mental coach

Chi conosce veramente “Le leggi del desiderio”?

Le leggi del desiderio, e già il titolo la dice lunga o meglio vorrebbe dirla lunga. Il film è uscito qualche giorno fa nelle sale, ma già da settimane il tam-tam mediatico non si è fatto attendere con Silvio Muccino, interprete principale e sceneggiatore insieme a Carla Vangelista, intervistato in tutte le radio nazionali, nei talk show più cool (vedi le Invasioni Barbariche di Daria Bignardi). Insomma non potevo non andarlo a vedere, forse già un tantino scossa dalle prime immagini di questo ragazzotto dagli occhi azzurri, senza scarpe e vestito come un new hippy che con una certa aggressività incita una folla (di possibili corsisti?) gridando “io non ho paurA” o ancora “oggi qui con me realizzerete i vostri desideri” usando un linguaggio un tantino pesante. Il primo pensiero è stato un flash verso le immagini di quei tizi che, negli anni ’90, camminavano sui carboni ardenti per dimostrare la loro volontà o venditori multi-level che aizzati da un fantasmagorico coach urlavano “noi siamo i migliori”; per la verità ce ne sono ancora diversi in giro. Insomma quel tipo di Motivazione e formazione dai tratti tipicamente americaneggianti che con il coaching e una formazione qualificata ed equilibrata sembra avere poco a che fare.

Le leggi del desiderio

Le prime scene sono così, estreme, da film. Giovanni Canton è un lifecoach famoso, osannato dai più, che per lanciare il suo libro deve diventare il guru di tre persone che hanno bisogno d’aiuto, che vogliono dare una svolta alle loro vite. Il coach deve farle raggiungere il successo. Fin qui niente di male. Alla fine sceglie la ragazza giornalista che lo segue per il lancio del libro, un sessantenne rimasto senza lavoro e una madre di famiglia che lavora in vaticano e per hobby scrive romanzi hard (senza che nessuno lo sappia, a parte qualche amica). Poi la scelta dei tre attori è stata azzeccatissima: Nicole Grimaudo, Maurizio Mattioli, Carla Signoris, loro sono stati bravi a calarsi in quei panni stretti.

Tutto il resto sono tre storie romantiche che si incrociano, con la bella Nicole che immancabilmente si innamora del coach pieno di sé, che sta solo con donne sposate (perché la madre l’ha abbandonato per un altro uomo). Filo conduttore delle storie sono i desideri, la paura di cambiare, la necessità di vedere la propria vita da un altro punto di vista (anche se il punto di vista è quello un tantino esasperato del lifecoach e solo più tardi diviene una più realistica presa di coscienza dei tre casi umani).

Attraverso una miscellanea di concetti, o qualcosa che si assomiglia, il modellamento, il rispecchiamento, supera la tua paura, e un mix di slogan come “Il successo è una scienza”, ne esce anche qualcosa di buono, o comunque che fa riflettere, come: la necessità delle persone di imparare a focalizzare gli obiettivi per poterli raggiungere, l’esigenza di rielaborare esperienze di vita dolorose e frustranti, la necessitàà di imparare ad automotivarsi, i rischi che si corrono nell’adottare maschere posticce per mostrare agli altri un’immagine di successo, l’idea che prima o poi emerge chi si è veramente e i valori in cui crediamo profondamente.

Ecco il life coach, mental coach, o come si preferisce chiamarlo è un’altra cosa, dovrebbe essere un pò più competente, realista e qualificato del buon Canton. Alla fine il Coach abbandona lui stesso la sua maschera per inseguire i suoi desideri più profondi… avere un amore vero, farsi una famiglia e diventare padre, ecco allora che qualche spunto interessante c’è. Chi se non noi stessi conosce veramente le leggi del desiderio?

Scritto da: Erika Bollettin (giornalista)

Damiano Frasson presenta la formazione esperienziale

Formazione e Coaching sono stati gli argomenti dell’intervista fatta a Damiano Frasson, dal giornalista Andrea Collalto di Radio Container. Sono state approfondite tematiche quali:

  • La formazione esperienziale degli adulti
  • Il coaching e lo Sport-Coaching
  • L’eduzione dei figli attraverso scuola e famiglia
  • Il vasto tema dello sviluppo personale e di quanto utile è al giorno d’oggi

Ascolta il podcast dell’intervista e lascia un tuo personale commento.

