emozioni

LA COMUNICAZIONE EFFICACE

La formazione sulla comunicazione efficace, assertività e ascolto attivo, ci può aiutare a prevenire molte situazioni di difficoltà relazionale. Aiuta ad acquisire informazioni, conoscenze e situazioni di apprendimento che facilitano l’ascolto di sé e la comprensione anche di questi meccanismi e funzionamenti che spesso ci provocano ansia e preoccupazione. Attraverso una buona formazione sulla comunicazione si impara a riconoscere le nostre emozioni, a gestire positivamente eventuali paure e a migliorare il rapporto con se stessi e con gli altri. Molte persone intervistate sulle loro capacità di comunicazione, riferiscono tendenzialmente la responsabilità del loro insuccesso comunicativo all’atteggiamento degli altri nei loro confronti, mettendo poco in risalto eventuali proprie lacune. Ci si aspetta sempre di essere ascoltati ma si da poca importanza all’essere buoni ascoltatori, mentre in ogni buon corso sulla comunicazione l’ascolto riveste un ruolo cruciale. La comunicazione è un’importantissima competenza che permeando tutta la nostra quotidianità, rende più complesso riconoscere e gestire le sue regole, che pure esistono, criteri studiati e definiti scientificamente in innumerevoli studi.

Abbiamo quasi la sensazione che cambiando interlocutore ciò che eravamo riusciti ad esprimere a qualcun’ altro non funzioni più e così attribuiamo all’altro la responsabilità dell’inefficacia, al suo carattere, ai suoi comportamenti, ma non è sempre così. Una competenza per essere tale deve essere espressa con determinati risultati, quindi se non abbiamo determinati risultati significa che non siamo così competenti come crediamo o vorremmo essere. Per ottenere risultati, anche nella comunicazione come in ogni altro ambito della vita serve esercitarsi, serve acquisire per un lungo periodo la capacità, serve mantenere allenato il muscolo, serve appunto acquisire quella che chiamiamo “padronanza”, serve sapersi adattare a persone diverse, a contesti diversi, a situazioni diverse, serve essere situazionalmente focalizzati su ciò che vogliamo ottenere dalla nostra comunicazione. La velocità degli eventi, la complessità di interazioni sociali, la varietà di strumenti comunicativi rendono sempre più importante fare una buona formazione per acquisire competenze comunicative sia interpersonali che attraverso i media, perché il grande gioco della comunicazione favorisce o penalizza molti dei risultati che otteniamo nella nostra vita personale, professionale, sociale.

Dott.ssa Annalisa Tria
Formatrice – Counsellor di GRUEMP
Sito Personale: www.annalisatria.it

ASCOLTATI BENE CHE PARLANDOTI… PASSA

Noi non parliamo soltanto agli altri ma anche a noi stessi, dimentichiamo troppo spesso che le prime due orecchie che sentono quello che diciamo sono le nostre. Anche quando non esprimiamo verbalmente alcuna parola, il nostro pensiero forma nel nostro cervello le parole che pensiamo o immagini simboliche corrispondenti quindi, siamo sempre in comunicazione almeno con noi stessi.

Le parole che utilizziamo e le immagini che pensiamo, contribuiscono a modificare la percezione che noi abbiamo dei fatti che ci accadono, delle sensazioni che proviamo, delle emozioni che ci coinvolgono. Non soltanto le parole incidono su questo aspetto, ma le parole e il parlarsi a sé stessi sono il focus di questo articolo.

Facciamo una prova immaginiamo, appunto, che stiamo assistendo alla Televisione, ad una notizia di una tragedia familiare accaduta in un paese vicino al nostro, e noi mentre la Tv commenta la notizia pensiamo o bisbigliamo dicendoci così:

  • Oddio senti cos’è successo, che tragedia – mi tremano le gambe all’idea che possa accadere a me – potrebbe proprio capitare anche a me di perdere la testa così…e cosa faccio? – Come reagirei? – Mio dio… che dramma… mi viene già l’ansia…senti che tachicardia – Appunto senti che ansia che mi ha messo questa notizia – dappertutto notizie tragiche e qua vicino a casa mia, mi verrà male alla testa oggi – ma come mai penso queste cose? – forse ho proprio paura che accada anche a me… e se capita cosa faccio? – mamma mia che Ansia

Questo circolo vizioso quando è innescato può farci fare anche un pericoloso corto circuito dagli effetti imprevedibili, perché ce lo siamo innescati da soli?

  • 92 parole usate in una sequenza di 10 frasi di cui 4 Domande/con dubbio, il tutto contenente all’interno le parole: 3v Ansia, 2 Tragedia, 1 Tremare, 1 perdere, 1 dramma, 1 tachicardia, 1 male, 2 Oddio; trasmettendo senso di impotenza, pericolo imminente, forte potenzialità e vicinanza dell’evento.

Pensi che stiamo semplificando troppo? Non è così, questo è un semplice esempio di come si creino “inutilmente” effetti negativi sul nostro sistema psicofisico, attraverso un uso scorretto delle parole e della nostra comunicazione interpersonale e intrapersonale.

Di fronte allo stesso evento/notizia cosa avremmo potuto dire o dirci più correttamente?

  • caspita purtroppo anche oggi un notizia brutta e triste, mi spiace per quelle persone a cui è accaduto un fatto così grave – per fortuna non è accaduto a persone di mia conoscenza o a me – mi auguro proprio di continuare a stare bene come ora nella mia famiglia – chissà quali saranno i motivi… – io amo la mia famiglia e i miei figli e farò di tutto perché non accadano mai, tra noi, cose così brutte o spiacevoli – dedico un pensiero o una preghiera a quelle persone che hanno subito questa brutta situazione.

I pensieri che noi facciamo sulle nostre percezioni e le parole che utilizziamo per descriverci o comunicare la nostra realtà, sempre più caotica e complessa, determinano le nostre emozioni e quindi poi le nostre condizioni psicofisiche e comportamentali. Ascoltarsi bene è dunque necessario e utile, a patto che poi ci si impegni anche a parlarsi costruttivamente e positivamente, mettendoci in condizione di agire per il meglio. Per allenare queste capacità contatta GRUEMP e il tuo life coach di fiducia.

Dott. Damiano Frasson
Formatore – Consulente – Coach di GRUEMP

GESTIRE LA “PAURA” PER VINCERLA …

Il periodo storico che stiamo vivendo purtroppo è intriso di “paura”. Questo contributo vuole semplicemente dare qualche spunto per poter continuare a vivere più positivamente la nostra quotidianità, riducendo l’inevitabile impatto negativo prodotto dai drammatici fatti accaduti.

Siamo soliti considerare la paura come una sorta di nemico che ci impedisce di raggiungere i nostri risultati e di esprimerci al meglio, e in effetti spesso è così. Appare quindi utile chiarire qualche aspetto a riguardo della paura. I motivi che la scatenano diventano utili per poter imparare molto su di noi, sugli altri, sulle nostre emozioni, sui nostri pensieri, sul mondo che ci circonda.

La paura è composta da 2 fasi e si sviluppa in un’area del cervello chiamata Amigdala:

  • Allarme – il cervello si prepara ad una eventuale azione
  • Conferma – la corteccia prefrontale dichiara il falso allarme o agisce

Quando percepiamo una condizione eccessiva e improvvisa di timore/paura l’Amigdala  si attiva per proteggerci da un imminente pericolo percepito come “molto probabile”, ci mettiamo in uno stato di allerta. Il cervello richiama automaticamente passati ricordi spiacevoli per essere pronto a difendersi da potenziali pericoli, conseguentemente il cuore pompa sangue più velocemente, il battito aumenta, i muscoli si ingrandiscono o si preparano ad essere subito reattivi, i peli si rizzano, aumenta la sudorazione. Quindi esistono diversi meccanismi neurofisiologici che sono collegati alla paura tramite l’attivazione sensoriale che di per sé è positiva e ci protegge.

Se noi avessimo paura di tutto o quasi saremmo in preda, purtroppo, a gravi disturbi o patologie, idem se non provassimo paura per nulla; quindi il nostro sistema nervoso ci aiuta a riconoscere diversi livelli di paura facendo riferimento a ciò che percepisce e a esperienze precedenti. Spesso però siamo noi stessi che alimentiamo alcune nostre paure che potrebbero invece essere relegate semplicemente a lievi e normali timori, perché ci accolliamo pensieri negativi ed errate percezioni della realtà. Spesso siamo colpiti da paure più o meno conrete che possono anticipare anche eventi nefasti. Questi eventi possono avere una bassa o un’alta probabilità di concretizzarsi ma noi, ritenendoli troppo imminenti e molto vicini, aumentiamo con i nostri pensieri pre-occupazioni che, se trattenute e alimentate per lungo tempo, diventano paure.

Quando ci si abitua a non prendere decisioni si continua a procrastinare non affrontando le piccole normali situazioni della quotidianità, si evita di vivere anche ciò che oggettivamente ci potrebbe fare del bene, ci si abitua a vivere come drammatica e definitiva ogni piccola sconfitta o insuccesso della vita: il fatto che le paure pian piano si impadroniscano di noi è inevitabile. Così facendo continuiamo a percepire responsabile il mondo esterno degli stimoli e delle paure che ci vengono riversate addosso dall’informazione dei media, senza attivarci responsabilmente per farne oggetto di una più attenta riflessione o di una critica personale. L’effetto che otteniamo, così facendo, sarà quello di aumentare a dismisura una serie di sensazioni che vengono interpretate dal nostro cervello come segnali premonitori di un “imminente disastro”, di imminenti catastrofi, di guai serissimi in arrivo, di prossime potenziali malattie. Ecco allora che invece serve imparare a saper affrontare le proprie difficoltà quotidiane distinguendo comprensibili timori da paure più oggettive. Per fare questo è necessario imparare ad utilizzare al meglio i nostri pensieri, le nostre potenzialità, la capacità di riflettere più oggettivamente su ciò che ci accade per comprendere se ci sono elementi di “criticità” che possono tornarci utili per trasformare la paura che proviamo in nuovi elementi di motivazione. Imparare a trasformare la paura in energia propulsiva o in opportunità di apprendimento è una straordinaria chiave motivazionale per la nostra vita. Fare questo diviene utile per conoscersi meglio e imparare a distinguere ciò che ci fa stare bene da ciò che ci fa stare male, ciò che ci motiva e ciò che ci demotiva, ciò che ci dà piacere da ciò che ci provoca dolore, acquisendo padronanza, intelligenza emotiva, capacità di autogestione e automotivazione.

Dott. Damiano Frasson
Formatore – Consulente – Coach di GRUEMP

DA PAUROSA-MENTE… A POSITIVA-MENTE

Oggi va di gran moda parlare, fare conferenze e scrivere di paura. Quasi ogni edizione di un telegiornale, su qualsiasi media, inizia con informazioni di drammi, guerre, omicidi, disastri. In effetti è una delle emozioni più provate dagli esseri umani ma ci sono anche: gioia, serenità, felicità, tristezza, rabbia, invidia, gelosia, nostalgia, vergogna, tenerezza, etc. Senz’altro gli eventi spesso drammatici che invadono quotidianamente le nostre case attraverso i media non creano le condizioni perché la paura stia lontana dai nostri pensieri, però, anche un’emozione di paura, prima di manifestarci in tutte le sue declinazioni e criticità peggiorative come panico e fobia, vive e si nutre di un certo tipo di pensieri e atteggiamenti.

