Coaching

NEL MARE DELL’INCERTEZZA… FLESSIBILITÀ E COMPETENZA

Siamo immersi costantemente nelle onde dell’incertezza, in un’epoca liquida, dove tutto cambia continuamente, dove “del doman non v’è certezza” è diventato un Must, dove cambiamento e trasformazione sono l’unica costante della nostra quotidianità personale e professionale. Per gestire meglio questo complesso grado di incertezza, serve che sviluppiamo una nuova forma mentis più aperta, flessibile, possibilista, creativa. Certamente l’imprevisto sempre dietro l’angolo logora le nostre certezze e stressa il nostro autocontrollo, ma anche involontariamente siamo per lo più noi che con le nostre condizioni favoriamo lo svilupparsi di sensazioni negative d’ansietà accentuata, di sensazioni di soffocare, peso allo stomaco, dolori corporei o intorpidimento, a questo punto lo stress si è impossessato del nostro essere pscicofisico dominandoci. Anche una semplice difficoltà di concentrazione, o la sensazione di avere mille pensieri in testa, o di essere poco presenti o distratti può essere interpretata dalle persone come un segnale di “perdita della testa, impazzimento”. Ecco perché è importante imparare a distinguere tra una “più oggettiva percezione fisica” e l’interpretazione e il significato che noi attribuiamo a ciò che percepiamo. Alcuni avvenimenti sono dichiaratamente e oggettivamente difficili, dolorosi, duri, pensanti, drammatici da gestire, ma per la maggior parte delle persone non si presentano ogni giorno della nostra vita.

Ecco allora che attivarsi facendo formazione per imparare a conoscere e gestire i propri pensieri, le proprie emozioni e quindi anche i propri comportamenti, diventa un grande fattore di successo e di benessere. Per questo è fondamentale acquisire conoscenze, strumenti e competenze utili proprio ad imparare a gestire e non subire questa condizione, proprio come un buon marinaio deve imparare a fare, solcando il mare tracciando e seguendo rotte e correnti, venti e clima, per raggiungere il suo porto di destinazione.

Nessun buon marinaio si metterebbe in mare senza la consapevolezza di poter governare la sua nave tra un porto all’altro ma per saperlo fare si è preparato, si è formato. Nessun buon marinaio si avventurerebbe in mare aperto quando è in atto un tifone o un forte temporale, attenderebbe che le condizioni migliorino e nel frattempo studia il percorso possibile e predispone le risorse e i mezzi per il futuro viaggio che lo aspetta. Quando la rotta è lunga e si prevedono imprevisti un marinaio sceglie di fermarsi in porti intermedi, che trova lungo la rotta tracciata e che permettono di riprendere forze e rimpiazzare le risorse già utilizzate e fare manutenzione. Un marinaio che solca giornalmente i mari incerti della vita, conosce se stesso, la sua nave, il suo equipaggio, i suoi obbiettivi e le sue capacità. Un buon comandante si fa trovare pronto sia a godere della quiete dei mari che favoriscono una pesca abbondante, sia nell’essere attento e risoluto nel salvaguardare se stesso, equipaggio, passeggeri e tutto il suo carico durante le tempeste improvvise.
Per percepire e navigare una realtà sempre nuova e sempre diversa serve dunque allenarsi molto per conoscere affrontare e gestire diversi tipi di realtà.

Dott. Damiano Frasson
Formatore – Consulente – Coach di GRUEMP

PROMUOVERE LO “STARE BENE” CON LE COMPETENZE TRASVERSALI

Da più parti cresce la consapevolezza che serve integrare con forti azioni preventive un’idea del vivere oggi in epoca di società liquida, che miri soprattutto al capire, trattare e curare la sofferenza o i disturbi psicologici o fisici superando un’accezione “esclusivamente medicalizzata”, per dare spazio, valore e dignità anche all’integrazione con ciò che previene, anticipa, circoscrive, depotenzia, fronteggia, placa, riduce determinati malesseri promuovendo lo “star bene” dando una “forma migliore” al benessere.

Per quanto riguarda le scienze della formazione, allenando le nostre “competenze trasversali” dette anche “soft skills” siamo in grado di attivare meglio tutto il potenziale che risiede in noi. Possiamo essere in grado di attivare le nostre virtù, formandoci preventivamente una migliore “consapevolezza” sulla nostra esistenza umana, giungendo così, con maggiore autonomia, a ridurre di molto, o in certi casi persino ad eliminare: eccessi di stress, stati ansiosi, difficoltà emotive, fumo, uso di droghe leggere, alcuni disturbi psicosomatici, lievi disordini alimentari, disordini relazionali, confusione di pensiero, demotivazione, bassa autostima.

Quando lasciamo che le sensazioni, le emozioni, le abitudini, i nostri pensieri e comportamenti si consolidino negativamente, stiamo aprendo una porta verso un percorso ben più arduo, lungo e maggiormente difficoltoso, nel quale rischiamo di vederci costretti, giustamente, a “curarci” da alcune “malattie/patologie”. Possiamo dunque affermare che una formazione focalizzata su come migliorare le nostre potenzialità, attraverso il coaching, il counselling e altre metodologie esperienziali attive, permetta un’efficace azione preventiva sulla nostra vita. Partecipando a specifici e qualificati corsi di formazione sullo sviluppo personale, si può da un lato ridurre la percentuale di possibilità che alcuni difficoltà del momento si trasformino nel tempo in disagi cronici o malattie, dall’altro si abbassa il costo sanitario personale e sociale dovuto a determinati stili di vita.

Ecco allora che le persone stanno riscoprendo il valore di una “via vantaggiosa” per migliorare il “capitale umano” e cioè attraverso la formazione e lo sviluppo personale che può contribuire a creare opportunità utili a formare maggior benessere individuale, familiare, organizzativo, sociale.

Dott. Damiano Frasson
Formatore – Consulente – Coach di GRUEMP

PREVENZIONE E FORMAZIONE… PIÙ DI UNA RIMA

A tutti i livelli si è consapevoli di quanto “prevenire sia meglio che curare”, ma purtroppo la prevenzione non è ancora entrata a fare parte in modo diffuso della nostra cultura e più tipicamente della cultura occidentale. Solitamente ci si attiva per intervenire quando un problema è molto evidente, è praticamente già esploso nelle sue spesso spiacevolissime e gravi conseguenze. Così facendo però ci si allarma a tal punto che si vorrebbe anche avere una qualche forma di bacchetta magica che ci tolga velocemente da stress, ansia, paura. Nonostante non siano mai finiti i soggetti che in diversi modi rischiano di illudere le persone o gli imprenditori di possedere “bacchette magiche” o “strategie miracolose” o “segreti” e “panacee”; si inizia a respirare in giro una nuova consapevolezza che punta di più sulla formazione, sul coaching, sul counselling, o altro per fare una forte, efficace e continuativa azione formativa e quindi anche preventiva sulla vita personale e professionale giungendo così anche a poter risolvere specifici problemi.

Sempre più spesso accadono eventi eccezionali, difficili e stressanti come: forti cambiamenti personali/professionali, relazioni conflittuali in famiglia o nel lavoro, momenti di demotivazione o disorientamento personale/professionale, difficoltà ad analizzare problemi e prendere decisioni. Questi episodi necessitino proprio di professionisti capaci di proporre interventi adeguati di formazione, consulenza, coaching, counselling. Altre volte invece ci sono situazioni personali particolarmente “critiche”, come stati depressivi, disturbi della personalità, attacchi di panico, forti disturbi alimentari, dipendenze varie, che necessitano di specifici percorsi di assistenza medica, psichiatrica, terapeutica; in questi casi ci si trova nella necessità di affidarsi ad uno psichiatra o ad un medico, o ad un terapeuta per curare, giustamente, patologie disagi interiori, emotivi, psichici, fisiologici che si manifestano in forma molto acuta.

Dott. Damiano Frasson
Formatore – Consulente – Coach di GRUEMP

EXPOniamo ed EXPOrtiamo conoscenza con emozione

Ormai da qualche mese è iniziata l’EXPOsizione universale di Milano! Se sarà un successo, lo sapremo solo alla conclusione. Ad Expo sono presenti 52 paesi e moltissimi grandi marchi del food mondiale. Quello che forse sta passando in silenzio è una caratteristica che di sicuro accompagnerà i visitatori durante tutto il periodo, una tipicità italiana di cui certamente possiamo andarne fieri nel mondo: noi Exponiamo con Emozione.