Educare allo sport … per guadagnare più sport

Lo spettacolo che si è visto durante la finale di “Coppa Italia” di quest’anno 2013 è scandaloso e mostra la china pericolosa a cui si è arrivati nel nostro paese. Io personalmente non credo che le forze dell’ordine siano arrivate al punto di prendere specifici accordi con gli ultras, ma comunque in ogni caso il fatto che non sia più in grado di garantire un normale svolgimento di un evento sportivo, è emblematico, infatti anche alla fine della partita c’è stata invasione di campo. Gli eventi che hanno preceduto la partita sembrano apparentemente scollegati, chi gira con una pistola in tasca e la estrae appena vede un tifoso di un’altra squadra o dopo che ci si è azzuffati per qualche “sfottò”, non è precisamente normale.

Giocatori che trattano e rabboniscono tifosi è una cosa che si vede troppo spesso, armi improprie che passano i controlli sono un pericolo per il 99% di tifosi tranquilli. Bandiere di società o maglie abbandonate davanti alle curve in segno di resa offendono città intere. Le curve e moltissimi Ultras sfogano soltanto le loro frustrazioni o peggio reggono il gioco ad altri “giochi delinquenziali”. Invasioni di campo, atti vandalici, violenze, aggressioni quasi ogni domenica rendono ormai il calcio un “colosseo del 21° secolo”.

A noi qui non compete entrare nel merito delle scelte politiche, o istituzionali, ma è utile ricordare che tutto parte dall’educazione e dalla formazione che hanno le persone. Ad alti livelli è diventato uno Show Business e purtroppo il fenomeno deformato sta contagiando anche le categorie minori e i settori giovanili soprattutto del calcio che è lo sport più diffuso. Servirebbe investire risorse a tutti i livelli per mettere un argine al degrado dei significati, dei valori e dei comportamenti che si vivono nei contesti sportivi. E’ importantissimo educare e formare dirigenti, allenatori, genitori, giovani atleti di ogni sport sulle gravi conseguenze che si possono creare nella società tutta se si vive lo sport come un momento di “sfogo” o di “prevaricazione verso gli altri” per imporre con forza e violenza le proprie “Bandiere”. Immolare lo sport sull’altare dello Show Business è molto pericoloso e può generare effetti dannosissimi a lungo termine. Quando si mescolano ideologie e fisicità, politica e malcontento sociale, quando si trasforma il concetto di sfida, in combattimento, il rischio che si arrivi alla Guerra è alto.

Gruemp ha dedicato da tempo un titolo all’area di servizi dedicati all’ambito della formazione e del Coaching sportivo e cioè “FORMATI PER PER LO SPORT”; un titolo che a seconda di dove si pone l’accento sul termine “formati” assume un significato diverso, o si è già formati e si vuole migliorare o si è poco formati e serve iniziare ad esserlo. Non è possibile più pensare allo sport e ai suoi molteplici attori coinvolti ne troppo lontani e magicamente immuni dalle regole del mercato e del Business, ma nemmeno troppo fuori dalle leggi e dalle regole di convivenza civile. Il rischio di favorire lo sviluppo di pericolose “zone franche” dove le leggi si possono aggirare facilmente è un rischio gravissimo che altri paesi d’Europa hanno saputo frenare e ridurre moltissimo. Come sempre serve che ognuno faccia la sua parte e in certi casi chi gestisce e organizza lo sport in Italia dovrà iniziare a prendere delle linee e delle decisioni chiare e nette a vantaggio di tutti, anche nell’interesse delle tante persone che investono e lavorano in questo grandissimo mercato. Educare allo sport per guadagnare più sport…potrebbe essere uno slogan interessante.

 

Armin Zöggeler – L’Autodisciplina di un uomo diventa Leggenda

Rendiamo omaggio ad un atleta che è entrato nella leggenda dello sport, Armin Zöggeler.

Alla sua sesta olimpiade ha vinto la sua sesta medaglia, un bronzo che a quarant’anni vale più di un oro, a suggello di una carriera mostruosa. Armin ha vinto in vent’anni di agonismo nello slittino: 2 ori – 1 argento – 3 bronzi Olimpici, 6 ori – 5 argenti – 5 bronzi ai mondiali, 4 ori – 6 argenti – 8 bronzi agli Europei, 2 ori – 1 argento Juoniores, 10 volte vincitore della coppa del mondo con altri 120 podi, 1 coppa del mondo Juniores, 15 ori – 1 argento – 1 bronzo ai campionati Italiani.

Un uomo da leggenda che rende onore all’Italia, all’arma dei Carabinieri del quale è atleta, allo sport sano e pulito, un portabandiera d’eccellenza che il mondo ci invidia. Le vittorie di Armin sono frutto di una vita regolare, sobria, coerente, autodisciplinata, organizzata, fuori dai clamori dei media e del gossip, una vita senza fronzoli ed essenziale.