Alcuni dati statistici forniti da ADN-Kronos, indicano che sono oltre 2 milioni gli italiani che soffrono di “disturbo da attacchi di panico”, 9 su 10 vivono spesso stati d’ansia, depressione e panico aggrediscono moltissimi manager, circa il 45% dei lavoratori digitali sembra accusi disturbi da Netdipendenza o tecno stress, questi e altri dati sono in fortissimo aumento in tutte le società ad alto sviluppo tecnologico e sono quasi assenti in altre culture. A dire la verità sembra soffrissero di ansia e panico anche Aristotele, Platone, Petrarca, Napoleone e altri famosi personaggi della storia, quindi molto probabilmente il problema viene da lontano ed accompagna l’uomo da secoli. Improvvisa ed intensa sudorazione, batticuore, un repentino nodo alla gola, irrigidimento muscolare, una nausea istantanea e forti dolori al petto insieme ad una impensata paura di morire; ecco come si presenta un disturbo da attacco di panico. In questi casi serve necessariamente rivolgersi al proprio medico che a sua volta può inviare ad uno specialista, è fortemente sconsigliato il fai da tè o approcci palliativi.

Ci sono indubbiamente fattori biologici e psicologici scatenanti, ma continuare a vivere immersi nella frenesia dei media, facendosi travolgere da miliardi di click ogni giorno o centinaia di input ogni ora, tra i-phone, pc, social, Tv, sms, chat, altre tecnologie per lo svago e il tempo libero, non aiuta di certo a diminuire ansietà e stress.

Quando lasciamo che la tecnologia sviluppi il suo effetto invasivo e pervasivo facendole prendere il sopravvento sul nostro autocontrollo, sulla capacità di riflessione, sul senso di efficacia, sulle capacità di ragionamento e scelta, come esseri umani abdichiamo alla nostra superiorità di uomini sulle macchine e diventiamo facili prede di qualsiasi paura noi possiamo percepire (vedi Matrix 1999). Serve allora accettare che il grande aumento di figure professionali nuove ed esperte in “relazioni d’aiuto”, come educatori, counsellor, coach, agevolatori del benessere, formatori e mental trainer, dimostrano quanto stia aumentando l’esigenza di cercare rimedi concreti all’essere immersi in un contesto sociale che spesso ci fa “paura”. Ecco allora che, considerata improbabile, a breve, una diminuzione degli eventi negativi, o un diverso orientamento di governi e media, diventa urgente che le persone imparino come sviluppare, mantenere e potenziare un atteggiamento mentale positivo, una visione creativa e dinamica della vita, una capacità di autocontrollo dei propri pensieri e delle emozioni, dei propri comportamenti e dunque della propria mente. Soltanto imparando e formandoci positiva-mente possiamo imparare come diminuire, o eliminare l’impatto negativo di ciò che percepiamo o viviamo paurosa-mente.

Dott. Damiano Frasson
Formatore – Consulente – Coach di GRUEMP

FORMARE BENESSERE PER PREVENIRE IL MALESSERE

Si può ridurre la necessità di dover “guarire”? … è possibile ridurre le possibilità di soffrire di disturbi comportamentali, emotivi, psicologici “acuti”?. Da ogni parte oggigiorno sta maturando una rinnovata consapevolezza sul fatto che serve fare molta più prevenzione prendendosi cura con costanza e impegno del proprio benessere a 360°.

Quando un professionista della “relazione d’aiuto”, educatore, formatore, coach, counsellor, si trova ad ascoltare una persona, durante la necessaria fase preliminare di “analisi dei bisogni” scopre spesso che, questa stessa persona in difficoltà e che vive un momento “critico”, prima di quel momento non ha fatto granchè per “formare il proprio benessere”. Spesso dunque si scopre che le persone danno per scontata l’importanza che ha aumentare la conoscenza e la consapevolezza di sé, imparare modalità utili per tenere in maggiore equilibrio la propria vita, le proprie potenzialità e le relazioni con gli altri. Lontani da un approccio culturale che valorizza la prevenzione, le persone sottovalutano i segnali premonitori che anticipano le situazioni di crisi o si affidano alla speranza che il tempo che passa risolva le questioni cruciali o altri prendano decisioni al posto loro.

Esistono però un grandissimo numero di condizioni e situazioni di disagio, di stress o difficoltà, che sono ampiamente prevenibili ed evitabili a patto che ci si informi su questi temi e si investa in una specifica “formazione sulle competenze trasversali”. Benvenute quindi tutte quelle azioni, approcci, metodologie pratiche, concrete, esperienziali, che provengono dal mondo delle moderne scienze della formazione, dalla pedagogia, da una innovativa “psicologia positiva” o altre scienze umane, oppure dalla medicina preventiva, dalle scienze dell’alimentazione e altre. Tutte queste discipline si focalizzano sull’obbiettivo di aiutare le persone ad avere un corretto stile di vita mirando allo star bene prima, per evitare di vedersi costrette a “stare troppo male” dopo, favorendo una migliore realizzazione di sé e delle proprie aspettative, puntando sull’ottimizzazione delle risorse personali. Sviluppare e perseguire una propria qualità di vita personale diviene così non soltanto fattore di “intimo successo” ma favorisce un più ampio Benessere.

Dott. Damiano Frasson
Formatore – Consulente – Coach di GRUEMP

 

EXPOniamo ed EXPOrtiamo conoscenza con emozione

Ormai da qualche mese è iniziata l’EXPOsizione universale di Milano! Se sarà un successo, lo sapremo solo alla conclusione. Ad Expo sono presenti 52 paesi e moltissimi grandi marchi del food mondiale. Quello che forse sta passando in silenzio è una caratteristica che di sicuro accompagnerà i visitatori durante tutto il periodo, una tipicità italiana di cui certamente possiamo andarne fieri nel mondo: noi Exponiamo con Emozione.

In questi mesi vengono organizzati eventi e iniziative legate a Expo anche in tutta Italia. Uno di questi eventi è il “MADE IN PADOVA – Food & Design”, organizzato da Confindustria che ha voluto premiare alcune delle eccellente del territorio Padovano e del Veneto. Anche Gruemp ha voluto partecipare a questo evento in qualità di sponsor. L’evento si è tenuto sabato 19 Giugno 2015 nella splendica cornice di Villa Vescovi a Luvigliano, nei bellissimi colli euganei della provincia di padova. Tra le varie aziende primiate troviamo anche il nostro caro amico Maestro Luigi Biasetto, campione del mondo di pasticceria che da molti anni investe con Gruemp in formazione di sviluppo personale e aziendale. Luigi Biasetto è l’unico Pasticcere ad essere presente con i suoi dessert al Cluster Illy a EXPO Milano 2015. Fin dagli inizi Biasetto ha saputo integrare nella sua professione conoscenza ed emozione. Guando si mangia un suo dolce si provano delle vere e proprie emozioni e lo fa principalmente tramite il gusto, l’olfatto e gli occhi, regala alla propria clientela un vero e proprio viaggio del gusto.

Gruemp Biasetto Made In Padova

Noi crediamo che il made in Italy (serio e professionale) è quindi emozione, coinvolgimento, bellezza, qualità. Ogni prodotto Italiano che ci rende unici nel mondo e che esportiamo in tutto il mondo, ha un design accattivante, intelligente, emozionalmente coinvolgente. Nessuno come noi Italiani ha il gusto per il bello, per il ben fatto, per la funzionalità, nessuno come noi sa trasferire ed esportare emozioni espresse dal cibo, da oggetti, da macchinari e utensili, dai mobili, dall’abbigliamento, da opere d’arte di inarrivabile genialità. Nonostante le sventure recenti, i problemi irrisolti, le arretratezze di sistema e l’inesorabile declino di una classe dirigente stantia e obsoleta, continuiamo a sfornare qualità e innovazione, figuriamoci cosa potremmo fare se non fossimo vessati da uno “stato nemico e ladro”, come pensa la maggioranza delle persone.

Anche nella formazione siamo all’avanguardia ed emozionalmente competitivi, almeno in quelle poche ma serie realtà che da anni aiutano persone e imprese a sviluppare sia le competenze tecnico professionali sia le competenze trasversali, le quali favoriscono anch’esse il Business, come: autostima, intelligenza emotiva, leadership, teambuilding. Saper ideare e creare prodotti, sistemi e servizi di qualità è un’arte che ha profonde radici culturali di cui noi italiani siamo tra i più efficaci interpreti, ma anche saper EXPOrre, quindi esprimersi con e per mezzo dell’emozione è una capacità non meno importante, anzi forse lo diventa ancora di più pensando che oggi clienti e utenti vogliono essere coinvolti, vogliono essere protagonisti, vogliono vivere il prodotto o il servizio che acquistano.

Pubblicità Made In Padova GRUEMP slogan

Con GRUEMP da più di vent’anni aiutiamo soprattutto piccole e medie imprese, professionisti, manager, imprenditori, artigiani, industriali o commercianti ad interpretare questo mondo che cambia, acquisendo logiche e conoscenze adatte a coniugare tradizione e innovazione. Cerchiamo di aiutare le persone a comprendere che, in questo mondo globale, serve tenere ben salde le proprie radici, ma bisogna anche saper lanciare lo sguardo oltre il consueto, oltre l’abitudine, oltre l’orizzonte di domani. Serve fare appunto una tras-formazione intelligente, di se stessi, del proprio modo di fare, del modo con cui gestiamo le relazioni con gli altri, con il mondo e con i mercati. I mercati sono fatti di esseri umani e di conversazioni: esse stanno facendo nascere nuove forme di organizzazione sociale e un nuovo scambio della conoscenza.

Le aziende sono formate da comunità di persone, basate sulla comunicazione, su questioni umane, su problemi umani. Siamo passati da clienti consumatori a clienti co-produttori, un passaggio epocale che in un certo senso emerge anche dal tema dell’EXPO2015. Per nutrire il pianeta e creare energia per la vita servono idee, servono valori, servono anche emozioni, serve saper coniugare intelligenza razionale con intelligenza emotiva. Dunque gli esseri umani di questo nuovo tipo di mondo si devono formare nel sapersi trasformare per essere lavoratori della conoscenza, in tempi di società liquida, per continuare a saper “EXPOrre ed EXPOrtare conoscenza con emozione”.

PODCAST: FORMAZIONE E BENESSERE

Si conclude il primo ciclo di appuntamenti radiofornici firmati FormazioneAmica Gruemp grazie a Container Radio di Andrea Collalto. Grazie a tutti i radio ascoltatori e a tutte le persone che hanno ascoltato le nostre puntate e i nostri podcast. È stato davvero bello accompagnarvi in questo mondo fantastico della formazione, del miglioramento continuo e dello sviluppo personale. Ci risentiremo sicuramente presto con altre puntate, nuovi argomenti e nuovi stimoli. Un caro saluto da Damiano Frasson (Formatore, Consulente e coach di Gruemp).