In questi mesi vengono organizzati eventi e iniziative legate a Expo anche in tutta Italia. Uno di questi eventi è il “MADE IN PADOVA – Food & Design”, organizzato da Confindustria che ha voluto premiare alcune delle eccellente del territorio Padovano e del Veneto. Anche Gruemp ha voluto partecipare a questo evento in qualità di sponsor. L’evento si è tenuto sabato 19 Giugno 2015 nella splendica cornice di Villa Vescovi a Luvigliano, nei bellissimi colli euganei della provincia di padova. Tra le varie aziende primiate troviamo anche il nostro caro amico Maestro Luigi Biasetto, campione del mondo di pasticceria che da molti anni investe con Gruemp in formazione di sviluppo personale e aziendale. Luigi Biasetto è l’unico Pasticcere ad essere presente con i suoi dessert al Cluster Illy a EXPO Milano 2015. Fin dagli inizi Biasetto ha saputo integrare nella sua professione conoscenza ed emozione. Guando si mangia un suo dolce si provano delle vere e proprie emozioni e lo fa principalmente tramite il gusto, l’olfatto e gli occhi, regala alla propria clientela un vero e proprio viaggio del gusto.

Gruemp Biasetto Made In Padova

Noi crediamo che il made in Italy (serio e professionale) è quindi emozione, coinvolgimento, bellezza, qualità. Ogni prodotto Italiano che ci rende unici nel mondo e che esportiamo in tutto il mondo, ha un design accattivante, intelligente, emozionalmente coinvolgente. Nessuno come noi Italiani ha il gusto per il bello, per il ben fatto, per la funzionalità, nessuno come noi sa trasferire ed esportare emozioni espresse dal cibo, da oggetti, da macchinari e utensili, dai mobili, dall’abbigliamento, da opere d’arte di inarrivabile genialità. Nonostante le sventure recenti, i problemi irrisolti, le arretratezze di sistema e l’inesorabile declino di una classe dirigente stantia e obsoleta, continuiamo a sfornare qualità e innovazione, figuriamoci cosa potremmo fare se non fossimo vessati da uno “stato nemico e ladro”, come pensa la maggioranza delle persone.

Anche nella formazione siamo all’avanguardia ed emozionalmente competitivi, almeno in quelle poche ma serie realtà che da anni aiutano persone e imprese a sviluppare sia le competenze tecnico professionali sia le competenze trasversali, le quali favoriscono anch’esse il Business, come: autostima, intelligenza emotiva, leadership, teambuilding. Saper ideare e creare prodotti, sistemi e servizi di qualità è un’arte che ha profonde radici culturali di cui noi italiani siamo tra i più efficaci interpreti, ma anche saper EXPOrre, quindi esprimersi con e per mezzo dell’emozione è una capacità non meno importante, anzi forse lo diventa ancora di più pensando che oggi clienti e utenti vogliono essere coinvolti, vogliono essere protagonisti, vogliono vivere il prodotto o il servizio che acquistano.

Pubblicità Made In Padova GRUEMP slogan

Con GRUEMP da più di vent’anni aiutiamo soprattutto piccole e medie imprese, professionisti, manager, imprenditori, artigiani, industriali o commercianti ad interpretare questo mondo che cambia, acquisendo logiche e conoscenze adatte a coniugare tradizione e innovazione. Cerchiamo di aiutare le persone a comprendere che, in questo mondo globale, serve tenere ben salde le proprie radici, ma bisogna anche saper lanciare lo sguardo oltre il consueto, oltre l’abitudine, oltre l’orizzonte di domani. Serve fare appunto una tras-formazione intelligente, di se stessi, del proprio modo di fare, del modo con cui gestiamo le relazioni con gli altri, con il mondo e con i mercati. I mercati sono fatti di esseri umani e di conversazioni: esse stanno facendo nascere nuove forme di organizzazione sociale e un nuovo scambio della conoscenza.

Le aziende sono formate da comunità di persone, basate sulla comunicazione, su questioni umane, su problemi umani. Siamo passati da clienti consumatori a clienti co-produttori, un passaggio epocale che in un certo senso emerge anche dal tema dell’EXPO2015. Per nutrire il pianeta e creare energia per la vita servono idee, servono valori, servono anche emozioni, serve saper coniugare intelligenza razionale con intelligenza emotiva. Dunque gli esseri umani di questo nuovo tipo di mondo si devono formare nel sapersi trasformare per essere lavoratori della conoscenza, in tempi di società liquida, per continuare a saper “EXPOrre ed EXPOrtare conoscenza con emozione”.

VLEADER: UN SERIOUS GAME PER LA LEADERSHIP

Quando si parla di approfondire, formarsi, trovare nuovi spunti per la nostra professione, la scusa è più o meno sempre la stessa: la mancanza di tempo. Per chi ama il proprio lavoro la volontà di trovare metodi e strumenti per migliorare non passa, ecco che il mondo del web e un serius game, letteralmente “gioco serio”, possono arrivare in aiuto. Si tratta di una formula nuova per l’Italia ma rodata negli Stati Uniti: una serie di simulazioni da fare a casa affiancate al supporto di un Formatore Tutor esperto. L’ultimo metodo di “formazione blended” è stato messo a punto per una full-immersion nell’apprendimento della leadership che mette insieme intelligenza artificiale, intelligenza sociale e intelligenza emotiva. Il software di simulazione comportamentale si chiama VLeader di SimuLears, strumento riconosciuto da The Academy of management e proposto in Italia da Gruemp. In campo entra anche la formazione in aula, che si completa con la parte a distanza, che viene fatta con il software che permette esercitazioni, lo stesso utilizzato dal dipartimento FISPPA (Filosofia, Sociologia, Pedagogia, e Psicologia applicata) Dell’Università agli studi di Padova. A disposizione ci sono vari scenari, ognuno dei quali da la possibilità di sperimentarsi in molteplici situazioni simulate. Ogni situazione mostra come gestire riunioni con tutte le problematiche che si possono creare.

Il tempo non è più una scusa.

Tutte le informazioni e approfondimenti su www.winleadership.it.

Erika Bollettin

Leadership Leader Management Authority Director Concept

Chi conosce veramente “Le leggi del desiderio”?

Le leggi del desiderio, e già il titolo la dice lunga o meglio vorrebbe dirla lunga. Il film è uscito qualche giorno fa nelle sale, ma già da settimane il tam-tam mediatico non si è fatto attendere con Silvio Muccino, interprete principale e sceneggiatore insieme a Carla Vangelista, intervistato in tutte le radio nazionali, nei talk show più cool (vedi le Invasioni Barbariche di Daria Bignardi). Insomma non potevo non andarlo a vedere, forse già un tantino scossa dalle prime immagini di questo ragazzotto dagli occhi azzurri, senza scarpe e vestito come un new hippy che con una certa aggressività incita una folla (di possibili corsisti?) gridando “io non ho paurA” o ancora “oggi qui con me realizzerete i vostri desideri” usando un linguaggio un tantino pesante. Il primo pensiero è stato un flash verso le immagini di quei tizi che, negli anni ’90, camminavano sui carboni ardenti per dimostrare la loro volontà o venditori multi-level che aizzati da un fantasmagorico coach urlavano “noi siamo i migliori”; per la verità ce ne sono ancora diversi in giro. Insomma quel tipo di Motivazione e formazione dai tratti tipicamente americaneggianti che con il coaching e una formazione qualificata ed equilibrata sembra avere poco a che fare.

Le leggi del desiderio

Le prime scene sono così, estreme, da film. Giovanni Canton è un lifecoach famoso, osannato dai più, che per lanciare il suo libro deve diventare il guru di tre persone che hanno bisogno d’aiuto, che vogliono dare una svolta alle loro vite. Il coach deve farle raggiungere il successo. Fin qui niente di male. Alla fine sceglie la ragazza giornalista che lo segue per il lancio del libro, un sessantenne rimasto senza lavoro e una madre di famiglia che lavora in vaticano e per hobby scrive romanzi hard (senza che nessuno lo sappia, a parte qualche amica). Poi la scelta dei tre attori è stata azzeccatissima: Nicole Grimaudo, Maurizio Mattioli, Carla Signoris, loro sono stati bravi a calarsi in quei panni stretti.

