formazione esperienziale

LA COMUNICAZIONE EFFICACE

La formazione sulla comunicazione efficace, assertività e ascolto attivo, ci può aiutare a prevenire molte situazioni di difficoltà relazionale. Aiuta ad acquisire informazioni, conoscenze e situazioni di apprendimento che facilitano l’ascolto di sé e la comprensione anche di questi meccanismi e funzionamenti che spesso ci provocano ansia e preoccupazione. Attraverso una buona formazione sulla comunicazione si impara a riconoscere le nostre emozioni, a gestire positivamente eventuali paure e a migliorare il rapporto con se stessi e con gli altri. Molte persone intervistate sulle loro capacità di comunicazione, riferiscono tendenzialmente la responsabilità del loro insuccesso comunicativo all’atteggiamento degli altri nei loro confronti, mettendo poco in risalto eventuali proprie lacune. Ci si aspetta sempre di essere ascoltati ma si da poca importanza all’essere buoni ascoltatori, mentre in ogni buon corso sulla comunicazione l’ascolto riveste un ruolo cruciale. La comunicazione è un’importantissima competenza che permeando tutta la nostra quotidianità, rende più complesso riconoscere e gestire le sue regole, che pure esistono, criteri studiati e definiti scientificamente in innumerevoli studi.

Abbiamo quasi la sensazione che cambiando interlocutore ciò che eravamo riusciti ad esprimere a qualcun’ altro non funzioni più e così attribuiamo all’altro la responsabilità dell’inefficacia, al suo carattere, ai suoi comportamenti, ma non è sempre così. Una competenza per essere tale deve essere espressa con determinati risultati, quindi se non abbiamo determinati risultati significa che non siamo così competenti come crediamo o vorremmo essere. Per ottenere risultati, anche nella comunicazione come in ogni altro ambito della vita serve esercitarsi, serve acquisire per un lungo periodo la capacità, serve mantenere allenato il muscolo, serve appunto acquisire quella che chiamiamo “padronanza”, serve sapersi adattare a persone diverse, a contesti diversi, a situazioni diverse, serve essere situazionalmente focalizzati su ciò che vogliamo ottenere dalla nostra comunicazione. La velocità degli eventi, la complessità di interazioni sociali, la varietà di strumenti comunicativi rendono sempre più importante fare una buona formazione per acquisire competenze comunicative sia interpersonali che attraverso i media, perché il grande gioco della comunicazione favorisce o penalizza molti dei risultati che otteniamo nella nostra vita personale, professionale, sociale.

Dott.ssa Annalisa Tria
Formatrice – Counsellor di GRUEMP
Sito Personale: www.annalisatria.it

ASCOLTATI BENE CHE PARLANDOTI… PASSA

Noi non parliamo soltanto agli altri ma anche a noi stessi, dimentichiamo troppo spesso che le prime due orecchie che sentono quello che diciamo sono le nostre. Anche quando non esprimiamo verbalmente alcuna parola, il nostro pensiero forma nel nostro cervello le parole che pensiamo o immagini simboliche corrispondenti quindi, siamo sempre in comunicazione almeno con noi stessi.

Le parole che utilizziamo e le immagini che pensiamo, contribuiscono a modificare la percezione che noi abbiamo dei fatti che ci accadono, delle sensazioni che proviamo, delle emozioni che ci coinvolgono. Non soltanto le parole incidono su questo aspetto, ma le parole e il parlarsi a sé stessi sono il focus di questo articolo.

Facciamo una prova immaginiamo, appunto, che stiamo assistendo alla Televisione, ad una notizia di una tragedia familiare accaduta in un paese vicino al nostro, e noi mentre la Tv commenta la notizia pensiamo o bisbigliamo dicendoci così:

  • Oddio senti cos’è successo, che tragedia – mi tremano le gambe all’idea che possa accadere a me – potrebbe proprio capitare anche a me di perdere la testa così…e cosa faccio? – Come reagirei? – Mio dio… che dramma… mi viene già l’ansia…senti che tachicardia – Appunto senti che ansia che mi ha messo questa notizia – dappertutto notizie tragiche e qua vicino a casa mia, mi verrà male alla testa oggi – ma come mai penso queste cose? – forse ho proprio paura che accada anche a me… e se capita cosa faccio? – mamma mia che Ansia

Questo circolo vizioso quando è innescato può farci fare anche un pericoloso corto circuito dagli effetti imprevedibili, perché ce lo siamo innescati da soli?