E ci siamo anche questa settimana con una nuova puntata di Formazione Amica! Benritrovati da Andrea collalto, ben ritrovato a Damiano Frasson! Ciao Damiano!

-Ciao Andrea e ben ritrovati a tutti i nostri ascoltatori.

Allora, siamo già alla 12° puntata di Formazione Amica, siamo già possiamo dirlo, praticamente alla conclusione di questo primo ciclo di trasmissioni.

-Si, siamo in conclusione, vogliamo un po’ oggi cercare di tirare le fila dei molti aspetti, dei molti spunti che abbiamo cercato di condividere in queste settimane, ormai sono passati tre mesi Andrea, il tempo vola!

Eh si, sono volati veramente devo dire, e ci ritroviamo quindi un po’ per fare il punto della situazione questa settimana.

-Si, questa settimana volevamo… abbiamo pensato di dare un po’ l’idea di come potremo formare un po’ meglio il nostro benessere. Un tema un po’ ampio che ci da l’aiuto a sintetizzare alcuni aspetti dei molti punti che abbiamo toccato e ci apre al futuro magari ad un nuovo ciclo più in la tra qualche settimana su questi temi.

Quindi formare il benessere, parliamo un po’anche di questi punti determinanti che abbiamo toccato in questi tre mesi Damiano.

-Si, potremo definire inizialmente, come di solito facciamo che il benessere, che è un concetto molto ampio che coinvolge molti aspetti della nostra vita, potremo dire che in effetti, come l’Organizzazione mondiale della sanità chiarisce, definisce un po’ anche il nostro concetto di salute, intendendo però quindi che le persone dovrebbero essere capaci di sfruttare le proprie capacità emozionali, cognitive, comportamentali, per gestirsi in modo positivo nella propria quotidianità di vita, cercando di avere una relazione con se stessi, con gli altri, con il mondo, che sia gratificante, positiva e che tenda a ridurre le conflittualità, i disagi, sia interni, quindi con se stessi, che con gli altri. Quindi come vedi una definizione, una tra le tanti che da l’Organizzazione mondiale di sanità molto ampia, che rende un po’ l’idea di come noi approcciamo la nostra vita.

Quindi effettivamente ognuno vive a modo suo, ma ci sono dei principi di base che poi ci servono per stare bene…

-Ci servono per stare bene, perché ad esempio quelli che vengono chiamati determinanti, quindi elementi, fattori determinanti, che influiscono, incidono sul nostro stare bene, perché benessere significa stare bene o esistere bene in modo positivo, sono il patrimonio genetico, e insomma fin qui effettivamente quello che siamo dal punto di vista fisiologico… siamo, nei nostri geni, nella nostra struttura, nel nostro dna, le nostre caratteristiche fisiche che noi abbiamo. Poi il secondo fattore è lo stile di vita, e sappiamo molto bene dalle tantissime informazioni che ci sono in quest’ambito che è fondamentale direi, poi l’ambiente di vita, quindi inteso anche non soltanto come ambiente nel quale viviamo, quindi naturale, ma anche l’ambiente nel quale noi proprio facciamo, viviamo, creiamo la nostra vita, nel lavoro, a casa, quindi l’ambiente, il contesto nel quale noi viviamo e cresciamo, quindi in questo c’è anche l’importanza dell’ambiente culturale nel quale cresciamo. Poi un quarto fattore è il reddito e lo status sociale. Ovviamente sono temi dire che in Italia anche con l’Expo quest’anno saranno toccati da vari punti di vista, non solo da quello dell’alimentazione, ma il lavoro, che vive un momento di grande difficoltà, e come noi stiamo nel contesto sociale, quale tipo di appartenenza abbiamo, come ci sentiamo coinvolti nel nostro tessuto sociale è una determinante importante. Si parla molto di reddito di cittadinanza, di qual è la soglia minima per avere un normale livello di vita, almeno dignitosa, e questo è un fattore molto importante… ma il quinto, che a noi interessa particolarmente è l’istruzione, la formazione. Quindi il quinto fattore determinante che può influire in modo molto significativo sul nostro benessere è il nostro grado di istruzione, ma non soltanto istruzione a livello scolastico, di conoscenze, ma anche la formazione che una persona si da e nella quale si trova.

Assolutamente, e poi ci sono anche dei principi che un po’ limitano questo benessere Damiano…

-Beh, diciamo che in conseguenza del fatto che sono stati individuati dei fattori importanti che ne determinano appunto la qualità, possiamo dire che senz’altro ci sono dei fattori che limitano un poco il nostro benessere, e probabilmente a noi interessa soffermarci su quelli che sono un po’ più legati all’aspetto formativo della persona in se, ma anche poi che comportano un comportamento migliore se riesco anche ad avere un cambiamento di prospettiva, di come vedere le cose… senz’altro un aspetto che limita è la poca conoscenza e consapevolezza di se, la difficoltà nei rapporti interpersonali, nelle relazioni con gli altri, una scarsa capacità di automotivazione incide in modo significativo sul nostro benessere… la mancanza di un progetto di vita, la mancanza di un progetto, di un idea, di un opportunità e putroppo accade in questo periodo, di lavoro, una bassa autostima, anche questi sono aspetti che incidono sulla nostra difficoltà di ottenere un benessere… scarsa qualità nella comunicazione, perché non ci permette di interagire con i nostri bisogni, quelli degli altri, non dobbiamo dimenticare però che limitano il nostro benessere anche i problemi di salute, dei quali spesso non siamo completamente responsabili e che purtroppo accadono e… in questi giorni è ripartita la serie televisiva “Braccialetti Rossi” e parla di questo, di come poi ci siano delle problematiche che mettono sottosopra un po’ anche la nostra idea di stare al mondo. E poi come sappiamo magari alcuni altri aspetti significativi sono una difficoltà nell’avere un alimentazione equilibrata, alcuni altri disagi di base che ne sono un po’, sfociano un po’ forse in questo come ansia, stress, timori, rabbia, quindi potremo dire per dirla con i nostri argomenti di queste settimane: quando c’è poca intelligenza emotiva, ecco, capacità di gestire le proprie emozioni, e tutto questo produce anche delle difficoltà di riposo, di avere un impostazione di vita che tenga conto sia delle frenesia che dobbiamo sostenere, ma anche di qualche momento di pausa, ecco. Quindi Andrea vedi ci sono molti aspetti che limitano il nostro benessere.

Dovremo avere diciamo più stima di noi stessi e vedere le cose sotto una prospettiva migliore, perché siamo molto spesso noi che limitiamo quello che può essere il nostro benessere alla fin fine…

-Si, diciamo che tutto parte dalla poca conoscenza anche di come siamo fatti, di come funzionano certi meccanismi, come di pensiero, che abbiamo della nostra mente, come influiscono sul nostro corpo, sulla nostra salute, li diamo un po’ troppo per scontati e invece anche molti aspetti delle varie discipline, delle varie scienze, non solo delle scienze umane, ma anche della scienza medica, della biologia… hanno verificato che ormai ci sono dei criteri che potremo considerare dei criteri un po’ di fondo, di base, che presi da un punto di vista di una scienza o da un altro punto di vista studiano magari aspetti diversi di questo processo di benessere che noi possiamo avere o meno, in modo più definito, però diciamo che sono dei concetti di base. Per esempio mente e psiche sono un unico sistema. Noi diventiamo un po’ anche quello che pensiamo, i nostri pensieri sono collegati con le nostre emozioni, quindi anche questi aspetti poi incidono sulla nostra salute, sui nostri organi interni. Ci sono molti studi che derivano dalla psicosomatica, dalle scienze neurologiche, insomma… ci sono degli aspetti ormai che dovrebbero essere più di dominio pubblico per le persone perché non sono solo aspetti che riguardano le scienze in se, oppure me ne occupo quando sto male, perché ne ho bisogno e allora divento esperto: si, ok, in quel caso però siamo già nella cura, mentre a noi piace l’idea di essere sensibili ed è anche ben dimostrato che per moltissimi aspetti anche di malattia, la prevenzione è la prima grande strategia per avere un miglior benessere.

Quindi serve un approccio particolare per avere più benessere Damiano?

-Beh, sai, l’approccio potremo dire che è utile averlo sistemico, un po’ più globale, complessivo, che tiene dentro aspetti sia che riguardano i nostri valori, idee, principi, come vogliamo vivere, sia gli aspetti di metodo, quindi come ci organizziamo, come gestiamo la nostra vita, e poi anche l’aspetto pratico delle azioni che noi abbiamo: con Gruemp abbiamo definito un vero e proprio approccio per il benessere che si fonda su un criterio che noi chiamiamo “filostrata” ed è proprio il cercare di aiutare le persone a sviluppare maggior coerenza possibile, tra gli aspetti filosofici, quelli strategici e quelli tattici, quindi vedendo la persona nel suo insieme di pensieri, atteggiamenti e comportamenti. E questo sicuramente ci aiuta, perché vederci troppo divisi dalle cose, pensare… ma, questo a me non influenza, io ne sono estraneo, non fa parte della mia vita, è un aspetto che rischia di non farci cogliere come non influenzino la nostra vita in realtà tutta una serie di fattori, di aspetti, sui quali seppur non possiamo, come dico sempre occuparci di tutti tutti i giorni… è vero che la vita è breve, ma è anche lunga, e quindi sai, magari in un periodo ti occupi di una cosa, in un periodo ti occupi di un’altra, in un altro momento ti interessi di sistemare un po’ lo stile di vita, in un altro cerchi magari di organizzare meglio il lavoro, in un altro ti occupi un po’ di te, della tua autostima, delle tue emozioni… c’è tempo per fare questo lavoro, no Andrea?

Si, c’è tempo, ci sono degli anni, quindi basta prendersi dei periodi alla volta e si possono sistemare anche le proprie cose diciamo. Tra l’altro si è parlato molto di formazione in queste settimane, ma mettiamo un punto fermo: come fa la formazione a generare anche benessere?

-Eh, questa è una bella domanda, perché può essere un punto fermo sul quale riflettere un attimo. La formazione aiuta le persone, a sviluppare in modo più efficace le proprie potenzialità, le proprie risorse personali, e quindi favorisce il miglioramento di queste competenze, di queste abilità che noi diamo un po’ per scontate, le releghiamo ad un semplice buon senso… e lo fa su un principio complessivo che incide in ogni ambito della nostra vita, e quindi è ovvio che essere messi in condizione, attraverso esperienze formative, da formatori esperti, competenti, di sviluppare delle nuove conoscenze, di capire come funzionano certi aspetti, di farne la prova pratica, di sperimentarli nella propria quotidianità ed immettersi in questa logica di medio, lungo termine di miglioramento continuo, un po’ come dicono i giapponesi, il miglioramento step by step, passo dopo passo, aiuta e favorisce molto il fatto che poi le persone da questi aspetti traggano anche molti stimoli, supporti, ma anche strategie per incidere sulla propria qualità di vita. Quando una persona si mette a focalizzarsi di avere una miglior qualità di vita, entra già per così dire in una logica sistemica. Perché riprende il codice in modo ampio e generale e inizia a pensare: ma io di tutto quello che faccio, vivo e lavoro, su che cosa posso migliorare? Quindi poi diventa specifico.