Tutto il resto sono tre storie romantiche che si incrociano, con la bella Nicole che immancabilmente si innamora del coach pieno di sé, che sta solo con donne sposate (perché la madre l’ha abbandonato per un altro uomo). Filo conduttore delle storie sono i desideri, la paura di cambiare, la necessità di vedere la propria vita da un altro punto di vista (anche se il punto di vista è quello un tantino esasperato del lifecoach e solo più tardi diviene una più realistica presa di coscienza dei tre casi umani).

Attraverso una miscellanea di concetti, o qualcosa che si assomiglia, il modellamento, il rispecchiamento, supera la tua paura, e un mix di slogan come “Il successo è una scienza”, ne esce anche qualcosa di buono, o comunque che fa riflettere, come: la necessità delle persone di imparare a focalizzare gli obiettivi per poterli raggiungere, l’esigenza di rielaborare esperienze di vita dolorose e frustranti, la necessitàà di imparare ad automotivarsi, i rischi che si corrono nell’adottare maschere posticce per mostrare agli altri un’immagine di successo, l’idea che prima o poi emerge chi si è veramente e i valori in cui crediamo profondamente.

Ecco il life coach, mental coach, o come si preferisce chiamarlo è un’altra cosa, dovrebbe essere un pò più competente, realista e qualificato del buon Canton. Alla fine il Coach abbandona lui stesso la sua maschera per inseguire i suoi desideri più profondi… avere un amore vero, farsi una famiglia e diventare padre, ecco allora che qualche spunto interessante c’è. Chi se non noi stessi conosce veramente le leggi del desiderio?

Scritto da: Erika Bollettin (giornalista)

Tra i dolci, giovani campioni crescono…

Si è conclusa la 1^ edizione de “Il Più Grande Pasticcere” su Rai2, la finale ha registrato 1.987.000 spettatori (8.49%) e ha visto la vittoria del venticinquenne Antonio Daloisio, che ha battuto in un finale all’ultimo dessert i pur bravi Gianluca Forino e Roberto Cantolacqua. Antonio ha vinto meritatamente, ha ricevuto la grande maggioranza dei consensi anche dalla rete e sui social, ora potrà vedere pubblicato il suo libro di ricette con la sua torta rappresentativa che sarà il suo futuro cavallo di battaglia, “Africa”. Inatteso il finale che ha coinvolto la sempre splendida Caterina Balivo, tutti gli altri partecipanti e ha emozionato anche i giudici. Antonio ha dedicato la sua vittoria alla sua famiglia, ma soprattutto il suo dolce ad un carissimo amico scomparso prematuramente.

Possiamo dire quindi che i maestri giudici Rinaldini, Di Carlo, Biasetto, Massari e altri che li hanno affiancati hanno tenuto a battesimo altri giovani talenti che avranno un bel futuro professionale ad attenderli.

Antonio è il più grande pasticcere

Anche noi di GRUEMP e le centinaia di amici, ci siamo sentiti in qualche modo partecipi di questa avventura tra i dolci perché, conosciamo molto bene e da molti anni il settore e moltissimi dei migliori pasticceri italiani hanno frequentato il nostro corso formativo “Top” sull’intelligenza emotiva e altre competenze trasversali oltre a servirsi dei nostri servizi di consulenza e coaching. In finale abbiamo rivisto con piacere l’amico e maestro Davide Comaschi, campione del mondo in carica nella lavorazione del cioccolato. Siamo ovviamente contenti di aver avuto un alfiere di prestigio tra i giudici come l’amico maestro e campione del mondo Luigi Biasetto. Luigi è stato affiancato dal determinato e preparato maestro Rinaldini e dal bravissimo formatore e consulente Leonardo di Carlo, quest’ultimo un altro professionista che ha saputo investire, da giovanissimo, sulla sua crescita personale con GRUEMP. Fa piacere vedere che a distanza di anni molti professionisti di un settore importante come quello della pasticceria, stiano portando avanti non soltanto un’eccellenza tecnico professionale, ma una vera e propria nuova cultura della qualità personale e professionale, una nuova visione manageriale che necessita di una formazione a 360° per poter raggiungere l’eccellenza.

Anche durante la finale abbiamo sentito dal maestro Biasetto frasi come: “siete in tre a metterci la faccia, le mani il cuore” … oppure “l’arte pasticcera è scienza da una parte ed equilibrio dall’altra, una libera espressione di chi siamo”“ora in finale tocca anche all’uomo che c’è dietro il pasticcere, dovremmo valutare anche questo” e ancora “quando si impiatta un dessert si raggiunge il massimo della concentrazione, è il bello dell’artigianalità”“Dobbiamo saper ricordare da dove arriviamo, le origini, questo ci aiuta a capire meglio dove vogliamo andare”. Tutte Frasi da Coach da allenatori di campioni, del resto Luigi Biasetto è stato per molti anni il coach della Nazionale Italiana ai campionati del mondo e ha aiutato e aiuta ogni giorno decine di professionisti a crescere come pasticceri, cercando di far comprendere loro che con il “professionista” deve cresce anche l’uomo, la persona e tutto il suo sistema di vita e lavoro. L’amico Luigi Biasetto ricorda senz’altro bene tutto il suo percorso di crescita personale e professionale, ricorda i grandi successi ma anche le grandi difficoltà e c’è da credergli quando recentemente ci ha detto: “Ho avuto modo di ripercorrere, anch’io, nelle cinque settimane di trasmissione, parti della mia carriera mettendomi spesso nei panni dei concorrenti e ho potuto sentire spesso il loro stress, il loro impegno, la loro lotta continua nel gestire il pasticcere e l’uomo”. Noi di GRUEMP pensiamo che “I risultati che ottengono i nostri clienti, sono la nostra passione”, quindi gioiamo per il successo di questo nuovo format Tv e per la partecipazione diretta e indiretta di tanti amici. Era ora che anche la pasticceria aumentasse la sua visibilità, mettendo in risalto un lavoro e un settore che merita grande rispetto e attenzione, perché dietro ad un panettone, dietro ad un dolce, dietro ad ogni nostra quotidiana colazione, ci sono migliaia di professionisti, tantissimi posti di lavoro per tante famiglie, un grande fatturato e tantissime opportunità di crescita e lavoro che fanno ancora grande la nostra Italia. Saper imparare dai migliori è una regola d’oro nella vita, nel lavoro, nello sport e in ogni ambito. Noi da vent’anni diamo il nostro contributo a formare persone e imprenditori migliori, alcuni poi diventano anche dei veri e propri “campioni”.

Nel percorso per l’eccellenza gareggiamo prima di tutto con noi stessi…

Si fa presto a sfornare slogan tipo: Bisogna puntare alla qualità, oppure la qualità vince sempre. Quello che sta accadendo durante la trasmissione televisiva “Il più grande Pasticcere” è uno spaccato reale non soltanto di un settore in costante ascesa nel quale l’Italia è tra i migliori nel mondo, ma di un completo nuovo orientamento di cui si sente il bisogno da più parti. Durante le recenti terza e quarta puntata ne sono capitate di tutti i colori, dolci che crollano, bignè cotti male, dessert improbabili, concorrenti sul filo della crisi di nervi; ad uno sguardo poco attento possono sembrare soltanto trovate televisive per l’audience e invece è uno spaccato, molto più realistico di quanto si creda, di una importante “realtà professionale” ripreso e fatto vivere in Tv con la logica ormai nota mista dei talent misto reality in salsa show cooking.

Chi frequenta e conosce bene l’ambiente della pasticceria sa cosa accade nei laboratori e che il cliente fortunatamente non vede mai, ecco allora che la “gara” tra i professional diventa un modo per rendere più comprensibile al pubblico/cliente, la complessità di un mondo che sembra solo all’apparenza esteticamente dolce. Tocca ai giudici, riconosciuti maestri d’arte pasticcera, ergersi a garanti della qualità, della competenza, dell’eccellenza che loro e molti altri pluri-medagliati colleghi, hanno raggiunto; un compito complesso e di non semplice comprensione da parte del grande pubblico.