  • 92 parole usate in una sequenza di 10 frasi di cui 4 Domande/con dubbio, il tutto contenente all’interno le parole: 3v Ansia, 2 Tragedia, 1 Tremare, 1 perdere, 1 dramma, 1 tachicardia, 1 male, 2 Oddio; trasmettendo senso di impotenza, pericolo imminente, forte potenzialità e vicinanza dell’evento.

Pensi che stiamo semplificando troppo? Non è così, questo è un semplice esempio di come si creino “inutilmente” effetti negativi sul nostro sistema psicofisico, attraverso un uso scorretto delle parole e della nostra comunicazione interpersonale e intrapersonale.

Di fronte allo stesso evento/notizia cosa avremmo potuto dire o dirci più correttamente?

  • caspita purtroppo anche oggi un notizia brutta e triste, mi spiace per quelle persone a cui è accaduto un fatto così grave – per fortuna non è accaduto a persone di mia conoscenza o a me – mi auguro proprio di continuare a stare bene come ora nella mia famiglia – chissà quali saranno i motivi… – io amo la mia famiglia e i miei figli e farò di tutto perché non accadano mai, tra noi, cose così brutte o spiacevoli – dedico un pensiero o una preghiera a quelle persone che hanno subito questa brutta situazione.

I pensieri che noi facciamo sulle nostre percezioni e le parole che utilizziamo per descriverci o comunicare la nostra realtà, sempre più caotica e complessa, determinano le nostre emozioni e quindi poi le nostre condizioni psicofisiche e comportamentali. Ascoltarsi bene è dunque necessario e utile, a patto che poi ci si impegni anche a parlarsi costruttivamente e positivamente, mettendoci in condizione di agire per il meglio. Per allenare queste capacità contatta GRUEMP e il tuo life coach di fiducia.

Dott. Damiano Frasson
Formatore – Consulente – Coach di GRUEMP

NEL MARE DELL’INCERTEZZA… FLESSIBILITÀ E COMPETENZA

Siamo immersi costantemente nelle onde dell’incertezza, in un’epoca liquida, dove tutto cambia continuamente, dove “del doman non v’è certezza” è diventato un Must, dove cambiamento e trasformazione sono l’unica costante della nostra quotidianità personale e professionale. Per gestire meglio questo complesso grado di incertezza, serve che sviluppiamo una nuova forma mentis più aperta, flessibile, possibilista, creativa. Certamente l’imprevisto sempre dietro l’angolo logora le nostre certezze e stressa il nostro autocontrollo, ma anche involontariamente siamo per lo più noi che con le nostre condizioni favoriamo lo svilupparsi di sensazioni negative d’ansietà accentuata, di sensazioni di soffocare, peso allo stomaco, dolori corporei o intorpidimento, a questo punto lo stress si è impossessato del nostro essere pscicofisico dominandoci. Anche una semplice difficoltà di concentrazione, o la sensazione di avere mille pensieri in testa, o di essere poco presenti o distratti può essere interpretata dalle persone come un segnale di “perdita della testa, impazzimento”. Ecco perché è importante imparare a distinguere tra una “più oggettiva percezione fisica” e l’interpretazione e il significato che noi attribuiamo a ciò che percepiamo. Alcuni avvenimenti sono dichiaratamente e oggettivamente difficili, dolorosi, duri, pensanti, drammatici da gestire, ma per la maggior parte delle persone non si presentano ogni giorno della nostra vita.

Ecco allora che attivarsi facendo formazione per imparare a conoscere e gestire i propri pensieri, le proprie emozioni e quindi anche i propri comportamenti, diventa un grande fattore di successo e di benessere. Per questo è fondamentale acquisire conoscenze, strumenti e competenze utili proprio ad imparare a gestire e non subire questa condizione, proprio come un buon marinaio deve imparare a fare, solcando il mare tracciando e seguendo rotte e correnti, venti e clima, per raggiungere il suo porto di destinazione.

