genitorialità

Damiano Frasson presenta la formazione esperienziale

Formazione e Coaching sono stati gli argomenti dell’intervista fatta a Damiano Frasson, dal giornalista Andrea Collalto di Radio Container. Sono state approfondite tematiche quali:

  • La formazione esperienziale degli adulti
  • Il coaching e lo Sport-Coaching
  • L’eduzione dei figli attraverso scuola e famiglia
  • Il vasto tema dello sviluppo personale e di quanto utile è al giorno d’oggi

Ascolta il podcast dell’intervista e lascia un tuo personale commento.

Conseguenze delle aspettative dei genitori sui figli… Il campionismo

Prendo spunto da una notizia recente riguardante un padre accusato dalla Procura di Treviso di maltrattamenti in famiglia per aver costretto il figlio a svolgere in maniera ossessiva attività agonistica, per aver condizionato le manifestazioni di affetto nei suoi confronti ai risultati raggiunti, per averlo indotto ad assumere prodotti iperproteici del tutto inadeguati all’età con l’obiettivo di potenziarne il fisco.
Leggi la fonte: http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2013/10/15/news/doping-al-figlio-per-farne-un-campione-1.7924379.

Il fenomeno non è nuovo ma purtroppo sta ormai diventando un vero e proprio problema relazionale, educativo e sociale; gli esperti e gli psicologi dello sport lo chiamano “campionismo”. I cosiddetti “-ismi” stanno di solito a indicare una degenerazione di comportamenti che invece di rientrare nei limiti sociali di accettabilità, degenerano in estremizzazioni dannose; ricordiamo ad esempio bullismo, razzismo, alcolismo, feticismo, fanatismo, etc…

Questa questione è più complessa, ma se ci soffermiamo a pensare, siamo costantemente stimolati da vari fenomeni di massa creati da personaggi pubblici che anche nello sport assumono i connotati di veri e propri miti, supereroi che guadagnano uno sproposito di soldi e che sono idolatrati più dai genitori che dai giovani ragazzi. Genitori questi che in gioventù ritengono di aver fallito nello sport o semplicemente non sono arrivati ai livelli auspicati.
Questo tipo di genitori può commettere il grave errore di riversare le proprie frustrazioni ed eccessive aspettative sui figli che fanno sport. Si creano così conseguenze negative e danni alla maturazione psicofisica ed emozionale dei giovani ragazzi.

calcetto

Servirebbe invece lasciar loro la libertà di divertirsi, la possibilità di vincere o perdere, lasciando inalterata quella grande valenza educativa al successo e alla sconfitta che lo sport può offrire ad un giovane come ad un adulto. I disagi dei genitori spesso però ricadono sui figli, e accentuare quest’aspetto anche nel loro tempo libero e nello sport significa essere persone adulte solo all’anagrafe.
Doping precoce, cattive abitudini alimentari, scarsi rendimenti scolastici, eccesso nell’uso di tecnologie, cattiva gestione del tempo libero, sono altri campanelli d’allarme importanti che un genitore dovrebbe saper governare assieme al figlio in una partnership costruttiva.

Un buon coach, come un buon padre non pretende mai dal suo atleta quello che questo non può dare o qualcosa che non sia nelle sue reali potenzialità, ambizioni o desideri. Un atleta, come un figlio non può andare oltre il proprio limite inconsapevolmente solo per aderire alle aspettative del suo allenatore o dei suoi genitori.

Campioni a volte si nasce, spesso lo si diventa, ma la vita nel lavoro, in famiglia, nello studio, nello sport ha bisogno soprattutto di “persone sane e consapevoli”; servono uomini e donne, giovani o adulti equilibrati e competenti, sereni e innamorati della vita… non solo dei campioni a volte anche di pessimo esempio.

Essere o non essere…genitori 2.0?

Quando mi è stato spiegato che sarebbero stati attivati dei corsi di formazione, degli incontri studiati ad hoc per dare spunti e mezzi nuovi a genitori ed educatori per seguire bambini e ragazzi sono rimasta perplessa. Io, che genitore lo sono da meno di due anni, non nego che un po’ mi sono spaventata e mi è tornata in mente una frase che ultimamente mi è stata detta di frequente: bambini piccoli pensieri piccoli, bambini grandi pensieri grandi. Insomma notti insonni, cambi di pannolini e capricci non sono nulla a confronto di quello che mi aspetta. Gap generazionale? Mi sentirò inadeguata a fronteggiare problemi e richiesti di una adolescente 2.0?Non si sa, fatto sta che i genitori che si trovano a quasi non saper mandare una e-mail e hanno figli di 10 anni che sanno aprirsi un profilo in Facebook sono parecchi. Molti più di quanto si possa pensare. Il problema non è solo la tecnologia, il nuovo modo di comunicare sempre meno verbale e più tecnologico. Il problema è anche la mancanza di tempo dedicato, del saper capire le priorità della famiglia, di essere figure adulte pronte a diventare un punto di riferimento. Ecco il coaching come strategia di formazione arriva in soccorso, aiuta a fare ordine, a trovare i punti nevralgici a rispolverare l’autostima e tanti altri “dettagli” che non sono per forza un gap generazionale.

Giovani promesse crescono… Vincenti

Non ci sono più i giovani di una volta! Questa frase ha senso se si considera che ogni giovane è tale nella sua era e se si considera che il mondo cambia continuamente come gli stili di vita di ognuno di noi. Quando si afferma che non esistono più i giovani di una volta però spesso ci si riferisce, generalizzando, al fatto che i giovani di una volta erano più impegnati, forse più seri, più educati, più volonterosi, più ligi a impegni e responsabilità di giovani o adolescenti. Forse gli adulti che affermano questo non si ricordano di com’erano da giovani, forse alcuni padri o alcune madri faticano ad accettare che non sono i giovani di una volta che sono spariti, è che sono diventati i grandi di oggi. Da questo punto di vista non ci sarebbe da stare tanto allegri, visti gli esempi che vediamo nell’attuale società. Ci sono ancora molti ragazzi, ma veramente tanti che vivono la loro giovinezza con positività, con impegno, con dedizione per lo studio, che si dedicano allo sport per maturare come persone in senso più ampio. Esistono ancora molti ragazzi che sanno cos’è il sacrificio e che pur tra le loro mille difficoltà accettano la sfida di sapere che la vita non regala nulla, nemmeno una vittoria nel loro sport preferito. Ci sono ancora ragazzi che più di tanti adulti accettano le sfide che la vita propone loro, si allenano duramente, accettano le sfide e le vincono. Ci sono ancora tanti ragazzi che accettano il confronto con adulti che li ascoltano, che li sostengono e soprattutto che danno loro un esempio positivo. Se ci sono ancora tanti di questi giovani oggi, significa che allora ci sono anche tanti genitori in gamba che fanno del loro meglio perché le future generazioni siano un po’ migliori delle passate, ci sono ancora tanti educatori, allenatori, formatori e coach che si dedicano ad indicare loro la strada “migliore” da seguire, senza sconti e senza favoritismi, la strada dell’impegno della competenza e del merito. A questo proposito sono doverosi i complimenti a Michele e Martina freschi campioni regionali in Lombardia di Danza sportiva Latino Americana, atleti della scuola di Ballo Lukita, allenati dagli straordinari maestri Luca Bognanni ed Anita Imberti che, dopo una vita passata in giro per il mondo a raccogliere trofei ed applausi, da oltre dieci anni si dedicano a trasmettere la loro passione a tanti altri giovani e meno giovani.
Vincere insegna a vincere.  – Damiano Frasson – Motivatore & Sport Coach GRUEMP