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“La pasticceria non è un obbligo, si mangia un dolce per farsi un regalo, per questo deve essere perfetto”, queste le parole del maestro Luigi Biasetto durante la gara, come dargli torto e ancora “Nelle prove vi confrontate prima di tutto con voi stessi” prosegue, e infatti contano anche autocontrollo, autostima, focalizzazione mentale, grinta, coraggio. Poi visto che la pasticceria è anche creatività tutti vedendo le difficoltà dei concorrenti avremmo pensato come i maestri Biasetto, Di Carlo, Rinaldini: “Nelle prove vi misurate con la vostra capacità di improvvisare, di creare e di sapervi organizzare”, appunto come in ogni lavoro per arrivare alla maestria, serve un mix di creatività e organizzazione. Se mancano le motivazioni… allora siamo alla fine del viaggio, infatti Biasetto lo sa bene e riandando a ciò che ripeterà senz’altro anche al suo Team dell’Atelier Biasetto, ricorda spesso ai concorrenti, prima di ogni prova o durante una sua frase tipica: “Quando pensiamo che una cosa sia difficile già mettiamo davanti un ostacolo, forza ricordatevi cosa sapete fare e tiratelo fuori”. A volte il viaggio nonostante l’impegno profuso finisce, o perché si arriva al proprio limite tecnico, come è accaduto ai concorrenti delle puntate precedenti, oppure perché si arriva al proprio limite psicofisico personale come forse è accaduto a Naausica sulla soglie della finale.

Il saggio Biasetto nel salutarla e abbracciarla le ha rivolto parole di apprezzamento e riconoscimento: “Sei riuscita a crescere molto in queste settimane, è uno dei motivi per cui siamo qui, noi ti abbiamo dato qualcosa a te e tu a noi”, la ragazza ha comunque gli “attributi”, come ha detto forse con una frase un po’ “forte” il giudice Rinaldini, “Hai sempre lottato anche quando ti eri data per spacciata” dice il pacato Maestro Di Carlo. Quindi? Raggiungere il top, le vette più alte di competenza professionale e personale è sempre un percorso, impegnativo, duro, spietato, pieno di insidie, un percorso verso l’eccellenza che a volte dura quasi una vita intera, che si parli di dolci, che si parli di televisione, che si parli di formazione, o che ci si riferisca semplicemente ma non banalmente alla vita di tutti noi.

Damiano Frasson – Formatore e Coach

#nolividisolocolore – Contro la violenza sulle donne

Nel 1999 le Nazioni Unite hanno scelto la data del 25 novembre  per sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno della violenza sulle donne. Questa data è stata scelta in ricordo dell’assassinio delle tre sorelle Mirabal, avvenuto nel 1969 nella Repubblica Dominicana durante il regime di Trujillo. Anche il nostro “Bel Paese” è vittima di queste crudeli vicende e oggi molte organizzazioni, enti, associazioni si muovo costantemente e concretamente per dare un reale contributo a questo orrendo scenario, che vede donne aggredite, maltrattate, picchiate. Sentiamo parlare tutti i giorni anche di casi di Femminicidio e, come riporta l’ANSA, negli ultimi 12 mesi sono 152 le donne uccise in Italia. Fortunatamente l’8% in meno rispetto allo scorso anno, ma i numeri fanno ancora paura.

Solo da pochi anni la violenza alle donne è diventato un tema di dibattito pubblico, si comincia a prlarne in ambito politico, si sta facendo ricerca, progetti di sensibilizzazione e formazione. Purtroppo la realtà ci conferma che vittime e aggressori appartengono a tutte le classi sociali, sia che vivano in posti industrializzati, sia in città e paesi ancora in via di sviluppo.

Ma attenzione perchè di violenze ce ne sono di tanti tipi e non parliamo solo di violenza fisica; la cosiddetta violenza domestica di cui tanto si parla, avviene nelle famiglie o a volte tra le amicizie, con maltrattamenti fisici, minacce, atteggiamenti di persecuzione, percosse, abusi sessuali, femminicidi e così via. Ma questi avvenimenti avvengono anche nel mondo del lavoro, con minacce e abusi; donne costrette a subire ricatti per non perdere un posto di lavoro oppure semplicemente per paura di ritorsioni. Di esempi se ne potrebbero fare a centinaia ma il nostro scopo in questo articolo è un’altro.

Donne

Sensibilizzare è una cosa fondamentale che invitaimo tutti quanti a farlo, come noi stessi stiamo facendo, ma purtroppo non basta da sola per aiutare le donne vittime di tutto ciò, quando in loro entra in gioco la paura e il terrore hanno bisogno di un aiuto reale e concreto.

“La Paura ti spaventa, ti attanaglia lo stomaco quando la senti vicina, ti blocca le caviglie proprio quando vorresti fuggire via, ti immobilizza e non ti resta altro che fermarti.
<<Ascoltami>> dice la paura <<ho qualcosa da dirti.>>
Ma tu non vuoi ascoltarla, senti il dolore che ti fa e ti divincoli con la speranza che lei molli. Ma lei non molla e quando ad un certo punto cominci a sentire la stanchezza, le energie diminuiscono. Allora tu, rassegnata la ascolti e capisci che è lei la prima a volere andare via da te”.

Ci vuole coraggio, forza di reagire, ma quando una donna subisce violenze e abusi si sente sola ad affrontare tutto, in balia degli eventi, imprigionata dalla paura e dalla vergogna. Ecco perchè è importante capire e imparare a gestire la paura; trovare il coraggio dentro di noi di trasformare la paura in energia. La formazione e lo sviluppo personale possono contribuire a rinforzare gli aspetti più fragili, più vulnerabili di sé. Si può imparare a sfruttare la paura per farla diventare uno strumento di crescita e di evoluzione, mettendosi in gioco e trasformare questi aspetti negativi in opportunità di cambiamento e crescita. Accettare la paura è il primo passo per poterla superare, essere consapevoli di avere una paura e quindi comprenderla, cioè prenderla dentro di noi. Bisogna poi però imparare a prendere il controllo delle nostre emozioni, anche le più negative, conoscerle, sentire cosa ci vogliono dire. Così si potrà sentire il reale desiderio di cambiare polarità e muoversi verso il raggiungimento di nuove prospettive di vita con migliori relazioni e quindi con un migliore benessere.

Stiamo vicini con amore alle donne che amiamo, facciamole sentire importanti e indispensabili. Senza la donna non c’è vita, tutti abbiamo avuto una mamma.
Se conosciamo donne con questo tipo di difficoltà, non lasciamole sole, aiutamole a tornare a vivere e a riprendersi la loro dignità.

Per concludere vogliamo dedicarvi una bellissima canzone di Fiorella Mannoia – IO NON HO PAURA

 

Damiano Frasson presenta la formazione esperienziale

Formazione e Coaching sono stati gli argomenti dell’intervista fatta a Damiano Frasson, dal giornalista Andrea Collalto di Radio Container. Sono state approfondite tematiche quali:

  • La formazione esperienziale degli adulti
  • Il coaching e lo Sport-Coaching
  • L’eduzione dei figli attraverso scuola e famiglia
  • Il vasto tema dello sviluppo personale e di quanto utile è al giorno d’oggi

Ascolta il podcast dell’intervista e lascia un tuo personale commento.

L’IMPORTANZA DI CONIUGARE BUSINESS E FINANZA

Se un tempo le PMI potevano permettersi di attraversare il mare, supportate dal punto di vista finanziario quasi esclusivamente dal sistema bancario tradizionale, o talvolta dall’aiuto benevolo degli stessi fornitori, per il futuro non sarà più così.
Altre opportunità finanziarie potrebbero sponsorizzare le “nuove rotte imprenditoriali”. Anche le banche d’affari e d’investimento private contribuiranno al recupero di competitività delle aziende italiane di piccole e medie dimensioni.
La “Finanza Privata” rivolgerà però il suo sguardo soprattutto a quei business che verranno gestiti in modo trasparente ed esclusivamente manageriale. Al giorno d’oggi, gli strumenti di sviluppo e controllo della gestione di un’azienda, non sono più appannaggio solamente delle grandi imprese.