Nessun buon marinaio si metterebbe in mare senza la consapevolezza di poter governare la sua nave tra un porto all’altro ma per saperlo fare si è preparato, si è formato. Nessun buon marinaio si avventurerebbe in mare aperto quando è in atto un tifone o un forte temporale, attenderebbe che le condizioni migliorino e nel frattempo studia il percorso possibile e predispone le risorse e i mezzi per il futuro viaggio che lo aspetta. Quando la rotta è lunga e si prevedono imprevisti un marinaio sceglie di fermarsi in porti intermedi, che trova lungo la rotta tracciata e che permettono di riprendere forze e rimpiazzare le risorse già utilizzate e fare manutenzione. Un marinaio che solca giornalmente i mari incerti della vita, conosce se stesso, la sua nave, il suo equipaggio, i suoi obbiettivi e le sue capacità. Un buon comandante si fa trovare pronto sia a godere della quiete dei mari che favoriscono una pesca abbondante, sia nell’essere attento e risoluto nel salvaguardare se stesso, equipaggio, passeggeri e tutto il suo carico durante le tempeste improvvise.
Per percepire e navigare una realtà sempre nuova e sempre diversa serve dunque allenarsi molto per conoscere affrontare e gestire diversi tipi di realtà.

Dott. Damiano Frasson
Formatore – Consulente – Coach di GRUEMP

GESTIRE LA “PAURA” PER VINCERLA …

Il periodo storico che stiamo vivendo purtroppo è intriso di “paura”. Questo contributo vuole semplicemente dare qualche spunto per poter continuare a vivere più positivamente la nostra quotidianità, riducendo l’inevitabile impatto negativo prodotto dai drammatici fatti accaduti.

Siamo soliti considerare la paura come una sorta di nemico che ci impedisce di raggiungere i nostri risultati e di esprimerci al meglio, e in effetti spesso è così. Appare quindi utile chiarire qualche aspetto a riguardo della paura. I motivi che la scatenano diventano utili per poter imparare molto su di noi, sugli altri, sulle nostre emozioni, sui nostri pensieri, sul mondo che ci circonda.

La paura è composta da 2 fasi e si sviluppa in un’area del cervello chiamata Amigdala:

  • Allarme – il cervello si prepara ad una eventuale azione
  • Conferma – la corteccia prefrontale dichiara il falso allarme o agisce

Quando percepiamo una condizione eccessiva e improvvisa di timore/paura l’Amigdala  si attiva per proteggerci da un imminente pericolo percepito come “molto probabile”, ci mettiamo in uno stato di allerta. Il cervello richiama automaticamente passati ricordi spiacevoli per essere pronto a difendersi da potenziali pericoli, conseguentemente il cuore pompa sangue più velocemente, il battito aumenta, i muscoli si ingrandiscono o si preparano ad essere subito reattivi, i peli si rizzano, aumenta la sudorazione. Quindi esistono diversi meccanismi neurofisiologici che sono collegati alla paura tramite l’attivazione sensoriale che di per sé è positiva e ci protegge.

Se noi avessimo paura di tutto o quasi saremmo in preda, purtroppo, a gravi disturbi o patologie, idem se non provassimo paura per nulla; quindi il nostro sistema nervoso ci aiuta a riconoscere diversi livelli di paura facendo riferimento a ciò che percepisce e a esperienze precedenti. Spesso però siamo noi stessi che alimentiamo alcune nostre paure che potrebbero invece essere relegate semplicemente a lievi e normali timori, perché ci accolliamo pensieri negativi ed errate percezioni della realtà. Spesso siamo colpiti da paure più o meno conrete che possono anticipare anche eventi nefasti. Questi eventi possono avere una bassa o un’alta probabilità di concretizzarsi ma noi, ritenendoli troppo imminenti e molto vicini, aumentiamo con i nostri pensieri pre-occupazioni che, se trattenute e alimentate per lungo tempo, diventano paure.