La sua ultima impresa di Sochi, con la medaglia di Bronzo, lo porta sul tetto del mondo, mai nessun atleta ha vinto tanto, un’epopea inarrivabile. Dice Armin: “Dopo che con mia moglie, parlo soprattutto con il mio slittino”, a chi non ha conoscenze di mental training questa può sembrare una pazzia e invece non è così. Armin conosce a fondo i segreti e le strategie per sapersi auto motivare, per sapersi autodisciplinare, per chiedere il meglio a se stesso e al suo essere psicofisico, infatti dice: “prima della gara mi isolo da tutto e tutti, non parlo con nessuno, mi posiziono mentalmente in un posto tranquillo, che realmente esiste nella mia Merano, dove trovo il meglio di me stesso, faccio il mio Training, la gara la faccio mentalmente migliaia di volte, vedo già tutto prima, poi in gara basta rifare tutto nello stesso modo, non mi serve nemmeno guardare la pista mentre scendo”. Certo che per lui ormai tutto questo è semplice e fa parte di anni e anni d’intenso allenamento e tantissima autodisciplina, ma questi concetti, queste strategie si possono imparare oggi anche con l’aiuto di un mental coach personale, una persona che si possa occupare di rendere un atleta o una squadra eccellenti dal punto di vista mentale ed emotivo.

20140207_zoeggeler2

L’autodisciplina di Zöggeler appare così come un esempio da portare nelle scuole, nelle aziende, in tutti gli sport, persino nella politica. Poche parole, idee chiare, obiettivi sfidanti, piani d’azione calcolati, costanza, metodo, impegno dedizione e passione al top. Niente abusi, niente distrazioni, niente perdite di tempo, niente che non dia un qualche beneficio e grande rispetto delle regole di vita, dello sport e della sua rischiosissima disciplina. Tutto questo servirebbe non solo a un atleta che per una vita si è buttato a 140 km orari, su una pista ghiacciata rischiando anche gravi incidenti o la vita stessa, ma anche a ognuno di noi per riuscire a condurre una vita di qualità navigando tra le onde tempestose di un mondo complicato e sempre più in subbuglio. Grazie Armin per averci dimostrato quanto paghi l’autodisciplina, il controllo di sé, l’umiltà, la fermezza di spirito, il coraggio e che tutto ciò sia già dentro di noi. Grazie per averci confermato che serve impegnarsi e allenarsi duramente per poterle esprimere ad alti livelli, nello sport come nella vita, ma soprattutto grazie per averci insegnato che è possibile farlo.

I BUONI PROPOSITI PER IL 2013

Siamo quasi a metà gennaio e quanti di noi un paio di settimane fa si sono detti, da quest’anno torno in palestra per rimettermi in forma, piuttosto che “mi iscrivo a quel corso per cercare di ampliare le mie conoscenze professionali”, o ancora “voglio leggere almeno 5 dei 10 libri di cui ho letto la recensione”. Tanti piccoli obiettivi che per tanti motivi falliscono già entro febbraio. Magari in palestra ci si iscrive pure, ma si va per 4 settimane, poi ogni scusa è buona per tornare sul divano ad allenarsi con il telecomando. Anche i buoni propositi in campo professionale non hanno lunga vita, certo non per tutti, spesso basta raccogliere le prime informazioni su corsi e prezzi per perdere l’entusiasmo, ma quando poi il collega avanza di carriera o ha un aumento perché quel corso di aggiornamento l’ha fatto non esitiamo a perdere le staffe. Magari non pensiamo che il collega promosso quell’obiettivo che si è dato l’ha raggiunto e per farlo ha faticato o, comunque, si è impegnato. Con il nuovo anno il primo obiettivo da darsi è forse quello di conoscersi, di guardarsi dentro e cercare di capire i propri punti forti e deboli e lavorare su quest’ultimi. Questo è l’unico modo per riuscire a riprendere in mano le redini della propria vita personale e professionale. La mia risposta per cominciare bene questo 2013 è il mental coaching. Erika Bollettin

