizi per aziende o programmi di lavoro.  Le premesse e la base di partenza sono di vitale importanza ogni qualvolta si voglia iniziare un progetto o portare a termine un compito. La formazione non è un’eccezione a questa regola. Se si viene coinvolti in un lavoro di gruppo, dove si cercano di individuare competenze e responsabilità, è importante che ognuno sia partecipe, come persona e come professionista. Se anche un membro del gruppo no si sente motivato il lavoro del team ne potrebbe risentire. Per essere più chiari: inutile fare tante riunioni, discussioni e punti della situazione se manca un tassello, ovvero una o più persone in linea con il lavoro di squadra. Questo è il motivo per cui partire dalla motivazione personale, attraverso l’auto-motivazione, lo sviluppo del potenziale e la gestione dello stress, diventano importanti per avere buoni risultati a livello personale e lavorativo. Se ogni tassello del puzzle parte avendo buone basi, quali la visione strategica e la capacità di definire degli obiettivi, l’obiettivo sarà più facilmente raggiungibile. Vi è mai capitato di lavorare ad un progetto e trovare qualcuno che con il suo poco impegno a rovinato il lavoro del team? Raccontatecelo…

Perchè fare qualità in azienda?

Proviamo a rispondere in modo semplice. Si sente tanto parlare di Sistemi Gestione Qualità.. ma cosa sono? A cosa servono? Un Sistema di Gestione Qualità è l’insieme degli elementi che garantiscono la gestione di processi e la realizzazione di servizi qualitativamente eccellenti in un’organizzazione. Il modello più famoso è l’ISO 9001, ma ce ne sono molto altri anche ad esso collegati. Negli anni c’è stato un percorso evolutivo che ha portato le aziende dalla creazione di Modelli di Gestione Qualità soltanto in ottica di correzione degli errori e diffidenza verso i collaboratori, ad un atteggiamento nuovo e più costruttivo di prevenzione delle azioni dannose per il sistema e per la fiducia nei confronti dei clienti-interni ed esterni all’azienda.

Per ogni organizzazione pubblica o privata, ed in particolare per un’azienda risulta vantaggioso dotarsi di meccanismi interni ad essa finalizzati alla gestione della complessità e che orientino il sistema verso il miglioramento continuo. In particolare, riprendendo i principali vantaggi di un Sistema di Gestione Qualità, si pone l’attenzione sulla possibile rintracciabilità di fasi di attività e persone coinvolte nei processi, evidenziando l’importanza della pianificazione e del coinvolgimento delle persone nella vita organizzativa. Risulta inoltre molto interessante il fatto di riuscire ad introdurre indicatori di processo e di prestazione che, attraverso specifiche attività di riesame periodico del management e della direzione, suggeriscono comportamenti proattivi basati sulla collaborazione e sul miglioramento a beneficio di tutti.

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Possiamo dire che nel momento in cui un’organizzazione decide di adottare un Sistema di Gestione Qualità, avvia un processo virtuoso e continuativo, che dovrebbe non arrestarsi più. È importante che l’azienda cerchi di personalizzare e rendere il più possibile cucito-ad-hoc l’abito della qualità, al fine di ottimizzare e potenziare i processi organizzativi, in tutte le differenti parti che li compongono. Fare qualità non significa buttare via tutto ciò che c’è già, ma anzi  significa valorizzarlo, farlo meglio e svilupparlo.

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Credo sia opportuno sottolineare, infine, come un Sistema di Gestione Qualità consenta di salvaguardare il know-how dell’organizzazione, ogni procedura infatti non è null’altro che il risultato di esperienze, idee e innovazioni di processo realizzate dai singoli individui. Nel momento in cui il sapere tacito diventa risorsa interna tangibile per l’azienda, si genera un circolo continuo di innovazione, efficienza e ottenimento di risultati per tutti, per la proprietà, per il personale, per i fornitori, per i clienti, per il mercato, per la collettività tutta.

TRA SOSTANZA E APPARENZA

Bisogna sapersi vendere: quante volte abbiamo sentito questa frase e quante volte abbiamo riflettuto sulla nostra inadeguatezza o meno, che si cela dietro a queste parole. Una persona può essere la più qualificata di questo mondo, per laurea, esperienza e formazione, ma non essere in grado di comunicare le proprie capacità, a volte partendo da una timidezza di fondo, da un non sapersi porre con una certa sicurezza ed autorevolezza. Dall’altra ci sono quei personaggi, ed il termine non è scelto a caso, dal famoso “know how” assolutamente nullo ma muniti di quella spavalderia (fatta di macchinone, vestito griffato, capello con il taglio giusto, ipad, iphone e tutto quello che contempla un “i” davanti alla mano) che creano un’empatia, quella che serve per il famoso “sapersi vendere”. Senza stare a parlare di meritocrazia o errori culturali di fondo, bisogna ammettere che l’attuale società  sembra premiare i secondi a discapito dei primi. Difficile cambiare il modo di pensare, sempre più legato all’immagine, al mondo dell’effimero, e sempre meno alle reali competenze e professionalità. Bisogna reagire all’invasione dell’apparenza. A cambiare le carte in tavola devono essere proprio quelli che “non si sanno vendere” ma che hanno tante competenze e quel famoso “reale know how” invidiabile ai più che devono imparare a valorizzarsi. Essere bravi, intelligenti e preparati non basta più. Serve qualcuno che ci aiuti a trovare le nostre risorse, a motivarci adeguatamente, a mettere ordine ogni parte delle nostra vita, che dia un senso ai tasselli che la compongono, nella sua accezione più completa. Il personal o business coaching, può essere quell’ago della bilancia indispensabile per rispondere in maniera affermativa a quel “Bisogna sapersi vendere”…perchè se Vuoi Vendere? Comunica !   – E. Bollettin