Quando ci si abitua a non prendere decisioni si continua a procrastinare non affrontando le piccole normali situazioni della quotidianità, si evita di vivere anche ciò che oggettivamente ci potrebbe fare del bene, ci si abitua a vivere come drammatica e definitiva ogni piccola sconfitta o insuccesso della vita: il fatto che le paure pian piano si impadroniscano di noi è inevitabile. Così facendo continuiamo a percepire responsabile il mondo esterno degli stimoli e delle paure che ci vengono riversate addosso dall’informazione dei media, senza attivarci responsabilmente per farne oggetto di una più attenta riflessione o di una critica personale. L’effetto che otteniamo, così facendo, sarà quello di aumentare a dismisura una serie di sensazioni che vengono interpretate dal nostro cervello come segnali premonitori di un “imminente disastro”, di imminenti catastrofi, di guai serissimi in arrivo, di prossime potenziali malattie. Ecco allora che invece serve imparare a saper affrontare le proprie difficoltà quotidiane distinguendo comprensibili timori da paure più oggettive. Per fare questo è necessario imparare ad utilizzare al meglio i nostri pensieri, le nostre potenzialità, la capacità di riflettere più oggettivamente su ciò che ci accade per comprendere se ci sono elementi di “criticità” che possono tornarci utili per trasformare la paura che proviamo in nuovi elementi di motivazione. Imparare a trasformare la paura in energia propulsiva o in opportunità di apprendimento è una straordinaria chiave motivazionale per la nostra vita. Fare questo diviene utile per conoscersi meglio e imparare a distinguere ciò che ci fa stare bene da ciò che ci fa stare male, ciò che ci motiva e ciò che ci demotiva, ciò che ci dà piacere da ciò che ci provoca dolore, acquisendo padronanza, intelligenza emotiva, capacità di autogestione e automotivazione.

Dott. Damiano Frasson
Formatore – Consulente – Coach di GRUEMP

DA PAUROSA-MENTE… A POSITIVA-MENTE

Oggi va di gran moda parlare, fare conferenze e scrivere di paura. Quasi ogni edizione di un telegiornale, su qualsiasi media, inizia con informazioni di drammi, guerre, omicidi, disastri. In effetti è una delle emozioni più provate dagli esseri umani ma ci sono anche: gioia, serenità, felicità, tristezza, rabbia, invidia, gelosia, nostalgia, vergogna, tenerezza, etc. Senz’altro gli eventi spesso drammatici che invadono quotidianamente le nostre case attraverso i media non creano le condizioni perché la paura stia lontana dai nostri pensieri, però, anche un’emozione di paura, prima di manifestarci in tutte le sue declinazioni e criticità peggiorative come panico e fobia, vive e si nutre di un certo tipo di pensieri e atteggiamenti.

Alcuni dati statistici forniti da ADN-Kronos, indicano che sono oltre 2 milioni gli italiani che soffrono di “disturbo da attacchi di panico”, 9 su 10 vivono spesso stati d’ansia, depressione e panico aggrediscono moltissimi manager, circa il 45% dei lavoratori digitali sembra accusi disturbi da Netdipendenza o tecno stress, questi e altri dati sono in fortissimo aumento in tutte le società ad alto sviluppo tecnologico e sono quasi assenti in altre culture. A dire la verità sembra soffrissero di ansia e panico anche Aristotele, Platone, Petrarca, Napoleone e altri famosi personaggi della storia, quindi molto probabilmente il problema viene da lontano ed accompagna l’uomo da secoli. Improvvisa ed intensa sudorazione, batticuore, un repentino nodo alla gola, irrigidimento muscolare, una nausea istantanea e forti dolori al petto insieme ad una impensata paura di morire; ecco come si presenta un disturbo da attacco di panico. In questi casi serve necessariamente rivolgersi al proprio medico che a sua volta può inviare ad uno specialista, è fortemente sconsigliato il fai da tè o approcci palliativi.

Ci sono indubbiamente fattori biologici e psicologici scatenanti, ma continuare a vivere immersi nella frenesia dei media, facendosi travolgere da miliardi di click ogni giorno o centinaia di input ogni ora, tra i-phone, pc, social, Tv, sms, chat, altre tecnologie per lo svago e il tempo libero, non aiuta di certo a diminuire ansietà e stress.