Nel nuovo modo di agire saranno però all’ordine del giorno le seguenti importanti considerazioni:

  • Le transazioni finanziarie andranno sempre di più al supporto di quei modelli di business identificati veramente come credibili e sani e le imprese che li progetteranno e li svilupperanno dovranno essere credibili e sane di conseguenza. I consigli di amministrazione dovranno essere costituiti da membri effettivamente operativi e gli organigrammi aziendali saranno sempre più funzionali ai processi.
  • Le operazioni sul capitale potranno rappresentare l’occasione per aumentare i mezzi propri delle società aprendo, nel contempo, opportunità di visibilità e di relazioni spesso fondamentali per lo sviluppo globale delle aziende.
  • L’accesso al debito potrà essere ricercato maggiormente anche su base internazionale grazie agli investitori esterni. Operatori che transiteranno sui nuovi canali e sulle relazioni che si apriranno fra il mercato dei capitali e delle imprese. Anche per le PMI sarà più facile quotarsi nella borsa italiana, come sta già avvenendo per molte realtà appartenenti a questo ambito.
  • Ogni transazione finanziaria, che vada a supporto del business per motivi di sopravvivenza, innovazione e sviluppo, dovrà basarsi su un’attenta progettazione derivata da analisi approfondite, complete ed esaustive che devono essere descritte in un accurato Business Plan o Piano di sviluppo Industriale. Tale definizione dovrà diventare l’occasione di una importante riflessione filo strategica e/o strategicotattica per la compagine societaria e per il management che, ovviamente, desideri mettersi in discussione.

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Gli orientamenti e le considerazioni che stiamo condividendo, a beneficio delle imprese esistenti, sono validi anche per quelle iniziative imprenditoriali che si trovano in una fase di START UP della loro introduzione nel mercato. Probabilmente per queste nuove aziende “maneggiare la bussola” può essere più semplice. In molti casi la barca da condurre è più leggera e bisogna stare attenti a non appesantirla troppo durante il viaggio; l’equipaggio molto probabilmente è più evoluto, i giovani imprenditori avranno senz’altro molte idee valide e innovative ma dovranno essere accompagnati da mentori capaci, naviganti esperti che abbiano già solcato certi mari.

Oceani tempestosi, ammutinamenti, inutile zavorra, pescecani in agguato e chissà quali altre sorprese può riservare nel futuro ogni viaggio imprenditoriale. E così, in fondo in fondo, fare impresa resterà come sempre una grande sfida per “capitani e uomini coraggiosi”.

La consapevolezza

attraversa ancora una volta audacemente le onde dell’incertezza
mentre il viaggiatore cerca un altro approdo sicuro
nel quale esplorare il nuovo territorio
alla ricerca degli altri frutti
dell’eccellenza.      

(Claudio Frasson)

ORIENTAMENTI UTILI PER FARE IMPRESA

Sia che si tratti di navigare con il vento in poppa oppure nella bonaccia, sia che si tratti di cavalcare la cresta dell’onda evitando di naufragare, oltre ad applicare le più note misure di strutturazione e adeguamento organizzativo, per ogni azienda, che debba coniugare sopravvivenza – innovazione – sviluppo, è opportuno tenere presente alcuni orientamentivalutativi fondamentali.

Rivedere attentamente i termini quantitativi e qualitativi di ciò che si offre al mercato.

  • Bisogna accettare il fatto che la globalizzazione ha reso più semplice l’imitazione di molti prodotti e servizi. Beni materiali e immateriali che vengono proposti al mercato a prezzi fortemente competitivi e che quindi possono erodere rapidamente le quote di mercato di quelle società che storicamente vendono gli stessi prodotti e servizi a prezzi superiori.
  • Il vero vantaggio competitivo sembra essere ritornato a modalità più classiche: si può competere e vincere la sfida in quanto fornitori di commodities (prodotti e/o servizi a vasta scelta, facilmente imitabili) proposti al prezzo più basso, oppure in quanto fornitori di esclusivity (prodotti e/o servizi unici o rari, difficilmente imitabili) proposti al prezzo più alto.
  • Ogni società dovrebbe verificare spesso, cioè su base semestrale o annuale, a seconda dei casi, se il proprio modello di business gode di un certo vantaggio competitivo e quindi di un mercato destinato ragionevolmente a durare in un orizzonte temporale di almeno 3/5 anni.
  • Nel caso in cui il vantaggio competitivo risultasse incerto, ogni impresa dovrebbe avviare immediatamente alcune azioni finalizzate a verificare i possibili cambiamenti da apportare, con lo scopo di recuperare un posizionamento di mercato ragionevolmente credibile.

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Considerare i cambiamenti determinanti negli stili di vita e nei modelli di consumo

  • Per gestire la complessità attuale, l’originale metafora dell’iceberg che si sta sciogliendo va abbinata a   quella più classica del battito d’ali di un gabbiano che può scatenare un uragano. Il momento di separazione dalle abitudini del passato può considerarsi avviato nella misura in cui si accetta che il momento del cambiamento è iniziato.
  • La conseguenza più evidente del vivere in questa società che ormai da tempo viene definita “liquida”, implica il fatto che il concetto di “trasformazione” è probabilmente la nuova normalità. Il futuro richiederà molto più dinamismo e flessibilità cognitive e comportamentali. L’approccio vincente per gli individui, per i gruppi e per le organizzazioni sarà quello “SISTEMICO”.
  • I clienti Italiani, europei, ma anche quelli mondiali, diventeranno consumatori sempre più consapevoli, in quanto le ristrettezze economiche e finanziarie, l’abbondanza di offerta e l’altissimo livello di informazione, metterà tutti nella condizione di fare scelte più mirate e maggiormente in armonia con le risorse spendibili per soddisfare i propri bisogni e desideri.
  • La clientela, sia essa costituita da persone, aziende o gruppi di acquisto, accetteranno sempre meno di pagare un livello di prezzo iniquo, causato da inefficacia e inefficienza della filiera che va dal “produttore al consumatore”, intesa anche come numero degli intermediari commerciali che la sostengono e la promuovono.

Ulteriori considerazioni devono poi essere fatte a proposito del supporto finanziario di cui le imprese hanno bisogno. Mettere insieme il “come fare business” con il “come fare finanza” sarà di capitale importanza per le aziende che vogliano avere un futuro.

SOPRAVVIVENZA, INNOVAZIONE E SVILUPPO

La nostra ventennale esperienza nell’ambito della formazione, consulenza e coaching, messa con successo al servizio di migliaia di persone, centinaia di imprenditori e qualche decina di aziende, ci consente di esprimere il nostro pensiero anche negli aspetti maggiormente legati al mondo del business, della finanza e del controllo di gestione delle imprese. Un tema che talvolta abbiamo affrontato, anche grazie al supporto di qualificati partner, nei vari progetti di ricambio generazionale o manageriale ma ancor più frequentemente in quelli di sviluppo organizzativo.

Nel mio ruolo di business ed executive coach, mi trovo tra l’altro a confrontarmi spesso su questi argomenti, soprattutto negli ultimi tre anni. In particolare, da quando affianco più intensamente gli imprenditori nella ricerca del modo di affrontare gli sviluppi futuri delle varie attività che gestiscono, noto in loro un certo disorientamento. Una difficoltà causata prevalentemente dalla “crisi” che sta provocando molta frustrazione, tensione e insicurezza ma anche dalla situazione di grande “incertezza del mercato”, una difficoltà che si vive in Italia ancor più che in altre parti del mondo.

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Per molte aziende mettere insieme risposte adeguate alle necessità di sopravvivenza, con quelle di innovazione e di sviluppo, è qualcosa di molto arduo da affrontare. Il desidero di estendere le riflessioni su questo tema è quindi molto forte per tutti gli imprenditori; per noi, lo scopo è come sempre quello di fornire alcuni spunti che siano utili sia a coloro che usufruiscono già di adeguati servizi di consulenza, sia ad altri che potrebbero trovarsi più o meno e per i più diversi motivi in questa situazione.