Poi devo dire che in queste settimane grazie a te Damiano, grazie a Gruemp, abbiamo avuto modo di dare ai nostri ascoltatori un infarinatura, un mini corso per vivere meglio, per… parlare di benessere in questo caso, ma ogni settimana abbiamo dato veramente degli spunti importanti per riuscire a stare meglio nella vita di tutti i giorni.

-Si, in realtà Andrea abbiamo creato un mini percorso di sviluppo personale, condiviso attraverso Container Radio, che ha cercato di dare delle opportunità di riflessione su questi temi, di avere qualche idea per così dire anche… pratica, di qualcosa che può toccare anche la nostra quotidianità, approcci sulle cose, sui nostri pensieri, emozioni, modo di vivere e lavorare. Poi abbiamo cercato di dare anche un appeal un po’ artistico, giustamente per dare un impatto attraverso un brano ad ogni incontro, quindi si, abbiamo cercato di dare questo spunto interessante credo. Sono tutta una serie di aspetti, che se vuoi, possiamo anche brevemente riepilogarli, cosa dici?

Molto volentieri direi.

-Potremo, se siamo in una fase per così dire che chiude in un certo senso il primo ciclo, ricordare che abbiamo parlato, abbiamo esordito parlando di autostima. Potremo dire che senza autostima noi non ci diamo il valore necessario per fare tutto il resto. Questa è direi la cosa di base minima che potremo ricordare per questo aspetto importante che è l’autostima.

Po abbiamo visto come l’autostima ci porti anche a dover considerare la nostra motivazione e qui sulla motivazione ricorderai una bellissima puntata molto particolare dove abbiamo detto che la motivazione è la benzina da mettere ogni giorno nel motore. Se noi vogliamo che la nostra “macchina” vada e abbia la sua autonomia, è una benzina indispensabile che dobbiamo mettere.

Poi non possiamo avere motivazione se non ci definiamo degli obbiettivi, ed ecco allora che gli obbiettivi servono per dirigere i nostri pensieri, i nostri comportamenti, le nostre energie. Dobbiamo prendere la mira su qualcosa, che concretizzi i nostri bisogni, i nostri desideri, i nostri sogni.

Poi un aspetto importante che abbiamo toccato nella quarta puntata era la leadership. Ti ricordi che abbiamo discusso sul fatto che non è da intendere solo sul potere del capo, che comanda sulle situazioni, ma in realtà tutti abbiamo un potere che possa influire sulla nostra vita e poi conseguentemente anche su quella degli altri. Certo, serve come abbiamo detto farlo per aspetti e finalità positive, costruttive… ricordo qui una bellissima canzone che abbiamo utilizzato per questo concetto, era la canzone di Renato Zero “Il Maestro”. Con questa idea di una leadership che vuole servire a qualcuno, non essere solo autoreferenziale per se stessi, per dirsi bravo io sono alla guida, di chissà cosa, di chissà chi.

Poi abbiamo toccato il concetto di Team, perché abbiamo detto che la leadership ci porta ad un idea di gruppo, a quindi come noi viviamo il gruppo, e li potremo dire che nulla che abbia veramente senso e abbia un valore nella nostra vita può essere fatto da soli, giusto?

Eh, ci vuole sempre la complicità degli altri e comunque l’appoggio delle altre persone, perché non viviamo da soli, viviamo in mezzo alla gente…

-Non si può vivere solo per bastare a se stessi, l’essere umano è un animale sociale e questo è il suo destino.

Poi abbiamo parlato dell’intelligenza emotiva, anche questo un aspetto molto importante come dicevamo poco fa, che incide anche questo sulla nostra qualità di vita, cercando di aiutare a riflettere sull’idea che le emozioni non sono un ostacolo. A volte noi le viviamo come una difficoltà, ma sono una grandissima risorsa che noi abbiamo dentro di noi. Le conosciamo poco, le sviluppiamo poco e quindi imparando a gestirle meglio, possono andare veramente in modo decisivo a nostro vantaggio.

Poi nella settima puntata abbiamo parlato della consapevolezza, nel settimo incontro abbiamo parlato un po’ del fatto che si può anche vivere dando la responsabilità agli altri, al mondo, oppure coccolandosi un po’ i propri alibi… per carità, a volte abbiamo un po’ anche ragione devo dire, a volte capita anche a me di dire: eh ma caspita, se non ci fosse stata questa cosa… è un approccio un po’ istintivo, naturale che abbiamo… ma continuare alla lunga a togliersi un po’ dalla responsabilità, a lamentarsi prevalentemente di quello che c’è fuori di noi ecc… rischia di spegnere i nostri entusiasmi, la nostra motivazione e quindi la voglia di fare. E allora le cose si complicano.

Poi siamo andati all’ottava, tema che meriterà un ulteriore approfondimento in futuro, perché abbiamo parlato del cambiamento.

In effetti è stato un tema molto sentito questo…

-Molto, molto sentito, perché siamo senz’altro in un epoca dove tutto sta cambiando continuamente di giorno in giorno e quindi qui potremo dire che illudersi in un certo senso che si possa evitare il cambiamento e si possa non affrontarlo, è direi una pericolosa illusione che rischiamo di avere nella nostra vita… il cambiamento non si può negare, è in natura, e quindi dire che il cambiamento… certo, a volte ci spaventa, ma va affrontato, gestito, e pian piano si cerca di gestirlo nel modo migliore.

E poi siamo arrivati alle ultime tre puntate dove abbiamo parlato di tutti gli aspetti che riguardano la comunicazione e il rapporto con gli altri, quindi abbiamo parlato delle relazioni interpersonali, e quindi che siamo sempre da quando veniamo al mondo, in relazione, partendo da nostra madre, e questa incide molto per i primi mesi e primi anni di vita, e poi però è tutto un gioco continuo a legarsi, ad attaccarci, a staccarsi dalle persone, dalle amicizie, dalle persone famigliari, dalle conoscenze che facciamo nel lavoro, nella scuola, nella vita, e poi è un continuo allenarsi a gestire le nostre relazioni, questo è molto molto importante, ci attacchiamo poi, come ci attacchiamo alle persone, anche alle cose, e allora qui dobbiamo stare un po’ attenti, perché se ci attacchiamo troppo al nostro telefono, o al nostro Tablet, diventa una protuberanza, un allungamento della nostra personalità, di noi stessi e allora diventa un po’ più complicata la cosa…

E abbiamo visto poi negli ultimi due incontri la comunicazione, cercando di comunicare qualcosa non solo a noi stessi ma anche agli altri, di solito ci dimentichiamo che comunichiamo prima di tutto con noi stessi, per farlo bene abbiamo dato alcune regole, alcuni criteri che possono essere sintetizzati per avere una comunicazione più efficace, e uno di questi al quale abbiamo dedicato lunedì scorso un po’ una puntata a se, perché è molto importante, è quello dell’ascolto attivo, perché avevamo detto, che per imparare a comunicare bene bisogna anche imparare ad ascoltare bene e ad avere un ascolto attivo, l’abbiamo definita un arte l’ascolto attivo, per imparare a percepire un po’ gli altri, non solo quello che ci dicono, ma anche imparando a leggere il loro comportamento con lo sguardo, con la nostra sensibilità, e siamo arrivati quindi poi ad oggi, che… come possiamo non dire che questi aspetti della nostra vita, queste competenze trasversali, non abbiamo una ricaduta, un’incidenza, una rilevanza, che magari sarà parziale, ma non è così minimalista come magari si rischia di credere anche sul nostro benessere?

In effetti è una domanda che mi sono posto anch’io all’inizio quando abbiamo presentato questa puntata. E qui ti chiedo un’altra cosa, perché lo facciamo spesso, abbiamo abituato anche i nostri amici ascoltatori durante questo primo ciclo di trasmissioni: c’è un metodo, c’è un esercitazione per aumentare quello che può essere il nostro benessere Damiano?

-Guarda, direi che una esercitazione che da sola lo possa dare come risultato, direi che non c’è, nel senso che correttamente credo come abbiamo detto prima pensando ad un approccio sistemico, è importante essere consapevoli di questi aspetti, del fatto che hanno un incidenza importante nella nostra vita e che ce ne dobbiamo fare carico se vogliamo effettivamente avere, formare un benessere nella nostra vita, di cui non beneficiamo solo noi, ma anche le persone importanti della nostra vita, che condividono con noi la vita e magari anche il lavoro. Può sembrare semplice detto così alla radio, stiamo facendo un elemento di informazione, di condivisione, poi è ovvio che non vogliamo certo far passare l’idea che le cose siamo così facili, però non sono nemmeno complicate, non sono nemmeno così difficili come si può pensare. A volte è perché noi non facciamo delle cose perché sembrano difficili: non è perché sono difficili che non osiamo farle… direi che a livello esercitativo, l’unica cosa che può avere senso per i nostri ascoltatori è seguire un po’ la logica delle puntate precedenti che abbiamo condiviso con loro e chiederci… magari prenderci un foglio e scriverci di fianco 12 domande e su ognuno di questi aspetti chiederci, dandosi una valutazione da uno a dieci, quindi dandosi i voti… ci facciamo la pagellina per così dire,ok? Quanta autostima ritengo di avere? E qui ognuno si fa la domanda e poi si da una propria valutazione da 1 a 10. Quanto sento di essere padrone della mia motivazione? Qui bisogna riflettere, perché può darsi che una persona è motivata, ma è motivata per motivi di altri, non è detto che condivida tutti o in parte gli obbiettivi che la motivano. E infatti la domanda successiva è: Quanto riesco a raggiungere i miei obbiettivi? Quanto ritengo di essere in grado di esprimere una leadership positiva? La leadership ha a che vedere anche con il ruolo che noi abbiamo. Se una persona per esempio è un imprenditore, un artigiano, un impiegato, ma anche un genitore, la leadership ha molto a che vedere anche con quello… Quanto sono capace di lavorare in gruppo o in team? E’ una domanda a cui è necessario riflettere, perché finché siamo tra amici, al bar, in pizzeria, stiamo benissimo di solito… però poi con le persone bisogna anche farci cose anche altrettanto e forse di più importanti: una famiglia, condividere spazi nel lavoro, progetti comuni… è importante questo aspetto… Quanto mi sento di saper usare la mia intelligenza emotiva? Un’altra domanda importante… Quanto ritengo di avere consapevolezza di me stesso? Quanto sono in grado di saper affrontare il cambiamento? Quanto sono di qualità le mie relazioni interpersonali? Quanto sono capace di sviluppare una comunicazione efficace? Quanto sono in grado di comunicare con un ascolto veramente attivo? E quindi poi basterebbe chiedersi Quanto mi sento soddisfatto della qualità di vita che ho? Allora… poi sai, io sono abituato, lo dico spesso nei miei corsi… bisogna fare questo tipo di esercitazioni con lo spirito e il criterio della sincerità, perché se bariamo nelle risposte, bariamo con noi stessi. Quindi tanto vale mettersi tranquilli, prendersi quel quarto d’ora, darsi questa propria autovalutazione e poi rendersi conto quindi che magari in alcune cose siamo senz’altro più bravi, in alcune cose meno e capire come queste possano incidere o possano essere migliorate, perché poi basterebbe chiedersi su quali aspetti posso migliorare, su quali posso intervenire a breve termine, su quali a medio o lungo termine…

Con la sincerità andiamo alla scoperta di noi stessi, perché se siamo sinceri con noi stessi poi scopriamo delle cose che possiamo anche migliorare…

-Si, possiamo migliorare ed è nostro vantaggio. A volte capita che vogliamo migliorare troppo, ma gli altri intorno a noi non migliorano “Quanto me…” però è un gioco a ribasso questo… cioè: se tu hai intorno a te persone che non hanno tanta voglia di migliorare… io credo che non è che convenga livellarsi ad un livello più basso. Si cerca di fare dei propri miglioramenti che noi auspichiamo essere utili, interessanti, magari questo, lo vedo spesso, capita spesso, è di stimolo anche agli altri vedere che si può migliorare, perché abbiamo anche bisogno di strumenti, i giovani oggi hanno bisogno di esempi, di vedere persone adulte che si impegnano, che ci provano quanto meno, e anche noi tra adulti abbiamo bisogno di vedere delle persone che cercano di mettersi in una modalità propositiva. Poi, giusto o sbagliato, non c’è nessuno che possa dire che questo è completamente giusto o completamente sbagliato, ecco… quindi riflettendo su questi aspetti si trovano spunti per fare poi delle azioni, per essere propositivi, per decidere di partecipare ad un esperienza formativa che senz’altro ti può aiutare, che può dare il “la” a questo miglioramento che poi possiamo fare con maggiore autonomia, però abbiamo bisogno di essere messi sulla strada.