Quando lasciamo che la tecnologia sviluppi il suo effetto invasivo e pervasivo facendole prendere il sopravvento sul nostro autocontrollo, sulla capacità di riflessione, sul senso di efficacia, sulle capacità di ragionamento e scelta, come esseri umani abdichiamo alla nostra superiorità di uomini sulle macchine e diventiamo facili prede di qualsiasi paura noi possiamo percepire (vedi Matrix 1999). Serve allora accettare che il grande aumento di figure professionali nuove ed esperte in “relazioni d’aiuto”, come educatori, counsellor, coach, agevolatori del benessere, formatori e mental trainer, dimostrano quanto stia aumentando l’esigenza di cercare rimedi concreti all’essere immersi in un contesto sociale che spesso ci fa “paura”. Ecco allora che, considerata improbabile, a breve, una diminuzione degli eventi negativi, o un diverso orientamento di governi e media, diventa urgente che le persone imparino come sviluppare, mantenere e potenziare un atteggiamento mentale positivo, una visione creativa e dinamica della vita, una capacità di autocontrollo dei propri pensieri e delle emozioni, dei propri comportamenti e dunque della propria mente. Soltanto imparando e formandoci positiva-mente possiamo imparare come diminuire, o eliminare l’impatto negativo di ciò che percepiamo o viviamo paurosa-mente.

Dott. Damiano Frasson
Formatore – Consulente – Coach di GRUEMP

PROMUOVERE LO “STARE BENE” CON LE COMPETENZE TRASVERSALI

Da più parti cresce la consapevolezza che serve integrare con forti azioni preventive un’idea del vivere oggi in epoca di società liquida, che miri soprattutto al capire, trattare e curare la sofferenza o i disturbi psicologici o fisici superando un’accezione “esclusivamente medicalizzata”, per dare spazio, valore e dignità anche all’integrazione con ciò che previene, anticipa, circoscrive, depotenzia, fronteggia, placa, riduce determinati malesseri promuovendo lo “star bene” dando una “forma migliore” al benessere.

Per quanto riguarda le scienze della formazione, allenando le nostre “competenze trasversali” dette anche “soft skills” siamo in grado di attivare meglio tutto il potenziale che risiede in noi. Possiamo essere in grado di attivare le nostre virtù, formandoci preventivamente una migliore “consapevolezza” sulla nostra esistenza umana, giungendo così, con maggiore autonomia, a ridurre di molto, o in certi casi persino ad eliminare: eccessi di stress, stati ansiosi, difficoltà emotive, fumo, uso di droghe leggere, alcuni disturbi psicosomatici, lievi disordini alimentari, disordini relazionali, confusione di pensiero, demotivazione, bassa autostima.

Quando lasciamo che le sensazioni, le emozioni, le abitudini, i nostri pensieri e comportamenti si consolidino negativamente, stiamo aprendo una porta verso un percorso ben più arduo, lungo e maggiormente difficoltoso, nel quale rischiamo di vederci costretti, giustamente, a “curarci” da alcune “malattie/patologie”. Possiamo dunque affermare che una formazione focalizzata su come migliorare le nostre potenzialità, attraverso il coaching, il counselling e altre metodologie esperienziali attive, permetta un’efficace azione preventiva sulla nostra vita. Partecipando a specifici e qualificati corsi di formazione sullo sviluppo personale, si può da un lato ridurre la percentuale di possibilità che alcuni difficoltà del momento si trasformino nel tempo in disagi cronici o malattie, dall’altro si abbassa il costo sanitario personale e sociale dovuto a determinati stili di vita.

Ecco allora che le persone stanno riscoprendo il valore di una “via vantaggiosa” per migliorare il “capitale umano” e cioè attraverso la formazione e lo sviluppo personale che può contribuire a creare opportunità utili a formare maggior benessere individuale, familiare, organizzativo, sociale.

Dott. Damiano Frasson
Formatore – Consulente – Coach di GRUEMP

Damiano Frasson presenta la formazione esperienziale

Formazione e Coaching sono stati gli argomenti dell’intervista fatta a Damiano Frasson, dal giornalista Andrea Collalto di Radio Container. Sono state approfondite tematiche quali:

  • La formazione esperienziale degli adulti
  • Il coaching e lo Sport-Coaching
  • L’eduzione dei figli attraverso scuola e famiglia
  • Il vasto tema dello sviluppo personale e di quanto utile è al giorno d’oggi

Ascolta il podcast dell’intervista e lascia un tuo personale commento.