Di questi tempi, in Italia e a maggior ragione nel Nord Est, anche i modelli di business della PMI, relativi a molti settori artigianali, commerciali, industriali e professionali, dovrebbero diventare oggetto di una profonda rivisitazione. Questa necessità che sta diventando sempre più impellente, riguarda soprattutto quelle aziende che scoprono di essere in ritardo, rispetto alle necessità di cambiamento che si stavano manifestando negli ultimi dieci anni.

La crisi economica, strutturale e politica che stiamo attraversando nel nostro paese, sta evidenziando quanto sia determinante imprimere una forte accelerazione nel considerare lo stato dell’arte attuale delle imprese, in rapporto alle reali e concrete possibilità di sviluppo futuro del business.

Oggi, operando a maggior ragione in contesti poco rassicuranti, gli imprenditori non possono più essere lasciati soli ad affrontare l’incertezza e ad interpretare i fenomeni che scaturiscono dalle influenze esterne ed interne alla loro organizzazione; la maggior parte di loro deve scoprire assolutamente quale può essere il modo più realistico, e sottolineo “realistico”, per recuperare competitività nel mercato globale in armonia con i valori del fare impresa a livello locale (GLOCAL SITUATION).

NB: Per approfondire i temi trattati in questo articolo partecipa al corso: IMPRENDITORI OGGI

Educare allo sport … per guadagnare più sport

Lo spettacolo che si è visto durante la finale di “Coppa Italia” di quest’anno 2013 è scandaloso e mostra la china pericolosa a cui si è arrivati nel nostro paese. Io personalmente non credo che le forze dell’ordine siano arrivate al punto di prendere specifici accordi con gli ultras, ma comunque in ogni caso il fatto che non sia più in grado di garantire un normale svolgimento di un evento sportivo, è emblematico, infatti anche alla fine della partita c’è stata invasione di campo. Gli eventi che hanno preceduto la partita sembrano apparentemente scollegati, chi gira con una pistola in tasca e la estrae appena vede un tifoso di un’altra squadra o dopo che ci si è azzuffati per qualche “sfottò”, non è precisamente normale.

Giocatori che trattano e rabboniscono tifosi è una cosa che si vede troppo spesso, armi improprie che passano i controlli sono un pericolo per il 99% di tifosi tranquilli. Bandiere di società o maglie abbandonate davanti alle curve in segno di resa offendono città intere. Le curve e moltissimi Ultras sfogano soltanto le loro frustrazioni o peggio reggono il gioco ad altri “giochi delinquenziali”. Invasioni di campo, atti vandalici, violenze, aggressioni quasi ogni domenica rendono ormai il calcio un “colosseo del 21° secolo”.

A noi qui non compete entrare nel merito delle scelte politiche, o istituzionali, ma è utile ricordare che tutto parte dall’educazione e dalla formazione che hanno le persone. Ad alti livelli è diventato uno Show Business e purtroppo il fenomeno deformato sta contagiando anche le categorie minori e i settori giovanili soprattutto del calcio che è lo sport più diffuso. Servirebbe investire risorse a tutti i livelli per mettere un argine al degrado dei significati, dei valori e dei comportamenti che si vivono nei contesti sportivi. E’ importantissimo educare e formare dirigenti, allenatori, genitori, giovani atleti di ogni sport sulle gravi conseguenze che si possono creare nella società tutta se si vive lo sport come un momento di “sfogo” o di “prevaricazione verso gli altri” per imporre con forza e violenza le proprie “Bandiere”. Immolare lo sport sull’altare dello Show Business è molto pericoloso e può generare effetti dannosissimi a lungo termine. Quando si mescolano ideologie e fisicità, politica e malcontento sociale, quando si trasforma il concetto di sfida, in combattimento, il rischio che si arrivi alla Guerra è alto.

Gruemp ha dedicato da tempo un titolo all’area di servizi dedicati all’ambito della formazione e del Coaching sportivo e cioè “FORMATI PER PER LO SPORT”; un titolo che a seconda di dove si pone l’accento sul termine “formati” assume un significato diverso, o si è già formati e si vuole migliorare o si è poco formati e serve iniziare ad esserlo. Non è possibile più pensare allo sport e ai suoi molteplici attori coinvolti ne troppo lontani e magicamente immuni dalle regole del mercato e del Business, ma nemmeno troppo fuori dalle leggi e dalle regole di convivenza civile. Il rischio di favorire lo sviluppo di pericolose “zone franche” dove le leggi si possono aggirare facilmente è un rischio gravissimo che altri paesi d’Europa hanno saputo frenare e ridurre moltissimo. Come sempre serve che ognuno faccia la sua parte e in certi casi chi gestisce e organizza lo sport in Italia dovrà iniziare a prendere delle linee e delle decisioni chiare e nette a vantaggio di tutti, anche nell’interesse delle tante persone che investono e lavorano in questo grandissimo mercato. Educare allo sport per guadagnare più sport…potrebbe essere uno slogan interessante.

 

FormazioneAmica: “Il Team Building”

L’essere umano, è per definizione un animale sociale, spesso però possiamo verificare come non sia per niente socievole.

Viviamo tutti un graduale processo di socializzazione e ne impariamo l’importanza fina da piccoli, stando nel gruppo famigliare, in quello scolastico, nei gruppi sportivi, nel tempo libero con gli amici fino ad arrivare ai gruppi di lavoro. Nonostante le persone siano costantemente inserite in relazioni e situazioni di gruppo, come mai hanno così grande difficoltà a saper stare in gruppo in modo positivo e ancora di più quando si chiede loro di fare squadra?

Ci potrebbero essere molte risposte possibili: una può essere che le persone adulte a un certo punto della loro vita pensano di poter bastare a se stesse, di poter fare a meno degli altri, di non avere bisogno di aiuto.

Questa prospettiva errata da tutti i punti di vista, appare come una grossolana ingenuità umana, una forma di inconsapevolezza, di immaturità o frutto di un’illusione spesso dovuta ad un eccesso di “benessere economico”. Siamo, infatti, sempre inseriti in un gruppo, piccolo o grande che sia, siamo sempre in relazione con qualcosa o con qualcuno, ma ci vogliamo illudere di non ricevere alcun tipo di influenza da queste relazioni o di poterle gestire solo a nostro personale vantaggio.

Nel mondo di oggi dove tutto si è connesso con la globalizzazione, portare con sé ancora l’idea di poter vivere isolatamente chiusi nei propri egoismi sperando di poter soddisfare i nostri bisogni, pur leciti, senza interagire più di tanto con gli altri, è un grave errore nella prospettiva di vita. Ci dimentichiamo troppo spesso che abbiamo bisogno gli uni degli altri, niente che valga veramente la pena di essere fatto completamente da soli.

Un gruppo è più della somma delle singole parti, e per ricordarlo ci basti rifarci al celebre motto dei quattro moschettieri del romanzo di Dumas: “Tutti per uno e uno per tutti”; l’esempio di un vero spirito di squadra.

La squadra è dunque l’evoluzione del concetto di gruppo, è un suo qualificato sviluppo formale e sostanziale che nel gergo delle scienze umane viene chiamato Team Building, saper costruire una squadra.

Per approdare all’idea di Team, di Squadra, serve però avere chiare le esigenze e caratteristiche distintive di ogni singola individualità facente parte del gruppo, poi serve maturare un’idea condivisa dello stare insieme e dei motivi che coagulano persone diverse passando infine al gestirsi e intendersi squadra che desidera raggiungere obbiettivi comuni, sfidanti e/o eccellenti.

Quali caratteristiche allora sono presenti in una squadra?

  • Un obiettivo comune condiviso da tutti;
  • Un senso di sfida nel voler raggiungere un miglioramento significativo;
  • Un forte coinvolgimento, compartecipazione, sintonia tra tutti i componenti;
  • Le responsabilità e i ruoli dovranno essere definiti e distribuiti;
  • Il desiderio di crescere come squadra, nella squadra, con la squadra ;
  • La leadership che deve essere riconosciuta, accettata, rispettata, seguita.