 CANZONE: ELISA – LUCE

PODCAST: INTELLIGENZA EMOTIVA

 

Care amiche e cari amici, ben ritrovati qui su container radio con una nuova puntata di Formazione Amica! Ben ritrovato a Damiano Frasson!

-Ciao Andrea, bentrovati a tutti i nostri ascoltatori.

E siamo già alla sesta puntata in questo lunedì 22 dicembre ormai vicinissimi al Natale.

-Siamo già in prossimità del Natale, si Andrea, siamo proprio vicini vicini.

So che anche oggi c’è un argomento che sicuramente interessa tutti noi, specialmente anche in questi giorni, ma tra poco ne parleremo. Di cosa si parla oggi Damiano?

-Oggi Andrea abbiamo pensato di parlare di Intelligenza Emotiva, un aspetto affascinante e vastissimo, che però riveste un importanza strategica significativa nella quotidianità di tutti noi.

Ma spieghiamo meglio che cos’è L’intelligenza emotiva?

-Beh, l’intelligenza emotiva è una competenza, una capacità, di riconoscere, utilizzare, comprendere e in un certo senso saper gestire in modo più consapevole le proprie emozioni. Ovviamente anche interagendo con i comportamenti e con le emozioni che ci esprimono gli altri.

Certo, perché ovviamente è tutto legato poi nella vita di tutti i giorni. Quindi diciamo che ad ogni emozione corrisponde un comportamento e l’intelligenza emotiva aiuta a riconoscere queste cose…

-Si, ci aiuta a saper riconoscere questo tipo di emozione che noi stiamo vivendo in una determinata situazione o in un determinato momento e questo poi inevitabilmente ci produce una maggior consapevolezza del significato che ha quell’emozione che stiamo vivendo e quindi di conseguenza ci attiva a livello comportamentale in un determinato modo piuttosto che in un altro, ecco… e con questo si comprende come sia importante a tutti i livelli nelle relazioni interpersonali, famigliari, nella vita di coppia, nell’educazione dei figli, nell’ambito sociale, non ultimo sul lavoro, dove questo concetto sta ormai superando le barriere dell’organizzazione aziendale… fino a qualche anno fa erano molto alte rispetto a questi concetti.

Ma si può controllare l’intelligenza emotiva?

-L’intelligenza emotiva è proprio quella capacità di riconoscimento e di gestione, potremo anche definirla controllo, nel senso che noi le emozioni inevitabilmente le proviamo sempre, in continuità, ne siamo più o meno consapevoli, perché sono a vari livelli di profondità quindi a volte sono un misto di sensazioni e quindi ecco che la capacità di riconoscerle, di gestirle, di dominarle in un certo senso, ci porta proprio a questo termine, a definirlo con Intelligenza, che è un concetto Andrea che fino ad una quindicina di anni fa era prettamente utilizzato in ambito psicologico, ma non solo, come ambito cognitivo e razionale, legato un po’ all’apprendimento. E poi si è verificato ed ulteriormente confermato quello che molti studi avevano già evidenziato, come in realtà l’Intelligenza emotiva debba tenere a paripasso l’aspetto emozionale e l’aspetto cognitivo razionale. Nel momento in cui io provo un emozione vado a darle un significato e quel significato smuove in me tutta serie di pensieri. Quindi ecco: diciamo che l’intelligenza emotiva ci aiuta a regolare i nostri comportamenti e la nostra condizione emotiva, emozionale, cercando di potremo dire ridurre l’emotività, che potremo definire come un eccesso di un emozione non così ben controllata, ecco. Che non significa reprimere le proprie emozioni.

Controllarle è la cosa giusta, poi specialmente mi vengono in mente alcuni ambiti lavorativi, dove se non si controllano le emozioni, in certi lavori possono succedere delle catastrofi.

-Si, perché questo poi influisce anche a livello di relazione, di rapporti interpersonali, ed è proprio per questo aspetto che le emozioni sono state tra le più efficaci strategie di sopravvivenza di cui ci siamo dotati nell’evoluzione. Darvin e altri ci hanno spiegato alcune cose di questo aspetto e senz’altro il nostro cervello, il nostro sistema nervoso le percepisce, ce le rimanda. A volte non sappiamo come mai ci scatta un emozione piuttosto che un’altra, o del perché stiamo discutendo anche animosamente con una persona, ma il conto è il concetto che si sta esprimento, un altro è il valore che attribuiamo alla persona e quindi l’emozione che noi stiamo vivendo in questo senso. Può essere regolata, mediata, l’importante è non lasciarsi trascinare troppo, ecco, in questa condizione, che magari può essere a volte più positiva e a volte meno, si riesce ad acquisire queste strategie, queste capacità di riconoscerla soprattutto un emozione.

Riconoscerla e poi è importante dare un nome alle varie emozioni anche…

-Senz’altro, perché c’è una semplice ma significativa classificazione di uno studio, che ha studiato come in tutta l’umanità, indipendentemente dalle culture di appartenza o dei luoghi nei quali vivono, riescono a riconoscere almeno sei emozioni primarie. Quindi tutta l’umanità riesce a percepire e riconoscersi almeno in queste sei emozioni che sono: la felicità, la sorpresa, il disgusto, la rabbia, la paura e la tristezza.

Queste sono quelle che diciamo di default riconosciamo tutti in pratica.

-Diciamo che di default in qualsiasi parte del mondo questo tipo di immagine anche visiva, questi cenni del viso che facciamo quando esprimiamo un emozione, la gestualità che è accompagnata… perché poi per riconoscere un emozione c’è bisogno anche di una capacità di lettura, e in questo caso noi lo riusciamo a fare nel confronto degli altri in modo migliore, mentre verso noi stessi abbiamo un’altra percezione, ed ecco che sapere che… tutti i popoli si rendono conto facilmente se una persona è felice o se una è arrabbiata, se ha troppa paura, se è triste, se ha un certo disgusto per qualcosa o se ha una sensazione di sorpresa.

Diciamo che con le emozioni si può anche comunicare in uncerto senso…

-Certamente, anzi le emozioni danno una maggior valorizzazione alla comunicazione interpersonale proprio per il fatto che comunicare attraverso le emozioni diventa più significativo, diventa più incisivo, diventa anche più completo potremo dire, perché in un certo senso la comunicazione interpersonale è fatta si di frasi, di parole, di gesti e di comportamenti, ma questi ognuno di noi li esprime in base alla condizione emozionale che ha in quel momento, dalle emozioni che prova… mi capita spesso di parlare in pubblico in qualche corso, in qualche meeting, in qualche riunione e li effettivamente me lo chiedo sempre che stato d’animo ho, perché poi inevitabilmente quando sei di fronte agli altri devi renderti conto se hai lo stato d’animo adatto per poter trasmettere quello che vorresti trasmettere. A volte sono ok, a volte devo fare un bel cambio di fisiologia per magari cercare di dare il meglio anche se magari la condizione non è così adatta a quello che devi esprimere… ecco, è anche questo in un certo senso l’intelligenza emotiva.

Riuscire anche ad esprimersi al meglio anche quando non è proprio nelle condizioni di poter farlo, quindi in un certo senso possiamo dire che si può controllare anche l’intelligenza emotiva.

-Si, si può controllare, si può imparare a gestirla nel modo efficace… tra l’altro in questo senso mi occupo di formazione proprio per aiutare le persone… una delle cose più importanti che cerchiamo di proporre con i vari servizi di formazione e coaching è proprio quello di aiutare le persone a migliorare, allenare l’intelligenza emotiva e su questo proprio quando Coleman scrisse quel famoso libro che ha aperto un po’ questo squarcio sul l’intelligenza emotiva… lo statunitense Coleman, questo psicologo scrisse questo libro, erano i primi anni 90… 95 e proprio in quel periodo noi ideammo un esperienza formativa full immersion per aiutare le persone proprio sull’intelligenza emotiva. Ovviamente poi anche su molti altri aspetti, ma diciamo che sull’intelligenza emotiva avevamo colto già in quel periodo che ci sarebbe stato quel cambio… oggi lo chiameremo cambio di paradigma, cambio proprio di condizione generale rispetto anche a molti aspetti legati all’apprendimento e alla vita delle persone, e quindi oggi posso dire che è stata una lungimirante intuizione, visto che con questa esperienza siamo ormai oltre le 205 edizioni ed è un po’ il nostro fiore all’occhiello. E devo dire che le persone hanno molto interesse per questi aspetti.

Ma ci sono anche degli esercizi Damiano? Perché tu sai che ogni settimana i nostri ascoltatori vogliono andare anche sul pratico, quindi aspettano con ansia anche il momento di un esercitazione pratica…

-Oggi direi che parlando di intelligenza emotiva, di emozione, ci pensavo un po’ e potremo utilizzare il contesto della situazione che vivremo nei prossimi giorni un po’ tutti in prossimità del Natale, questa festività, anche quest’anno diciamo un po’ prolungate per come le dovremo vivere, perché capitano un po’ alla metà della settimana e inevitabilmente ce le vivremo un po’ più del solito… ed ecco che di solito questi momenti di festa, del ritrovarci con gli amici, con i parenti, è un momento dove sicuramente siamo particolarmente coinvolti e in condizioni emotive significative, ecco, e allora forse darei un consiglio, più che un esercizio per allenarsi. Andiamo verso Natale, quindi esercizi ne abbiamo già fatti molti durante l’anno, direi che senz’altro un consiglio che mi sento di dare ai nostri amici ascoltatori è quello che nei prossimi giorni magari, partecipando a qualche recita dei figli, o a qualche evento religioso, spirituale, o a pranzi, incontri con famigliari, parenti, per le feste di fine anno, capodanno, o ricevendo dei doni, o facendo noi dei regali, come capiterà senz’altro di fare… ecco in quei momenti cercare di ricordare questo concetto: l’intelligenza emotiva e cercare di riconoscere, di dare un nome a quello stato d’animo che stiamo vivendo in quel momento e quindi imparare un po’ a distinguere per esempio se ci sta suscitando un emozione di interesse, di serenità, se ci sta suscitando un emozione magari di allerta o di aspettativa… penso a quando si apre un regalo e si prova quella sensazione di aspettativa… è un emozione che noi abbiamo, ecco che fare esercizio di riconoscimento di questi aspetti non è così banale come può sembrare ad una prima abitudine che abbiamo nella nostra quotidianità. E dare un nome alle emozioni è un aspetto Andrea molto importante, perché proprio ci sono delle sfumature che a saperle cogliere ci indirizzano ad un significato proprio di quello che stiamo vivendo.