Barbara Codogno commenta il libro “Allenare le competenze trasversali” di Damiano Frasson

Questo scritto da Damiano Frasson è un “grande” libro perché riesce a intercettare diversi livelli di lettori, offrendo un sempre alto livello di lettura. Se ad un primo approccio possiamo definirlo un serissimo manuale per professional, per quanti cioè sono dedicati a una tipologia specifica di intervento, avanzando con la lettura del testo – piacevolissima – ne scopriamo invece i tanti livelli di approccio e che rendono questa lettura una avventura davvero vincente.

Senz’altro denso di un apparato umanistico intrinseco, l’analisi scientifica – condotta rigorosamente dall’autore, con tanto di accuratissimo processo di analisi e di confronto dei dati, avvallati da una serie di testimonianze esperienziali, come esige la letteratura scientifica – approda a un pensare filosofico che non deve passare inosservato.

Presentazione del libro "Allenare le competenze trasversali" scritto da Damiano Frasson (Formatore e titolare GRUEMP) edizioni Franco Angeli

Presentazione del libro “Allenare le competenze trasversali” scritto da Damiano Frasson (Formatore e titolare GRUEMP) edizioni Franco Angeli

Le esperienze trasversali vengono lette come “una buona pratica” da raggiungere con “l’allenamento”, e in questo dire si respira tutto il mondo filosofico orientale, a cui dalla fisica quantistica alle neuroscienze, l’occidente scientifico sta necessariamente guardando per poter trovare un equilibrio tra uomo e mondo. In Frasson c’è di più. Non c’è solo la necessità di giungere all’equilibrio – inteso come luminoso momento di conoscenza – ma v’è l’oltrepassamento; la sfida è proprio quella dell’utilizzo delle competenze trasversali. Utilizzo che segna la “via” del miglioramento. Un obiettivo, questo, moralmente importante.

L’efficacia della metodologia proposta non risiede unicamente nei risultati che vengono raggiunti, anche se l’obiettivo deve necessariamente risultare nella sua importanza. Ma è piuttosto nell’andare verso, in questo restare allenati, a mio avviso, la peculiarità più importante. Perché Frasson ti fa percepire chiaramente che non cresci quando sei arrivato, ma cresci mentre stai andando. E forse è per questo che l’allenamento richiede una stretta vicinanza tra formando e formatore. Un formando che non si esime mai dal processo di crescita, anzi, con generosità processa continuamente le sue competenze trasversali attivando un circolo virtuoso di miglioramento.

Visto che Frasson usa la metafora e la narrazione come metodologia creativa di allenamento, mi permetto di sigillare questa mia recensione – fatta quindi da una persona non professional – con un’immagine che io stessa ho maturato, dopo l’apprentissage formativo derivatomi unicamente dalla lettura di questo libro, illuminata dall’esperienza clou denominata “Corsa nella luce”. A un certo punto ho visualizzato un albero, dalle parole che leggevo sulle pagine uscivano dei rami forti e gentili allo stesso tempo. Ogni ramo era costellato da gemme verdi. Gemme che avevano una grande energia, che io sentivo con sicurezza, sarebbero sbocciate riempiendo l’albero di foglie verdi e rigogliose.

Ecco, io credo che chi si approccia a Gruemp, chi sceglie Frasson come “maestro”, mi piace questa parola antica e piena di saggezza e la trovo appropriata per Frasson nel suo ruolo di formatore, si senta come quelle gemme: acquisisca cioè la consapevolezza di avere in sé stesso un grande albero rigoglioso di verdi foglie e potenziali splendidi frutti.

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(Articolo scritto da Barbara Codogno giornalista e opinionista del Corriere del Veneto)

 

 

 

Il gioco tra “Azzardo” e “Opportunità”

Negli ultimi anni stiamo assistendo all’incremento del gioco d’azzardo e delle scommesse su tutto, con il conseguente effetto di creare forti problematiche sociali che, nei casi più gravi, purtroppo in aumento, sfociano in vere e proprie malattie che vanno sotto il nome di “ludopatie”.