Per gestire questi e molti altri aspetti che caratterizzano la vita di una squadra, sia nell’ambito interpersonale, sia in quello lavorativo, sia nello sport, serve saper gestire e gestirsi nelle dinamiche conflittuali che possono emergere nel gruppo e che potrebbero minare la coesione del team.

Per questo motivo è importante anche saper fare rendere al meglio le differenze individuali mettendo la diversità e le rispettive potenzialità, al servizio del gruppo.

  • In squadra i problemi si risolvono più facilmente;
  • In squadra tutti sono importanti;
  • In squadra tutti possono dare un contributo;
  • In squadra lo stress si supera meglio;
  • In squadra ci si motiva reciprocamente;
  • In squadra si rema tutti dalla stessa parte.

Perché una squadra possa vincere le sfide prefissate serve fare accadere tutto questo. Vista l’importanza e la complessità del tema, ecco spiegato il motivo per cui i corsi di formazione esperienziale sono utili e molto impattanti su questi temi e perché sono altrettanto utili anche formatori e coach in grado di insegnare alle persone come poter riuscire a fare gruppo e squadra positivamente.

Serve ritrovare un più concreto valore del saper stare insieme, nonostante le nostre vite siano permeate dall’idea di essere collegati con tutti attraverso i moderni social network. Considerarsi semplicemente collegati, non può bastarci, serve molto di più per sentirsi appartenenti a un gruppo e poter riuscire a definirsi squadra.

Per stare in gruppo e saper fare squadra serve imparare ad accettare la condivisione, è necessario imparare a confrontarsi e comunicare, bisogna saper comprendere i bisogni degli altri, imparare ad assumersi la responsabilità del proprio ruolo e del proprio contributo, imparare ad accettare la leadership e collaborare.

Guarda il video dell’argomento: http://www.youtube.com/watch?v=SOKmmT3ki7U

Scarica qui di seguito il PDF dell’argomento: GRUEMP_FormazioneAmica_Team_Building

Armin Zöggeler – L’Autodisciplina di un uomo diventa Leggenda

Rendiamo omaggio ad un atleta che è entrato nella leggenda dello sport, Armin Zöggeler.

Alla sua sesta olimpiade ha vinto la sua sesta medaglia, un bronzo che a quarant’anni vale più di un oro, a suggello di una carriera mostruosa. Armin ha vinto in vent’anni di agonismo nello slittino: 2 ori – 1 argento – 3 bronzi Olimpici, 6 ori – 5 argenti – 5 bronzi ai mondiali, 4 ori – 6 argenti – 8 bronzi agli Europei, 2 ori – 1 argento Juoniores, 10 volte vincitore della coppa del mondo con altri 120 podi, 1 coppa del mondo Juniores, 15 ori – 1 argento – 1 bronzo ai campionati Italiani.

Un uomo da leggenda che rende onore all’Italia, all’arma dei Carabinieri del quale è atleta, allo sport sano e pulito, un portabandiera d’eccellenza che il mondo ci invidia. Le vittorie di Armin sono frutto di una vita regolare, sobria, coerente, autodisciplinata, organizzata, fuori dai clamori dei media e del gossip, una vita senza fronzoli ed essenziale.

La sua ultima impresa di Sochi, con la medaglia di Bronzo, lo porta sul tetto del mondo, mai nessun atleta ha vinto tanto, un’epopea inarrivabile. Dice Armin: “Dopo che con mia moglie, parlo soprattutto con il mio slittino”, a chi non ha conoscenze di mental training questa può sembrare una pazzia e invece non è così. Armin conosce a fondo i segreti e le strategie per sapersi auto motivare, per sapersi autodisciplinare, per chiedere il meglio a se stesso e al suo essere psicofisico, infatti dice: “prima della gara mi isolo da tutto e tutti, non parlo con nessuno, mi posiziono mentalmente in un posto tranquillo, che realmente esiste nella mia Merano, dove trovo il meglio di me stesso, faccio il mio Training, la gara la faccio mentalmente migliaia di volte, vedo già tutto prima, poi in gara basta rifare tutto nello stesso modo, non mi serve nemmeno guardare la pista mentre scendo”. Certo che per lui ormai tutto questo è semplice e fa parte di anni e anni d’intenso allenamento e tantissima autodisciplina, ma questi concetti, queste strategie si possono imparare oggi anche con l’aiuto di un mental coach personale, una persona che si possa occupare di rendere un atleta o una squadra eccellenti dal punto di vista mentale ed emotivo.

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L’autodisciplina di Zöggeler appare così come un esempio da portare nelle scuole, nelle aziende, in tutti gli sport, persino nella politica. Poche parole, idee chiare, obiettivi sfidanti, piani d’azione calcolati, costanza, metodo, impegno dedizione e passione al top. Niente abusi, niente distrazioni, niente perdite di tempo, niente che non dia un qualche beneficio e grande rispetto delle regole di vita, dello sport e della sua rischiosissima disciplina. Tutto questo servirebbe non solo a un atleta che per una vita si è buttato a 140 km orari, su una pista ghiacciata rischiando anche gravi incidenti o la vita stessa, ma anche a ognuno di noi per riuscire a condurre una vita di qualità navigando tra le onde tempestose di un mondo complicato e sempre più in subbuglio. Grazie Armin per averci dimostrato quanto paghi l’autodisciplina, il controllo di sé, l’umiltà, la fermezza di spirito, il coraggio e che tutto ciò sia già dentro di noi. Grazie per averci confermato che serve impegnarsi e allenarsi duramente per poterle esprimere ad alti livelli, nello sport come nella vita, ma soprattutto grazie per averci insegnato che è possibile farlo.

Conseguenze delle aspettative dei genitori sui figli… Il campionismo

Prendo spunto da una notizia recente riguardante un padre accusato dalla Procura di Treviso di maltrattamenti in famiglia per aver costretto il figlio a svolgere in maniera ossessiva attività agonistica, per aver condizionato le manifestazioni di affetto nei suoi confronti ai risultati raggiunti, per averlo indotto ad assumere prodotti iperproteici del tutto inadeguati all’età con l’obiettivo di potenziarne il fisco.
Leggi la fonte: http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2013/10/15/news/doping-al-figlio-per-farne-un-campione-1.7924379.

Il fenomeno non è nuovo ma purtroppo sta ormai diventando un vero e proprio problema relazionale, educativo e sociale; gli esperti e gli psicologi dello sport lo chiamano “campionismo”. I cosiddetti “-ismi” stanno di solito a indicare una degenerazione di comportamenti che invece di rientrare nei limiti sociali di accettabilità, degenerano in estremizzazioni dannose; ricordiamo ad esempio bullismo, razzismo, alcolismo, feticismo, fanatismo, etc…

Questa questione è più complessa, ma se ci soffermiamo a pensare, siamo costantemente stimolati da vari fenomeni di massa creati da personaggi pubblici che anche nello sport assumono i connotati di veri e propri miti, supereroi che guadagnano uno sproposito di soldi e che sono idolatrati più dai genitori che dai giovani ragazzi. Genitori questi che in gioventù ritengono di aver fallito nello sport o semplicemente non sono arrivati ai livelli auspicati.
Questo tipo di genitori può commettere il grave errore di riversare le proprie frustrazioni ed eccessive aspettative sui figli che fanno sport. Si creano così conseguenze negative e danni alla maturazione psicofisica ed emozionale dei giovani ragazzi.

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Servirebbe invece lasciar loro la libertà di divertirsi, la possibilità di vincere o perdere, lasciando inalterata quella grande valenza educativa al successo e alla sconfitta che lo sport può offrire ad un giovane come ad un adulto. I disagi dei genitori spesso però ricadono sui figli, e accentuare quest’aspetto anche nel loro tempo libero e nello sport significa essere persone adulte solo all’anagrafe.
Doping precoce, cattive abitudini alimentari, scarsi rendimenti scolastici, eccesso nell’uso di tecnologie, cattiva gestione del tempo libero, sono altri campanelli d’allarme importanti che un genitore dovrebbe saper governare assieme al figlio in una partnership costruttiva.