Ed è importante quindi imparare a riconoscere e dare un nome alle emozioni, e parlando di emozioni so che c’è una canzone che è stata scelta per la nostra puntata di oggi…

 

BRANO EROS RAMAZZOTTI – EMOZIONE DOPO EMOZIONE

Costruire i si alle regole

Quando si parla di educazione l’argomento regole è da sempre uno dei temi centrali, anzi per molto tempo tutta l’attività educativa veniva ridotta alla sola azione di far acquisire al minore quell’insieme di regole che gli permettessero di comportarsi secondo le aspettative del contesto in cui era inserito (famiglia, scuola, lavoro). Ora le cose sono cambiate e le regole si inseriscono in una dinamica relazionale fra adulto e minore molto più complessa.

É probabilmente per questo motivo che oggi ci sembra così difficile far rispettare le regole. Le nuove generazioni ci appaiono spesso prive di criterio e di rispetto. La differenza fra ieri e oggi sta probabilmente nel diverso rapporto fra genitore e figlio. Fino a qualche generazione fa’, ai tempi delle grandi famiglie patriarcali, ancora presenti fino alla fine degli anni ‘60 -’70, l’adulto si dava come compito quello di trasferire alle nuove generazioni quell’insieme di valori che costituiscono l’edificio della cultura famigliare, ebbene le pareti portanti di questa casa erano le regole, che davano per l’appunto concretezza ai valori.

Dunque educare alle regole equivaleva a costruire muri che separavano il giusto dallo sbagliato. Non era richiesta l’opinione del minore, questo poteva solo scegliere se accettare l’esistenza del muro oppure provare a buttarlo giù.

Family laughing around a good meal in kitchenOggi, invece, i giovani letteralmente non danno nessuna importanza a quel muro e si limitano a saltarlo, oppure a scriverci sopra con una bomboletta spray. La nostra è l’epoca della famiglia relazionale composta generalmente da padre, madre e figlio, dove il bene più importante non è più la cultura famigliare, la tradizione, ma le buone relazioni fra le persone che la compongono, perché sono poche, fragili e caratterizzate da un equilibrio spesso precario.

Qui le dinamiche sono molto diverse, e prima di rischiare il contrasto per difendere una regola ed il valore ad essa collegata, magari mettendo a repentaglio una buona relazione, un genitore (o spesso un figlio) ci pensa più di una volta. Ecco perché le regole vengono sacrificate sull’altare delle buone relazioni.

Non è certo il caso, di voler tentare un ritorno al passato, del resto impossibile, si tratta piuttosto di comprendere che, se un tempo il minore doveva semplicemente seguire le regole che gli venivano date, così da interiorizzare i valori, oggi il processo è diverso. I ragazzi per far proprio un valore, e seguirne le regole conseguenti, hanno bisogno di comprenderlo ed assimilarlo all’interno di una relazione importante, se manca questa, per loro la regola non ha senso. Per questo non basta più dare delle regole, ma diventa necessario un buon percorso relazionale insieme al minore perché questo possa poi dire sì alla regola. Perciò agli adulti, che vogliano avere un ruolo educativo, non resta che rinunciare ad alzare muri per difendere i propri valori e le proprie regole e costruire invece strade fatte di relazioni da percorrere insieme a figli, allievi, apprendisti verso valori e regole da vivere insieme.

Noi di GRUEMP abbiamo progettato un nuovo corso “Educare alle regole”, rivolto a genitori ed educatori per aiutarli a comprendere l’importanza di questo argomento e per riuscire ad essere più efficaci con i figli e i ragazzi nell’educarli alle regole.

#nolividisolocolore – Contro la violenza sulle donne

Nel 1999 le Nazioni Unite hanno scelto la data del 25 novembre  per sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno della violenza sulle donne. Questa data è stata scelta in ricordo dell’assassinio delle tre sorelle Mirabal, avvenuto nel 1969 nella Repubblica Dominicana durante il regime di Trujillo. Anche il nostro “Bel Paese” è vittima di queste crudeli vicende e oggi molte organizzazioni, enti, associazioni si muovo costantemente e concretamente per dare un reale contributo a questo orrendo scenario, che vede donne aggredite, maltrattate, picchiate. Sentiamo parlare tutti i giorni anche di casi di Femminicidio e, come riporta l’ANSA, negli ultimi 12 mesi sono 152 le donne uccise in Italia. Fortunatamente l’8% in meno rispetto allo scorso anno, ma i numeri fanno ancora paura.

Solo da pochi anni la violenza alle donne è diventato un tema di dibattito pubblico, si comincia a prlarne in ambito politico, si sta facendo ricerca, progetti di sensibilizzazione e formazione. Purtroppo la realtà ci conferma che vittime e aggressori appartengono a tutte le classi sociali, sia che vivano in posti industrializzati, sia in città e paesi ancora in via di sviluppo.

Ma attenzione perchè di violenze ce ne sono di tanti tipi e non parliamo solo di violenza fisica; la cosiddetta violenza domestica di cui tanto si parla, avviene nelle famiglie o a volte tra le amicizie, con maltrattamenti fisici, minacce, atteggiamenti di persecuzione, percosse, abusi sessuali, femminicidi e così via. Ma questi avvenimenti avvengono anche nel mondo del lavoro, con minacce e abusi; donne costrette a subire ricatti per non perdere un posto di lavoro oppure semplicemente per paura di ritorsioni. Di esempi se ne potrebbero fare a centinaia ma il nostro scopo in questo articolo è un’altro.

Donne

Sensibilizzare è una cosa fondamentale che invitaimo tutti quanti a farlo, come noi stessi stiamo facendo, ma purtroppo non basta da sola per aiutare le donne vittime di tutto ciò, quando in loro entra in gioco la paura e il terrore hanno bisogno di un aiuto reale e concreto.

“La Paura ti spaventa, ti attanaglia lo stomaco quando la senti vicina, ti blocca le caviglie proprio quando vorresti fuggire via, ti immobilizza e non ti resta altro che fermarti.
<<Ascoltami>> dice la paura <<ho qualcosa da dirti.>>
Ma tu non vuoi ascoltarla, senti il dolore che ti fa e ti divincoli con la speranza che lei molli. Ma lei non molla e quando ad un certo punto cominci a sentire la stanchezza, le energie diminuiscono. Allora tu, rassegnata la ascolti e capisci che è lei la prima a volere andare via da te”.

Ci vuole coraggio, forza di reagire, ma quando una donna subisce violenze e abusi si sente sola ad affrontare tutto, in balia degli eventi, imprigionata dalla paura e dalla vergogna. Ecco perchè è importante capire e imparare a gestire la paura; trovare il coraggio dentro di noi di trasformare la paura in energia. La formazione e lo sviluppo personale possono contribuire a rinforzare gli aspetti più fragili, più vulnerabili di sé. Si può imparare a sfruttare la paura per farla diventare uno strumento di crescita e di evoluzione, mettendosi in gioco e trasformare questi aspetti negativi in opportunità di cambiamento e crescita. Accettare la paura è il primo passo per poterla superare, essere consapevoli di avere una paura e quindi comprenderla, cioè prenderla dentro di noi. Bisogna poi però imparare a prendere il controllo delle nostre emozioni, anche le più negative, conoscerle, sentire cosa ci vogliono dire. Così si potrà sentire il reale desiderio di cambiare polarità e muoversi verso il raggiungimento di nuove prospettive di vita con migliori relazioni e quindi con un migliore benessere.

Stiamo vicini con amore alle donne che amiamo, facciamole sentire importanti e indispensabili. Senza la donna non c’è vita, tutti abbiamo avuto una mamma.
Se conosciamo donne con questo tipo di difficoltà, non lasciamole sole, aiutamole a tornare a vivere e a riprendersi la loro dignità.

Per concludere vogliamo dedicarvi una bellissima canzone di Fiorella Mannoia – IO NON HO PAURA

 

FORMAZIONEAMICA: L’intelligenza Emotiva…una competenza indispensabile

L’intelligenza emotiva e tutto quanto riguarda le emozioni è un ambito vastissimo ma molto affascinante. Dai primi anni ’90, quando iniziai ad interessarmi di intelligenza emotiva e formazione, le cose sono cambiate molto e una volta tanto in positivo. Non si contano ormai le pubblicazioni, i corsi e i vari siti nei quali si parla e si affronta questo importante aspetto della vita delle persone. Come sempre il fatto però che se ne parli molto, non significa che ci si dedichi fino in fondo ad applicare le moltissime conoscenze sul tema, sviluppando proprio la “competenza di intelligenza emotiva”.

Grande merito va riconosciuto a Daniel Goleman che nel 1995 scrisse il libro diventato poi un best seller mondiale che portava proprio questo nome “l’intelligenza emotiva”, e poi a seguire molti altri che l’hanno vista come nuovo orizzonte nelle relazioni professionali, in famiglia, nell’educazione. Personalmente assieme a mio fratello Claudio mettemmo a punto proprio in quell’anno un corso che aveva, tra i tanti obbiettivi, quello di fare formazione per aiutare le persone a sviluppare meglio la competenza di intelligenza emotiva e altre competenze trasversali.
Oggi, questa esperienza formativa dal nome evocativo e attualissimo, “Corsa nella Luce”, è il nostro corso TOP che da 20 anni gestiamo e conduciamo direttamente. Corsa Nella Luce è un’esperienza formativa “unica” di grande impatto motivazionale che è solo il primo step di un vero e proprio percorso di sviluppo personale e manageriale che chiamiamo Avventura Vincente.

Abbinare il concetto di intelligenza, tipicamente inteso, come un aspetto cognitivo e razionale con le emozioni, qualche anno fa sembrava una cosa esagerata, ed invece ha segnato un punto di svolta per moltissimi aspetti nella vita delle persone e per il successo di tantissime organizzazioni aziendali. Gli studi in ambito psicologico, sociale e antropologico che riguardano le emozioni sono anche più datati, ma lo sviluppo che i più recenti studi hanno permesso di dare all’influenza delle emozioni sulla nostra vita, sulle nostre azioni e sui nostri stili di vita, è stato molto importante e significativo.