Evitiamo qui di fare un sermone su questioni etiche, morali, sociologiche, ma vale la pena ricordare che la letteratura scientifica ha già ben evidenziato come, ad un aumento esponenziale delle proposte di gioco (video poker, slot, lotterie, gratta e vinci, etc.) che favoriscono una “potenziale dipendenza”, corrisponda un altrettanto elevato incremento di chi, anche inconsapevolmente, emerge come potenziale “preda” o “vittima” predestinata, addirittura in conseguenza di elementi del proprio codice genetico. In altre parole queste persone, se non venissero così fortemente e costantemente sollecitate, non si lascerebbero prendere compulsivamente da questo condizionamento con i problemi conseguenti.

Inoltre è necessario tener presente alcune conseguenze negative dovute all’applicazione massiccia di strategie derivanti dagli studi psicologici che afferiscono al filone del “comportamentismo classico”, i cui effetti pratici possono essere potenziati dallo sviluppo delle nuove tecnologie. Infatti la diffusione di queste tramite internet e i social media, ecc… hanno favorito, in presenza di un uso indiscriminato, l’assoggettamento di moltitudini di persone in ogni parte del mondo a criteri, mode, usi e consumi. Quello che però ci importa chiarire qui brevemente cos’è? Il fatto che non tutti i giochi sono rivolti a creare o favorire una dipendenza dei giocatori, anzi. Non tutti i giochi puntano sullo stimolare bisogni latenti delle persone favorendo l’adozione di una cultura dell’azzardo legata ad una fortuna che spesso non è cieca, ma anzi sa benissimo statisticamente quando manifestarsi e quando no. I giochi propositivi che ricordiamo tutti vengono dalla nostra infanzia e ci hanno accompagnati a conoscere il mondo, a fare scoperte, a socializzare a crescere ed imparare l’importanza delle regole. Anche nella formazione oggi, si parla proprio di approccio “ludico esperienziale” per definire quelle metodologie attive di coinvolgimento formativo che aiutano persone in formazione a maturare senso critico, spirito di gruppo, intelligenza emotiva, capacità di gestione dei conflitti e molto altro.

mamma-e-figlia-giocanoIl gioco assume così un valore di metafora con la quale confrontarsi, un’esperienza di condivisione ricca e molteplice, che permette un incremento della consapevolezza di sé in rapporto con gli altri, favorendo anche quella dinamicità relazionale necessaria per acquisire competenze di autoregolazione di se stessi nei diversi contesti di vita. Oggi si iniziano a creare, oltre agli abituali videogiochi, anche alcuni di più specifici, con finalità dichiaratamente formative da poter utilizzare con le nuove tecnologie multimediali. Questi nuovi “giochi” forse diverranno in futuro strumenti di educazione utili alle nuove generazioni per sviluppare le proprie potenzialità valide anche per difendersi da abusi e sviluppi pericolosi. Attenzione quindi a sottovalutare le enormi potenzialità del “gioco” visto in senso ampio ed educativo ad ogni livello, la sua utilità e potenzialità generatrice si perde nella notte dei tempi e come tutte le attività umane non è di per sé buono o cattivo, ma sono le finalità, l’utilizzo e i valori che lo creano e sviluppano che lo fanno diventare utile, positivo o meno utile e persino dannoso. Per farsi qualche buona idea sui più moderni orientamenti educativi e formativi segnaliamo un evento molto interessante che si terrà a Padova dal 3 al 5 ottobre prossimi “Il Festival Dell’apprendimento”. http://associazioneitalianaformatori.it/th_event/festival-apprendimento/ 

Per costruire un Team…“Uno per tutti e tutti per uno”