CHIARA, IL TALENTO CHE DEVE FARE I CONTI CON LO SHOWBIZ

Il successo fin dalle prime puntate dell’ultima edizione di X Factor l’avevano già decretata come la regina del talent show, poi la benedizione di Mina, i tanti complimenti, la canzone scritta da Eros Ramazotti. Chiara Galiazzo, la padovana che ha vinto la conosciuta trasmissione che regala un contratto con una casa discografica, sembra aver fatto centro non solo per il suo talento ma anche aver colpito il cuore di chi l’ha seguita sul piccolo schermo. La voce, è il suo punto forte, qualcosa di non opinabile, è oggettivamente una grande dote. Ma Chiara ha anche qualche punto debole, che dovrà superare per entrare nello showbiz, che non è solo salire sul palco e cantare. E molto di più. La macchina dello spettacolo sembra amare le persone timide, quelle con molto talento ed una personalità semplice, di fatto non è così. La poca sicurezza in se stessi può diventare pericolosa, anche per Chiara. Questo neo lo abbiamo visto quando con Morgan si guardava sullo schermo e non riusciva ad accettarsi perché “ho la faccia stropicciata” diceva, o quando, all’ennesimo no ai provini di “Amici” e della scorsa edizione di X-Factor Chiara aveva deciso di non riprovarci più. Non è stata la sua testardaggine a farla riprovare ma le compagne di appartamento che l’hanno iscritta di nascosto. Tante piccole premesse che fanno capire come “la voce” di Chiara dovrà essere aiutata. La cantante padovana dovrà coltivare il suo grande talento non solo con le lezioni di canto, ma anche con dei momenti di formazione e sviluppo personale, di mental coaching, un aiuto qualificato per crescere come artista completa, che riesce a superare i cambiamenti, i bei momenti e anche quelli meno appaganti. Solo così la sua voce non sarà una meteora come tante altre. Erika Bollettin

Padova, dove il talento si trasforma in capitale umano e…business

Dopo El sharawy detto il Faraone, un altro talento nasce al Padova Calcio?
Risponde Damiano Frasson, formatore, motivatore e Mental Coach

Pare proprio di sì, si chiama Andrea Raimondi l’eroe dei derby. Dopo essere entrato a freddo nel derby tra Padova e Verona e segnato il gol vittoria allo scadere, si ripete anche nel derbyssimo contro il Cittadella, siglando la doppietta vincente in soli 8 minuti di gioco a fine partita.

Per la cresta del giovane talento oggi del Milan, viste le sue origini italo egiziane il nomignolo affibbiatogli a Padova il “Faraone” è stato semplice e immediato. La cresta di capelli che oggi lo porta in testa tra i cannonieri Italiani ne conferma l’idea di comunicazione e il nuovo talento. E Raimondi, ragazzo dell’Arcella ? I suoi fans si stanno sbizzarrendo, il suo profilo Facebook cresce di giorno in giorno e a Padova città dove cultura, marketing, web e sport si fondono alla meraviglia, si è già trovato lo slogan: “Mi chiamo Mond, Rai Mond” prendendo a prestito la famosa frase di presentazione del famoso agente 007. Rai Mond la mette sempre sotto al 7, dell’incrocio dei pali. Occupandomi di formazione, Mental coaching, motivazione e management voglio girare ai lettori del blog una domanda: questi giovani talenti che vediamo emergere non solo nel calcio, sono pronti, formati come uomini e non solo come Atleti per reggere e vincere le sfide che li attendono nello sport e nella vita?

Atleticamente senz’altro godono di buona preparazione, dal punto di vista tecnico tattico in Italia abbiamo tra i migliori allenatori del mondo i tantissime discipline, nutrizionisti, alimentaristi e fisioterapisti circondano ormai tutte le squadre e gli ambienti sportivi anche amatoriali. Ma la testa dell’atleta? Il suo sviluppo personale e motivazionale chi lo cura? Chi cura l’immagine, la comunicazione e forma questi ragazzi a districarsi dagli squali della comunicazione dei media di oggi?

Ad altissimo livello i migliori hanno il loro personal coach, l’atleta che giunge a risultati importanti viene circondato da un folto gruppo di collaboratori che lo aiutano a gestirsi come una vera e propria azienda. Il recente esempio di Del Piero ne è un esempio, ormai il numero 10 sulle spalle di Del Piero è diventato un brand internazionale. Intorno a Del Piero, Messi, Balotelli, Totti, e molti altri ruotano interessi stratosferici e loro stessi diventano testimonial e azionisti di importanti aziende o campagne di promozione commerciale. Anche per loro tutto partì da un momento di gioco, di entusiasmo, di coinvolgimento con i tifosi di una qualche squadra.

Oggi però assume un’importanza sempre più decisiva saper anche coltivare il talento personale trasformandolo in capitale umano prima che in Business. Servono attività di coaching manageriale, di formazione alle Pubbliche Relazioni, e un percorso specifico di mental coanching.

Padova in questo senso appare ormai pronta per fare da “incubatore di talenti”, ma le squadre sono pronte a formarli in modo completo? I nostri talenti emergenti hanno chiaro che l’istinto, il talento non sono tutto e che per diventare veri campioni bisogna applicarsi con la mente oltre che con il corpo?