Tenendo le cose semplici, possiamo definire l’intelligenza emotiva così: “la capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie ed altrui emozioni”. Saper percepire, riconoscere e poi successivamente regolare le proprie emozioni è importantissimo a tutti i livelli: in famiglia, nella vita di coppia, nel sociale e anche nel lavoro. L’esposizione di ogni persona alle emozioni, è aumentata moltissimo negli ultimi vent’anni, ogni giorno ognuno di noi viene coinvolto in situazioni e contesti che suscitano e generano tantissime emozioni diverse oggi anche tramite tecnologie. Ormai chiunque si sarà trovato almeno una volta ad imbattersi nei social network con gli Emoticons, quelle faccine buffe che in realtà sono un ampissimo spettro di tante sfumature diverse di emozioni e stati d’animo che le persone possono provare. Certo nella nostra quotidianità gli effetti delle nostre emozioni sono ben più consistenti di quello che può suscitare una faccina, ma anch’essa è uno strumento con il quale esercitarsi nel riconoscimento del proprio stato d’animo. Quando le emozioni negative si impadroniscono del nostro modo di pensare e di agire le conseguenze sono molto dannose per il nostro benessere psicofisico. Quando le emozioni positive invece fanno parte di noi ecco che abbiamo un’energia più positiva a disposizione e il nostro benessere viene amplificato. Immaginiamo che noi siamo come un pendolo che scandisce il passare del tempo e l’oscillare delle emozioni che viviamo. Ad un estremo trovano spazio le emozioni più negative come la paura, all’altro quelle più positive come il coraggio. Comprendiamo facilmente che è difficile che noi possiamo vivere sempre e soltanto quelle che si trovano ai due estremi, esistono anche una serie di emozioni intermedie che però dobbiamo imparare a riconoscere. Quando percepiamo che il nostro pendolo è fermo sull’estremità che riguarda le emozioni negative dobbiamo cercare di fare qualcosa per farlo muovere di nuovo spostandolo anche verso emozioni meno estremizzate. Così come quando ci capita di vivere emozioni estremamente positive, serve avere consapevolezza che non può durare per sempre e che ci saranno ancora anche emozioni meno gradevoli. Possiamo anche dire però, che le emozioni in sé non sono ne negative ne positive, ma è la percezione che ne abbiamo di esse e i conseguenti significati che noi attribuiamo loro che ce le fanno valutare in modo per noi negativo o positivo. La comunicazione che noi adottiamo con noi stessi e con gli altri determina molto del nostro stato emozionale ed è per questo che è importante per sviluppare l’intelligenza emotiva imparare a riconoscere ed usare frasi e parole adeguate alla situazione che viviamo riconoscendo che tipo di emozione possiamo suscitare in noi e negli altri con determinate parole.

Avere consapevolezza di sé permette di avere una migliore gestione di sé stessi, avere consapevolezza degli altri facilita la gestione delle relazioni con gli altri. In pratica le emozioni sono come un regolatore dei nostri atteggiamenti e delle nostre azioni. Proprio in sintonia con questo importante aspetto che riguarda la comunicazione, è importante per tutti noi imparare ad evitare di esprimersi con parole negative nei confronti di noi stessi e degli altri. Meglio evitare di ascoltare per troppo tempo persone o media che parlano di fatti negativi, provare emozioni negative non piace a nessuno e non è nemmeno utile alla nostra salute e al nostro benessere. Più utile è invece impegnarsi a donare alla nostra vita, a quella dei nostri cari e ad altri, l’occasione di vivere comportamenti e situazioni, che favoriscano percezioni positive che possano stimolare pensieri e quindi emozioni positive.

Guarda il video dell’argomento: VIDEO INTELLIGENZA EMOTIVA

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La bellezza è anche la semplicità e freschezza dei Giovani

Quest’anno Sanremo ha celebrato la “Bellezza”, senza grandi acuti, senza sfarzi, solite polemiche, soliti fuori programma, solito Fazio perbene ed equilibrato, solita Litizzetto sboccata ma simpatica, solito tutto o quasi. Le canzoni e la musica hanno per ogni italiano un valore culturale profondo e per questo è inutile stilare una qualche classifica oggettiva sulle canzoni in gara: è una questione di gusti. Ma siccome gara è stata, c’é stato un podio e una vincitrice, Arisa. Tra le diverse tipologie di brani presentati, tra acuti inarrivabili, qualche testo sofisticato e nuove tendenze Rap, è emersa la semplicità. Sobrietà e talento si fondono in Arisa per diventare caratteristiche vincenti. Lei spiazza tutti con il suo stile quasi magico, come di un folletto nel bosco delle fate, un personaggio strano che si nutre di bacche camomilla e tisane ma che esprime una voce tonica, precisa, ritmata che arriva alla gente e suscita emozioni. Arisa è una giovane cantante che sta percorrendo il suo percorso di crescita personale e professionale coerentemente, puntando sulle sue qualità distintive, senza rincorrere clamori, dietro ai suoi successi c’è tanto duro lavoro per migliorarsi e una formazione tecnica professionale molto attenta.

arisa-vittoria-sanremo-2014-defaultArisa propone una sua bellezza nell’essere semplice, chiara, diretta, dicendo:
 “Prima della gara faccio gli esercizi via skype con la mia logopedista, perché altrimenti rischio che la voce non sia pulita. Ero qui per gareggiare e quindi se ho vinto, vorrà dire che sono andata bene a qualcuno. I miei colleghi mi hanno sommerso di messaggi e complimenti, mi fanno quasi più piacere di quelli dei giornalisti”.

Brava Arisa, che si era presentata al pubblico la prima volta con il brano “Sincerità”, un titolo già chiaro che spiega chi chi è Arisa. Un plauso va anche al sempre eccellente Gualazzi e al suo nuovo amico Bassanese Bloody Beetroots (Simone Cogo: polistrumentista mascherato già famoso negli USA). Complimenti alla bella sorpresa del grintoso Renzo Rubino. Un podio finale giovanissimo che da un po’ di luce al grigiore generale, ci dice che la bellezza è anche che c’è un ricambio generazionale ormai in corso ma è proprio questo ricambio che ci permette di celebrare anche la Bellezza intramontabile, leggendaria, quella del mitico Cat Stevens e della sua “Father and Son”.

Armin Zöggeler – L’Autodisciplina di un uomo diventa Leggenda

Rendiamo omaggio ad un atleta che è entrato nella leggenda dello sport, Armin Zöggeler.

Alla sua sesta olimpiade ha vinto la sua sesta medaglia, un bronzo che a quarant’anni vale più di un oro, a suggello di una carriera mostruosa. Armin ha vinto in vent’anni di agonismo nello slittino: 2 ori – 1 argento – 3 bronzi Olimpici, 6 ori – 5 argenti – 5 bronzi ai mondiali, 4 ori – 6 argenti – 8 bronzi agli Europei, 2 ori – 1 argento Juoniores, 10 volte vincitore della coppa del mondo con altri 120 podi, 1 coppa del mondo Juniores, 15 ori – 1 argento – 1 bronzo ai campionati Italiani.

Un uomo da leggenda che rende onore all’Italia, all’arma dei Carabinieri del quale è atleta, allo sport sano e pulito, un portabandiera d’eccellenza che il mondo ci invidia. Le vittorie di Armin sono frutto di una vita regolare, sobria, coerente, autodisciplinata, organizzata, fuori dai clamori dei media e del gossip, una vita senza fronzoli ed essenziale.

La sua ultima impresa di Sochi, con la medaglia di Bronzo, lo porta sul tetto del mondo, mai nessun atleta ha vinto tanto, un’epopea inarrivabile. Dice Armin: “Dopo che con mia moglie, parlo soprattutto con il mio slittino”, a chi non ha conoscenze di mental training questa può sembrare una pazzia e invece non è così. Armin conosce a fondo i segreti e le strategie per sapersi auto motivare, per sapersi autodisciplinare, per chiedere il meglio a se stesso e al suo essere psicofisico, infatti dice: “prima della gara mi isolo da tutto e tutti, non parlo con nessuno, mi posiziono mentalmente in un posto tranquillo, che realmente esiste nella mia Merano, dove trovo il meglio di me stesso, faccio il mio Training, la gara la faccio mentalmente migliaia di volte, vedo già tutto prima, poi in gara basta rifare tutto nello stesso modo, non mi serve nemmeno guardare la pista mentre scendo”. Certo che per lui ormai tutto questo è semplice e fa parte di anni e anni d’intenso allenamento e tantissima autodisciplina, ma questi concetti, queste strategie si possono imparare oggi anche con l’aiuto di un mental coach personale, una persona che si possa occupare di rendere un atleta o una squadra eccellenti dal punto di vista mentale ed emotivo.

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L’autodisciplina di Zöggeler appare così come un esempio da portare nelle scuole, nelle aziende, in tutti gli sport, persino nella politica. Poche parole, idee chiare, obiettivi sfidanti, piani d’azione calcolati, costanza, metodo, impegno dedizione e passione al top. Niente abusi, niente distrazioni, niente perdite di tempo, niente che non dia un qualche beneficio e grande rispetto delle regole di vita, dello sport e della sua rischiosissima disciplina. Tutto questo servirebbe non solo a un atleta che per una vita si è buttato a 140 km orari, su una pista ghiacciata rischiando anche gravi incidenti o la vita stessa, ma anche a ognuno di noi per riuscire a condurre una vita di qualità navigando tra le onde tempestose di un mondo complicato e sempre più in subbuglio. Grazie Armin per averci dimostrato quanto paghi l’autodisciplina, il controllo di sé, l’umiltà, la fermezza di spirito, il coraggio e che tutto ciò sia già dentro di noi. Grazie per averci confermato che serve impegnarsi e allenarsi duramente per poterle esprimere ad alti livelli, nello sport come nella vita, ma soprattutto grazie per averci insegnato che è possibile farlo.

La formazione nella baraccopoli di Mathare

In un Paese completamente differente e lontano da ogni nostra aspettativa, cadenzato dalle proprie dinamiche sociali e dal tempo che sembra essere un aspetto assolutamente inesistente, la formazione sta diventando un valido strumento di educazione: essa, infatti, dà la possibilità alle persone di avvicinarsi alla cultura attraverso un approccio fino a quel momento a loro sconosciuto.

Ho vissuto per un mese a Mathare, una delle baraccopoli più estese, in termini di densità e popolazione, di Nairobi, capitale del Kenya. Oltre alle piccole scuole nate nell’ultimo decennio per bambini e ragazzi, all’interno della “slum” non esistono strutture atte alla formazione degli adulti. Tuttavia molte persone che vivono nella baraccopoli hanno avuto la possibilità di studiare o quanto meno di imparare un mestiere, grazie al quale riescono a ricavarsi il cibo necessario per la giornata. Questo è uno dei grandi paradossi della baraccopoli: i lavoratori ogni mattina si svegliano all’alba per dirigersi in città a lavoro, magari in giacca e cravatta, però sono costretti a vivere in una baracca perchè i costi in un alloggio fuori di essa sono assolutamente proibitivi. Si parla di sette volte tanto.