Il famoso motto dei quattro moschettieri è chiaro e non lascia dubbi: “Uno per tutti e tutti per uno”. Si sente ormai dappertutto affermare che per raggiungere risultati serve costruire una squadra, un team, come ciò fosse una cosa nuova. Forse si sta semplicemente affermando, finalmente, la una consapevolezza più generalizzata che da soli, individualmente, egoisticamente possiamo fare poco di importante nella nostra vita, perché sempre abbiamo bisogno del rapporto con gli altri. Una squadra serve sempre, una squadra aiuta ad ottenere risultati, una squadra si può costruire. Per saper fare squadra serve però conoscere bene i molteplici fattori che la strutturano, le dinamiche che si sviluppano, gli aspetti organizzativi che possono determinarne l’efficacia. Oggigiorno in epoca di società liquida e in tempi di radicali cambiamenti, le persone, gli imprenditori, i manager, i politici, gli economisti, stanno maturando una nuova disponibilità ad affrontare questo tema nevralgico del “saper fare squadra”. Dallo sport e dalla formazione esperienziale, il management ha sempre attinto per poter formare le persone su questa competenza trasversale. Sono ormai a disposizione di chi vuole fare formazione sul teambuilding moltissimi approcci, strategie e metafore per questi importantissimi apprendimenti. Costruire e gestire una squadra è affare complesso e molto impegnativo che mette alla prova persone, aziende, famiglie, istituzioni e tutta la società. Formatori esperti possono essere di grande aiuto per favorire riflessioni sul quando, sul come e sul perché fare squadra, ma soprattutto sanno proporre strumenti applicativi concreti da adottare nei diversi contesti organizzativi. Si fa presto a dire “facciamo squadra” oppure “serve una squadra”, poi però bisogna avere desiderio, coraggio e volontà di confrontarsi con gli altri accettando le regole del gruppo, condividendo valori, obbiettivi, ruoli, strategie, leadership, relazioni, successi e insuccessi.

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Chi ha riscoperto la Formazione esperienziale nell’epoca moderna?

Ecco perché Ignazio di Loyola è considerato il precursore della “Formatore esperienziale” dell’epoca moderna…

[…] Nel 1548 vennero stampati per la prima volta gli Esercizi spirituali, per i quali venne condotto davanti al tribunale dell’inquisizione, per poi essere rilasciato. Gli Esercizi spirituali non sono «un libro scritto per essere letto» – scrive Federico Rossi di Marignano nella sua biografia di Carlo Borromeo, ma appartengono a quel genere di cose che si possono capire solo sperimentandole. Per questo non si possono prendere gli Esercizi a casa propria. Non è infatti possibile ritrovare se stessi senza allontanarsi da tutto e da tutti per un adeguato periodo di tempo. Nei primi giorni di distacco gli Esercizi invitano l’esercitante a cercare di capire per quale fine abbia ricevuto esistenza e vita dal Creatore, in altri termini che cosa Dio si aspetta ch’egli faccia di buono nella vita. Una volta presa coscienza del perché della sua nascita, all’esercitante verrà spontaneo mettersi «avanti agli occhi stesa e spiegata la sua vita […] scorrendola tutta pensatamente». Scoprirà allora tutte le deviazioni che, aderendo consapevolmente o inconsapevolmente ai moti ingannevoli dell’anima, egli stesso avrà fatto subire anno dopo anno al proprio destino. A quel punto dovrà superare l’ostacolo più difficile tra quelli che una persona è chiamata a superare durante la vita: cambiare, mutare, rinnovarsi. Nessun uomo tuttavia può riuscire a conquistare la pace interiore e affrontare il difficile cammino della vita inventandosi ogni cosa da solo. Ogni uomo solitamente progredisce o regredisce imitando l’esempio positivo o negativo di altri uomini. […]  tratto da (http://it.wikipedia.org/wiki/Ignazio_di_Loyola)

Questi semi sono germogliati nei secoli successivi e la “compagnia di Gesù”, con Ignazio di Loyola, se ne è fatta interprete continuando a diffonderla nel mondo, tra scienza e coscienza, tra lavoro e fede, affermando valori di umiltà, impegno, disponibilità, condivisione e tolleranza. E’ auspicabile che il nuovo “Papa Francesco” stimoli molteplici ambiti, istituzionalie  e non, a ripristinare alcuni importanti valori della tradizione Umanistica Cristiana Europea innervandoli con i nuovi strumenti tecnologici e non della comunicazione e formazione d’oggi.