Un buon coach, come un buon padre non pretende mai dal suo atleta quello che questo non può dare o qualcosa che non sia nelle sue reali potenzialità, ambizioni o desideri. Un atleta, come un figlio non può andare oltre il proprio limite inconsapevolmente solo per aderire alle aspettative del suo allenatore o dei suoi genitori.

Campioni a volte si nasce, spesso lo si diventa, ma la vita nel lavoro, in famiglia, nello studio, nello sport ha bisogno soprattutto di “persone sane e consapevoli”; servono uomini e donne, giovani o adulti equilibrati e competenti, sereni e innamorati della vita… non solo dei campioni a volte anche di pessimo esempio.

Essere o non essere…genitori 2.0?

Quando mi è stato spiegato che sarebbero stati attivati dei corsi di formazione, degli incontri studiati ad hoc per dare spunti e mezzi nuovi a genitori ed educatori per seguire bambini e ragazzi sono rimasta perplessa. Io, che genitore lo sono da meno di due anni, non nego che un po’ mi sono spaventata e mi è tornata in mente una frase che ultimamente mi è stata detta di frequente: bambini piccoli pensieri piccoli, bambini grandi pensieri grandi. Insomma notti insonni, cambi di pannolini e capricci non sono nulla a confronto di quello che mi aspetta. Gap generazionale? Mi sentirò inadeguata a fronteggiare problemi e richiesti di una adolescente 2.0?Non si sa, fatto sta che i genitori che si trovano a quasi non saper mandare una e-mail e hanno figli di 10 anni che sanno aprirsi un profilo in Facebook sono parecchi. Molti più di quanto si possa pensare. Il problema non è solo la tecnologia, il nuovo modo di comunicare sempre meno verbale e più tecnologico. Il problema è anche la mancanza di tempo dedicato, del saper capire le priorità della famiglia, di essere figure adulte pronte a diventare un punto di riferimento. Ecco il coaching come strategia di formazione arriva in soccorso, aiuta a fare ordine, a trovare i punti nevralgici a rispolverare l’autostima e tanti altri “dettagli” che non sono per forza un gap generazionale.

Quando il coach è di moda

Coach è una parola di gran moda, non c’è dubbio. Il coach viene aggiunto a quasi tutto, come il sale, come qualcosa che da più gusto a tutto. Se fino a qualche tempo fa quando si tirava in ballo il “coach” era collegabile ad un evento sportivo: oggi il significato si è allargato prendendo in considerazione la concezione del termine più ampia, quella collegata all’allenamento, che non è solo quello fisico. Esiste anche l’allenamento mentale, quello sulle competenze trasversali e su altri aspetti manageriali, ed i formatori lo sanno bene visto che negli ultimi anni hanno contribuito all’affermarsi di questa efficace metodologia. Non a caso il mental coach è una figura professionale conosciuta e collaudata. Va in supporto agli imprenditori piuttosto che agli studenti, anche ai genitori (date un’occhiata al corso Genitori Interattivi di Gruemp). A quanto pare non finisce qui, il coach va in aiuto anche agli sposi, leggevo qualche giorno fa della nuova figura del wedding coach, che consola le spose agitate e convince i futuri mariti poco sicuri della scelta del grande passo, piuttosto che il beauty coach (o qualcosa di simile) che aiuta, sembra attraverso il coaching e la motivazione, a riprendere fiducia in se stessi attraverso l’accettazione della propria immagine, magari aiutando a migliorarla con un corso di trucco.  Forse c’è un po’ di confusione e di eccesso sia nell’uso del termine coach, che nei contenuti. I mental-business-life-sport coach possono veramente aiutare le diverse problematiche, ma serve sempre quella professionalità, e aggiungo anche il corretto uso dei termini, che evitano di creare confusione, far perdere soldi e ulteriore fiducia in se stessi. Non basta aggiungere un sostantivo ad un termine di moda per creare un professionista. Erika Bollettin

GRUEMP LANCIA LA PRIMA NOVITÀ 2013: App iGruemp

Ecco giunti al momento più atteso da tutta la clientela GRUEMP all’inizio di questo nuovo anno. Come promesso vi sveliamo la sorpresa che vi avevamo promesso. È uscita la nuova applicazione ufficiale di GRUEMP per smartphone e tablet… vi presentiamo iGruemp, l’applicazione mobile che integra tutte le informazioni, i servizi e le interazioni possibili con GRUEMP.

Un plauso va sicuramente a Damiano Frasson che in un momento dificile, come quello che molte aziende stanno vivendo in Italia, ha investito tempo e risorse sulle nuove tecnologie per la realizzazione di questo innovativo strumento.
Un altro plauso va a Andrea Frasson e Andrea Faliva che hanno lavorato intensamente per realizzare la App e per far si che tutto fosse pronto per questa data.
Loro dicono: “Abbiamo fatto un ottimo lavoro di squadra e siamo molto soddisfatti del risultato. Vogliamo ringraziare GRUEMP per l’opportunità che ci ha dato per sperimentarci.”
Pochi giorni fa la App è stata presentata in anteprima a Claudio Frasson… ecco il suo primo commento: “Pazzesco! non avrei mai pensato che saremmo arrivati a questo punto. Avete fatto uno straordinario regalo a me e a tutti i clienti AMICO di GRUEMP”.
“Innovazione nella tradizione” per GRUEMP non è un semplice slogan.

Cos’è e Perché è importante nello sport il mental training?

Il Mental Training è un insieme di strategie di potenziamento del potenziale umano e si occupa di quella parte dell’allenamento che concerne l’area mentale-emotiva dell’atleta. Per tale ragione, scopo del Mental Training è quello di allenare la forza mentale dell’atleta. La presupposizione è quindi che la forza mentale possa essere allenata e conseguentemente acquisita da tutti.  Oggi con l’evoluzione dei sistemi di allenamento fisico e quindi che riguardano la preparazione atletica, sono cresciuti anche i sistemi di allenamento psicologico, motivazionali ed emotivi degli atleti in ogni disciplina. Quindi potremmo dire che per diventare atleti ad alto livello professionistico, servono senza dubbio delle predisposizioni fisico atletiche ma poi si può diventare dei campioni soprattutto curando molto l’allenamento mentale e motivazionale per poter dare delle performance al TOP. L’allenamento mentale è l’allenamento degli stati d’animo e, come ogni altra forma di allenamento, si basa su un principio fondamentale: la volontà, da parte di chi intende intraprenderlo, di sottoporsi a questa forma di allenamento. In altre parole: nessun successo e nessun miglioramento evidente sarà possibile a meno che l’atleta non decida liberamente e con convinzione di intraprendere la via dell’allenamento mentale. Si tratta infatti d’un vero e proprio viaggio che l’atleta compie e che richiede, come ogni altra forma di allenamento, applicazione, costanza e determinazione, nonché la guida d’un coach competente e preparato.

dott. Damiano Frasson – Motivatore, Formatore, life & sport Coach

La formazione come investimento sul capitale umano

Seguendo una Filosofia della formazione continua, che purtroppo nel nostro paese non si è ancora affermata come sarebbe necessario, può essere utile chiarire qualche aspetto sul come e perchè le persone e le aziende dovrebbero investire di più nella formazione.

Attraverso la formazione continua si migliorano non solo le persone favorendo uno sviluppo del loro capitale umano, ma anche i processi di lavoro e quindi l’azienda. La formazione sulle competenze trasversali sopratutto crea i presupposti perchè le persone possano trasferire gli apprendimenti fatti durante la formazione non solo al loro ambito professionale ma anche a quello più ampio, e non meno importante, della loro vita personale.

Per approfondire questi e altri concetti clicca qui 

Motivazioni per gestire il cambiamento

Nel numero di GLAMOUR di settembre 2012 è stato pubblicato un interessante articolo che racconta alcune storie di persone, che sfidando stereotipi, luoghi comuni e pregiudizi, sono riuscite a migliorare la loro vita anche affrontando cambiamenti radicali.

LA GIOIA DI ESSERE NO LIMITS: Psico cambiare vita di Loredana Saporito.
All’interno intervento del dott. Damiano Frasson (gruemp.it): Riprogrammati in modo sostenibile

Qui di seguito trovate il link per leggere l’articolo: Glamour Settembre 2012