Baraccopoli di Mathare

Durante questo periodo ho avuto la fortuna di presenziare ad alcuni corsi di formazione. La sensazione di assistere come partecipante ma anche attivamente affiancando un formatore locale, è stata molto entusiasmante: in qualità di studente di Scienze della Formazione, io ero lì e mi trovavo a vivere in una circostanza che sapeva di familiare ed era ciò che stavo studiando, completamente trasportato, in un continente diverso. Il contesto ha sicuramente contribuito a renderlo speciale, in quanto nuovo e non facilmente accessibile da un “ bianco”. Questo perché è praticamente impossibile per una persona bianca di pelle avvicinarsi alla baraccopoli senza un valido motivo, infatti è quasi sempre accompagnata da uno o più locali. Uno tra gli aspetti che caratterizza l’Africa e anche in questa occasione si è presentato, è la concezione del tempo. Le giornate dedicate alla formazione sembrano non avere un orario di inizio; si sa che orientativamente cominceranno in un orario “definito” dal formatore, ma sicuramente averlo prefissato anticipatamente non avrà importanza. Questo non perché le persone si disinteressino delle altre, non abbiano rispetto gli uni per gli altri e/o siano poco interessate all’argomento. Il motivo è molto semplice: il tempo non esiste e al contrario esistiamo noi, siamo noi a dominarlo. Le persone quindi hanno un valore maggiore e questa importanza fa sì che l’inizio possa essere posticipato ad oltranza finché tutti i partecipanti non saranno arrivati.

Gli argomenti delle lezioni sono tra i più svariati. Quelli a cui ho partecipato riguardavano la situazione delle donne in Kenya e le possibilità di rivincita sociale, i bambini di strada. La formazione è da intendere come una vera e propria lezione su aspetti caratterizzanti, che sono all’ordine del giorno: si vogliono trasmettere nuove e migliori prospettive. L’obiettivo è di provvedere a loro stessi dal punto di vista etico, politico e quindi educativo. Spesso è solo un buon motivo per partecipare a una discussione, è qualcosa di innovativo che li coinvolge personalmente.

Si cerca di fare lezione con ciò che si ha. Gli strumenti purtroppo non sono avanzati, i computer con relativa attrezzatura, nella slum, difficilmente ci sono e ciò che risulta reperibile è solamente una lavagna. Le persone sono quasi sempre disposte in cerchio a meno che la stanza non sia troppo piccola per ospitare un gruppo numeroso, ciò per ribadire l’importanza del singolo e nel caso in cui qualcuno volesse intervenire nell’erogazione, esso possa vedere e farsi ascoltare da tutti i partecipanti.

Articolo scritto da: Pietro Vettore – Laureando in Scienze della formazione a Padova e tirocinante presso GRUEMP. (Pietro ha vissuto questa esperienza in prima persona e ha voluto condividerla nel nostro BLOG).

Per leggere la 2^ parte dell’articolo clicca qui di seguito: Africa parte 2

Conseguenze delle aspettative dei genitori sui figli… Il campionismo

Prendo spunto da una notizia recente riguardante un padre accusato dalla Procura di Treviso di maltrattamenti in famiglia per aver costretto il figlio a svolgere in maniera ossessiva attività agonistica, per aver condizionato le manifestazioni di affetto nei suoi confronti ai risultati raggiunti, per averlo indotto ad assumere prodotti iperproteici del tutto inadeguati all’età con l’obiettivo di potenziarne il fisco.
Leggi la fonte: http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2013/10/15/news/doping-al-figlio-per-farne-un-campione-1.7924379.

Il fenomeno non è nuovo ma purtroppo sta ormai diventando un vero e proprio problema relazionale, educativo e sociale; gli esperti e gli psicologi dello sport lo chiamano “campionismo”. I cosiddetti “-ismi” stanno di solito a indicare una degenerazione di comportamenti che invece di rientrare nei limiti sociali di accettabilità, degenerano in estremizzazioni dannose; ricordiamo ad esempio bullismo, razzismo, alcolismo, feticismo, fanatismo, etc…

Questa questione è più complessa, ma se ci soffermiamo a pensare, siamo costantemente stimolati da vari fenomeni di massa creati da personaggi pubblici che anche nello sport assumono i connotati di veri e propri miti, supereroi che guadagnano uno sproposito di soldi e che sono idolatrati più dai genitori che dai giovani ragazzi. Genitori questi che in gioventù ritengono di aver fallito nello sport o semplicemente non sono arrivati ai livelli auspicati.
Questo tipo di genitori può commettere il grave errore di riversare le proprie frustrazioni ed eccessive aspettative sui figli che fanno sport. Si creano così conseguenze negative e danni alla maturazione psicofisica ed emozionale dei giovani ragazzi.

calcetto

Servirebbe invece lasciar loro la libertà di divertirsi, la possibilità di vincere o perdere, lasciando inalterata quella grande valenza educativa al successo e alla sconfitta che lo sport può offrire ad un giovane come ad un adulto. I disagi dei genitori spesso però ricadono sui figli, e accentuare quest’aspetto anche nel loro tempo libero e nello sport significa essere persone adulte solo all’anagrafe.
Doping precoce, cattive abitudini alimentari, scarsi rendimenti scolastici, eccesso nell’uso di tecnologie, cattiva gestione del tempo libero, sono altri campanelli d’allarme importanti che un genitore dovrebbe saper governare assieme al figlio in una partnership costruttiva.

Un buon coach, come un buon padre non pretende mai dal suo atleta quello che questo non può dare o qualcosa che non sia nelle sue reali potenzialità, ambizioni o desideri. Un atleta, come un figlio non può andare oltre il proprio limite inconsapevolmente solo per aderire alle aspettative del suo allenatore o dei suoi genitori.

Campioni a volte si nasce, spesso lo si diventa, ma la vita nel lavoro, in famiglia, nello studio, nello sport ha bisogno soprattutto di “persone sane e consapevoli”; servono uomini e donne, giovani o adulti equilibrati e competenti, sereni e innamorati della vita… non solo dei campioni a volte anche di pessimo esempio.

Comunicare con le emozioni…

Un giorno, un non vedente era seduto sul gradino di un marciapiede con un cartello ai suoi piedi e un pezzo di cartone con su scritto; “Sono cieco, aiutatemi per favore”. Un uomo che passava di lì si fermò e notò che vi erano solo alcuni centesimi nel cappello. Si chinò e versò della moneta poi, senza interagire con il cieco, prese il cartone lo girò e vi scrisse sopra un’altra frase. Al pomeriggio l’uomo ripassò dal cieco e notò che il suo cappello era pieno di monete e banconote. Il non vedente riconobbe il passo dell’uomo e gli domandò se era stato lui che aveva scritto sul suo pezzo di cartone e soprattutto che cosa ci avesse annotato. L’uomo rispose: “semplicemente la verità. Ho solamente riscritto la tua frase in un altro modo”. Poi sorrise e se ne andò. Il non vedente non seppe mai che sul pezzo di cartone vi era scritto: “Oggi è primavera e io non posso vederla”.
Tratta da Rivista FiloStraTa anno XIII n.° 2 2009

Così si sviluppa l’intelligenza emotiva – Il Mattino di Padova

In merito al coaching, cioè a una componente della formazione al lavoro, si sente spesso parlare di “intelligenza emotiva”: cos’è e come si fa a migliorarla?

Dopo il 1996, anno in cui Daniel Goleman, psicologo cognitivista e professore di psicologia all’università di Harvard, pubblicò il libro “Intelligenza emotiva”, potremmo quasi dire “niente fu più come prima”: ha aperto un orizzonte quasi sconosciuto fino a qualche decennio precedente. La grande svolta che s’inserì nei diversi contesti, non solo scientifici ma anche nei normali ambienti di vita, fu di facilitare lo sviluppo di un atteggiamento culturale nuovo rivolto a comprendere le emozioni sotto un aspetto diverso ed innovativo.

Goleman ha infatti affermato che nonsolo occorre impegnarsi a collegare l’intelligenza alle emozioni, ma occorre cominciare a  considerare le emozioni stesse come intelligenti, capaci di registrare informazioni di grande importanza, informazioni di cui è indispensabile tener conto, che è indispensabile registrare ed elaborare. Goleman, con i suoi studi e le sue conseguenti pubblicazioni, ha permesso di divulgare, non solo nell’ambiente accademico, l’importanza delle emozioni e la necessità di collegarle con la parola e con il pensiero. Le emozioni sono componenti fondamentali dell’esistenza individuale e collettiva, risorse da conoscere ed utilizzare per un miglior rendimento nella vita sociale, relazionale e affettiva. Prima di allora, la psicologia concentrava i suoi studi su un’intelligenza limitata, quella rappresentata dal quoziente d’intelligenza tradizionale (Q.I.). Questo tipo d’intelligenza si limitava a classificare gli individui in modo statico. L’intelligenza emotiva (Q.E.), come l’intelligenza misurata con il Q.I. si può apprendere, formare, perfezionare ed insegnare ed inoltre apre una prospettiva dinamica, con possibilità di trasformazioni e riflessioni infinitamente più ampiedel Q.I. Molti studi dimostrerebbero che la maggior parte delle nostre scelte e decisioni non sono il risultato di una attenta disamina razionale dei pro e dei contro relativi alle diverse alternative possibili. In molti casi le facoltà razionali verrebbero affiancate dall’apparato emotivo, il quale costituirebbe una sorta di “percorso abbreviato”, capace di farci raggiungere una conclusione adeguata in tempi utili. La componente emotiva coinvolta nelle decisioni sarebbe anzi determinante nei casi in cui queste riguardano la nostra persona o coloro che ci sono vicini. Su questa prospettiva molti aspetti della nostra quotidianità assumono significati più ampi,maanche più stimolanti. Secondo Goleman e altri studiosi,  l’intelligenza emotiva si può sviluppare attraverso un adeguato allenamento, diretto soprattutto a cogliere i sentimenti e le emozioni, nostri e altrui, indirizzandoli in senso costruttivo. Attraverso i corsi di formazione, Gruemp da molti anni permette ai corsisti di fare delle vere e proprie esperienze di apprendimento emozionale. Questo tipo di formazione, generativa di competenze prevalentemente trasversali, favorisce la riscoperta di un più elevato grado di consapevolezza sull’importanza delle emozioni in ogni nostra forma di comunicazione intrapersonale (con noi stessi) o interpersonale (con gli altri). In particolare ai partecipanti del percorso formativo Avventura Vincente, sulla Leadership ed Intelligenza Emotiva, i corsisti hanno la possibilità di sperimentare direttamente diversi stati emozionali, che vanno ad incrementare il bagaglio d’esperienza dell’adulto in formazione,
riattivando così alcuni processi cognitivo-emozionali che favoriscono un miglior sviluppo delle potenzialità individuali. Un approccio esperienziale facilita l’apprendimento negli adulti, permettendo loro di mettersi in gioco in prima persona in attività che li coinvolgono, anche rappresentando metaforicamente parti della propria realtà in modo da potenziare le conoscenze su se stessi e sugli altri. Questo tipo di apprendimento richiede la compresenza di cinque tipi di fattori: Avventura, Metafora, Coinvolgimento Emotivo, Osservazione, Concretezza.

Dott. Damiano Frasson